Inutile nascondersi: è finita un'epoca.
Piaccia o non piaccia, al di là dei colori del proprio tifo, il prossimo campionato rappresenterà una rivoluzione nelle maggiori squadre, che hanno visto, pur in misura e con modi diversi, addii importanti, in parte volontari, più spesso spinti da convenienza, del giocatore, della società o di entrambi.
Non vedremo più, infatti, Del Piero, Ibrahimovic, Nesta, Gattuso, Thiago Silva, probabilmente Julio Cesar e Stankovic, solo per fare i nomi più importanti.
Non intendo certo accomunare bandiere e semplici professionisti (avvicinare Del Piero a Ibra o Stankovic sarebbe un assurdo), ma è, comunque, evidente che, mentre si è trattato, per le rispettive tifoserie, di notevoli colpi al cuore, tanto non pare, ancora una volta, essere avvenuto in ugual misura per la carta stampata, sempre più capace di assumere
posizioni mutevoli a seconda della prospettiva assunta, bianconera o rossonerazzurra. Se il mancato rinnovo (non cessione o risoluzione forzata) al trentasettenne Del Piero, caso ormai unico di longevità calcistica per un attaccante, ha, infatti, scatenato per mesi violente reprimende dei media nei confronti dell'insensibilità di una società e di un presidente, evidentemente senza cuore, riconoscenza né ideali,
tanto non ci pare sia avvenuto con riguardo alle due metà del calcio milanese, che rimangono, chissà come, sempre immacolati esempi da seguire, a prescindere dal comportamento dei loro dirigenti. Abbiamo scoperto quasi per caso, infatti, che Julio Cesar e Stankovic, pur legittimi titolari di contratti in essere, neppure sono stati convocati per il ritiro, lasciati direttamente a casa come avviene per quei giocatori qualunque, di rientro da prestiti e in attesa di nuova sistemazione.
La notizia relativa è stata di fatto occultata sotto i titoloni relativi all'arrivo dei nuovi acquisti, come fosse normale “far fuori” un portiere dopo sette anni e 300 partite, colpevole di avere un ingaggio troppo elevato, solo perché ne è stato acquistato uno nuovo.
Come a dire: che voglia o meno, che abbia una nuova sistemazione o no, l'importante è che faccia presto le valigie.
Evidentemente le camere prenotate in albergo non erano sufficienti per tutti...
Altrettanto bruschi e inspiegabilmente ignorati dai media i diversi addii milanesi di altri protagonisti della storia calcistica milanese: Nesta e Gattuso.
Abbiamo dovuto, infatti, attendere le recenti dichiarazioni di quest'ultimo per capire come le separazioni siano state tutt'altro che indolore, e che l'ennesima immagine da libro Cuore che ci è stata trasmessa, con il Milan indeciso sino all'ultimo se rinnovare loro il contratto, così come per Inzaghi, sia stata, come al solito, creata ad arte.
Ancora più bizzarro il comportamento in relazione alle cessioni di Ibra e Thiago: anziché parlare di smobilitazione, disimpegno della proprietà, provincializzazione di una società che fino a poco tempo fa si vantava di acquistare, non cedere, i campioni, essendo una delle squadre (anzi, “la squadra”) in cui tutti i fuoriclasse mondiali aspiravano ad arrivare, abbiamo letto solo pagine di elogi, con l'intervento di analisti ed economisti, che hanno, opportunamente, preso il posto di tecnici e commentatori, per spiegarci che è così che si deve fare.
Scopriamo, infatti, che quel geniaccio di Galliani è riuscito a risparmiare centinaia di milioni di euro, tra ricavo dei cartellini e ingaggi, e tutto questo “solo” con il sacrificio di due pedine del mucchio, fatto ovviamente trascurabile, meritandosi persino i complimenti del presidente del CONI (che non abbiamo capito, francamente, cosa c'entrasse).
Peccato che solo fino a pochi giorni fa, sulle stesse pagine, leggevamo i titoli a caratteri cubitali a celebrazione di chi, “eroicamente”, aveva privilegiato l'aspetto tecnico a quello economico e prometteva di rimanere in prima linea, costi quel che costi.
Doppiamente bravi, non c'è che dire, sia che si venda, sia che non si venda.
L'importante per qualche direttore, pare di capire, è non rompere le uova nel paniere a qualche amico in una fase così delicata. Magari, ovviamente (non ci dimentichiamo di certo) mentre contemporaneamente si continua a dare qualche spintarella, nella speranza che dall'alto (nella stanza di qualche palazzo) arrivi
quella mano tanto opportuna ad indebolire forzatamente l'unica squadra che di questa crisi pare non risentire proprio e che rischierebbe, in questo scenario, di non avere più rivali. Commenta l'articolo sul nostro forum!SCARICATE L'ULTIMO NUMERO DI GIULEMANIDALLAJUVE NEWS.

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