Una favola per spiegare la Juventus a mio figlio
L'ho ritrovata lì, piegata alla men peggio nell'ultimo cassetto durante il cambio di stagione, ancora sporca di terra e di sudore. Ho fatto subito le presentazioni con il mio ed il suo erede... “Signora, questo è mio figlio”, pensando nella mente. Poi aggiungo ad alta voce: “Francesco, questa era della Vecchia Signora che ha fatto anche la mia storia. Baciala e portale rispetto per sempre”. Un pezzo di stoffa bianca e nera, adornata dal tricolore, per i soloni della religione o della psicologia sarebbe sinonimo inconfutabile di un feticcio, ma un simbolo per l'amore è importante quanto l'amore stesso che non si può spiegare e che non prenderà mai la forma che si vuole. Dunque, Francesco, questa è la storia di tuo padre, della sua famiglia e forse, se vorrai anche della tua. Ti diranno tante cose cattive su quella anziana madre, proliferando parole inadatte ed irriverenti, assolute menzogne da un verbo d'invidia e di carogne, tu, però, resta saldo, cavaliere, e guarda solo sul campo di battaglia dove è scritta sempre la verità. Quello che è di fuori è una corte dei miracoli per zingari e mercenari della parola, di coatti giocolieri dell'informazione che mostrano e nascondano quanto e dove gli pare. Ma cosa ne sapranno mai questi lanzichenecchi senza scrupolo del profumo dell'erba che salta a zolle cedendo al taglio dolce della parabola di un cross di Causio ? Avranno mai intinto uno stinco di sangue assaggiando i tacchetti voraci di Gentile ? Reggerebbero mai allo sguardo divino ed inviolabile di Zoff, credendo al dogma dell'immacolata concezione calcistica di Gaetano Scirea ? No, figlio mio... Il denaro è padrone della coscienza quando non c'è onore in un essere umano. Fra tanti dei, per non sbagliare, tu scegli sempre il più povero... Ascoltami bene, ti racconterò una storia...
Venne un tempo in cui l'Anziana Signora ritornò bella come avesse ventinove anni. Alcuni uomini diventati gelosi dissero che era merito di un incantesimo perché era una strega che adorava un diavolo molto potente di nome Luciano. La presero in cerchio, le usarono violenza, poi la condannarono all'Inquisizione. Chi l'avrebbe dovuta difendere dall'accusa infamante si rimise servile alla clemenza del Santo Uffizio ed un pomeriggio di Luglio la bruciarono al rogo, in mezzo alla piazza. A Milano qualcuno, poi, fece persino una grande festa ed un simulacro di cartone per umiliarne la memoria. Ma in tutta questa storia sappi, figlio mio, che un' altra grande guerriera di nome Giovanna patì il medesimo supplizio. E' destino che gli uomini più si avvicinano a Dio e più il popolo li crede in balia di Satana, perché mai si è bene istruiti a discernere fra il canto degli angeli. E così furono proprio questi ultimi a raccogliere le ceneri sotto al patibolo, altre presero il volo spinte dal vento e si dispersero per sempre. Le piantarono in terra consacrata ed attesero la prima pioggia di Settembre. Già un uomo, duemila anni prima, aveva dimostrato come il suo Amore fosse l'unico Dio a vincere sulle tenebre ed a tornare dagli inferi per sposare in eterno l'umanità. Ora toccava a quella donna, giustiziata da chi non era senza peccato. Passarono invano primavere, mettendo a dura prova la fede. Non bastarono le copiose lacrime ed i sacrifici dei suoi figli. A nulla servirono le battaglie dei suoi templari per difenderne l'onore. Sapienti e presuntuosi agronomi si avvicendarono allo studio del terreno riarso, non trovando risposta. A Milano, intanto, continuavano a far festa, canzonandola in tante rime. Intorno, furiosa e assassina divampava la guerra intestina. Fratelli contro fratelli. Confraternite mondane si arrogavano il sacro diritto dell'imprimatur della madre. Adulatori del diavolo insegnavano la fede a chi non era stato più degno di credere. Eremiti e agnostici scoprivano che anche quel diavolo in fondo era stato prima di tutto un angelo... Lotta senza quartiere, homo homini lupus, rumore di lame in singolar tenzoni e frecce arroventate ovunque. Il piano nemico era riuscito, alla perfezione. Distruggere un popolo oceanico e multietnico unito da un solo tatuaggio di due stelle sulla pelle, conducendolo alla guerra civile. Tuo padre, invece, era lì, in disarmo, inginocchiato e affranto davanti a quel tumulo di terra. Intorno a lui 39 angeli lo vegliavano in silenzio. Quando l'uomo sconfitto cede l'anima ai sicari nel proprio giardino del Getsemani, sorge un calice amaro da tracannare, ma due braccia sovrumane a sorreggerlo. Allora, il Signore mandò in quella terra un contadino del Salento, a prendersi cura di quella zolla infausta ricoperta da un rovo di spine. Fece piccoli e semplici gesti, gli stessi tramandati a lui dagli antichi padri. Si affidò al sole e alle stelle con umiltà. La terra in breve tempo rifiorì ed egli benedì la rugiada e le nebbie che all'alba si diradavano. Il profumo dei fiori di mandorlo preannunciò l'arrivo di una nuova Primavera. E la sera del 6 maggio apparve d'incanto una meravigliosa bambina, nuda e scalza, coperta solo da una bandiera tricolore. Antonio, il contadino, si tolse il cappello e la salutò con un devoto inchino. La notizia si sparse di paese in paese. Tutta la nazione credette al miracolo. Lei era tornata... Qualcuno imprecò ai santi, in molti li ringraziarono per il prodigio. Juve salì su un carro scoperto, affinché tutto il mondo la vedesse e salutava tutti con una manina durante il corteo per le strade di Torino. Sorrideva felice agli angeli nel cielo ed agli uomini in terra che le lanciavano baci e migliaia di gigli bianchi ed applaudivano festanti, sventolando bandiere e sciarpe bianconere. Guardala, figlio mio, è giunta fino a qui per conoscerti, voltati, ora è dietro di te ! ...“Ciao, Francesco, vuoi giocare con me !?”.
Di Domenico Laudadio
|