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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. FILIPPIN del 01/10/2012 21:51:49
Zeman: forse qualcosa si muove

 

Luglio 2013.
La Juventus, finalmente, annuncia il nome del tecnico che la riporterà ai fasti che merita, la farà trionfare attraverso un calcio spettacolare come non se ne vede da anni e, perché no, la porterà a dominare anche nel mondo.
La stampa è entusiasta: si sprecano i titoloni sui giornali, per festeggiare il ritorno nel calcio che conta, dopo anni di purgatorio (immeritato), dell'unico tecnico in grado di insegnare davvero calcio, un “Maestro”, insomma, come lo chiamano ormai tutti.
Escono libri, biografie e si sprecano interviste al personaggio, per essere illuminati dal suo pensiero sul pallone, ma non solo, perché quando uno è un “vate” può parlare a buon titolo di qualsiasi argomento.
Le autorità cittadine e nazionali si mobilitano per insignirlo di onorificenze e premi vari, non importa quali, magari creati ad hoc.
Tutti i giornalisti, tranne qualche mosca bianca all'evidenza invidiosa, pendono già dalle sue labbra.
I tifosi sono, ovviamente, in delirio, c'è già boom di abbonamenti e le aspettative sono al massimo livello.
I risultati? Quelli sono secondari, almeno nell'immediato.
Dopotutto, il passato dell'allenatore lo conosciamo: è stato sfortunato e i risultati della sua prima esperienza su quella stessa panchina, come su altre, sono stati negativi, molto negativi, ma sicuramente condizionati da fattori esterni, mentre i suoi meriti sul campo sono stati innegabili.
Il nome? Dimenticavo: Gigi Maifredi.

Assurdo, impossibile, improponibile, direte voi...
Ovviamente, rispondo.
A nessuno verrebbe in mente anche solo di ipotizzare una cosa del genere, è pura fantascienza.
Peccato che quest'anno, dalle parti della Capitale, sia più o meno, mutatis mutandis, successa davvero una cosa simile.
Potremmo discutere per ore sulle differenze, sia a favore di uno che dell'altro allenatore, e la scelta tra chi abbia, in carriera, la macchia più grande, se la mancata partecipazione alle coppe europee dopo una lunghissima striscia o quattro sconfitte nel derby in un solo anno (record imbattuto e probabilmente imbattibile), è ardua.
L'unica differenza, però, che mette tutti d'accordo e che è quasi certamente decisiva, è che il tecnico della Roma vanta nel suo palmares un'indole antijuventina buona per tutte le stagioni e per tutte le prime pagine, trasformato in simbolo di un calcio “pulito” (proprio in quanto antijuventino, visto che tutte le sue filippiche hanno sempre avuto un solo bersaglio)
contrapposto a quello, evidentemente “sporco”, che si gioca dalle parti di Torino.


Solo così si può, infatti, spiegare l'altrimenti incomprensibile e quasi morboso attaccamento di una parte dell'opinione pubblica (sappiamo bene quale) e, addirittura, delle istituzioni sportive e politiche, nei confronti di un tecnico che a 65 anni vanta una invidiabile carriera all'incontrario.
Contenti loro, i conti dopotutto si fanno sempre e solo alla fine, a meno di non voler considerare risultati il premio ricevuto dal boemo dal sindaco di Roma “Sportivo d'Elite Avversari sì, nemici mai”.
Cosa bizzarra per uno che poco prima si faceva fotografare mentre firmava magliette con la scritta “Odio la Juve”.

Nemici mai.....mah.
Eppure qualcosa, questa volta, sembra muoversi.
Sono bastate sei giornate, con una classifica “salvata” da una vittoria a tavolino, per scatenare i primi mugugni, che in passato erano solo accennati.
Direttore sportivo e vicecapitano - o capitan futuro, come preferite – sentendosi chiamati in causa per le scelte estive e per il rendimento, qualcosa hanno già fatto trasparire, evidentemente non accontentandosi più delle spiegazioni che arrivano dalla panchina, come “quella che ho visto non è la mia Roma” o “In campo non abbiamo fatto quello che facciamo in allenamento”, scaricando così tutte le responsabilità sui giocatori e su chi li ha scelti.
Come dire: le idee (le “sue”) sono sempre meravigliose e vincenti, la realizzazione (degli altri) pessima.
Nulla di nuovo, da parte di chi in carriera non è certo diventato famoso per la capacità di autocritica.

Anche i giornali, da sempre amici, però, non paiono più essere disposti a concedere carta bianca illimitata, e i titoli di domenica mattina, anche delle testate più vicine agli ambienti romani, ne sono la riprova.
Per la prima volta, finalmente, si incomincia a mettere in dubbio su larga scala (è questa la novità) la valutazione aprioristica che è sempre stata fatta del suo livello tecnico.
Vincere è o non è l'unica cosa che conta, possiamo anche discuterne, ma nello sport (almeno in quello agonistico) non si può negargli una qualche rilevanza, solo per ragioni di comodo, per nascondere la carenza di risultati.
Chissà che lo abbiano capito anche da quelle parti dove è da sempre venerato e considerato l'allenatore per eccellenza.

Non ci illudiamo, però, perché conosciamo bene il personaggio e immaginiamo già le sue probabili mosse - qualche nuova polemica per distogliere l'attenzione sulle questioni del campo di gioco (in questo è davvero un maestro) – cosi come sappiamo bene che di fidi “scudieri” tra la carta stampata ne ha ancora molti, pronti a sostenerlo, soprattutto in certe battaglie, a noi purtroppo ben note.

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