Come essere di parte: è questa l’unica certezza che può essere attribuita senza ombra di dubbio al governo Abete. Siamo alla
disobbedienza totale in ogni ambito, dove il Presidente della Figc è un troll che tra un’ammiccata e l’altra permette qualsiasi cosa. Tutti possono dire tutto anche in aperto contrasto con quell’etica che “non si prescrive” ma che può essere violentata da chiunque.
Iniziamo con la commedia inscenata per l’ultimo grado di giudizio del Tnas che doveva esprimersi su Antonio Conte. Un pasticcio degno della giustizia domestica (addomestica) targata Figc con lodo ampiamente anticipato dai media nel surreale tentativo di preparare il comune sentimento popolare ad accoglierlo, con un unico filo conduttore:
salvare la faccia di Abete. I burocrati al servizio del presidente della Figc immagine più nitida non potevano lasciarla: è certo oramai che in Italia nulla si può contro la Federazione dal potere consolidato, complice ed accondiscendente ai potentati politici ed economici.
La conferma arriva dai quattro mesi addebitati all’allenatore juventino solo per coprire la vergogna degli artefici di questa ennesima farsa. Aspetteremo la lettura delle motivazioni, una cosa comunque è certa:
la giustizia sportiva non ha avuto il coraggio per affermare un principio di verità, sancendo a base dell’addebito un precedente pericoloso il "non poteva non sapere" da cui nessuno può e potrà difendersi. E' un principio pericoloso, vera mostruosità giuridica, impossibile da dimostrare ma anche da smontare, in cui la giustizia sportiva potrà sguazzare a piacimento. Un ulteriore arma che Palazzi potrà usare verso chiunque, una risorsa per ogni buon “truffatore” cui basterà accusare “il nome” per avere uno sconto di pena. Un’arma politica gestita da una giustizia di parte che non deve rendere conto a nessuno, che può essere manovrata per i fini più miserevoli e che non nasconde la sua strumentalità, anzi, ne mostra fiera la sua forza.
Abete ha riconfermato Palazzi, il fido esecutore degli imbrogli di potere, sotto la cui gestione il calcio italiano è tornato indietro di anni luce, proponendo una sorta di processo pubblico in piazza. Il tutto apertamente appoggiato dalla stampa amica che, sospinta dalle fughe di notizie, prepara il terreno e affonda il colpo.
Un sincronismo incredibilmente visibile, con precise anticipazioni dei verdetti ancora prima delle riunioni nelle segrete stanze della camera di consiglio, a dimostrazione che forse alcune sentenze sono già scritte...
Abete non dimentica che ci saranno le elezioni per la carica di Presidente della FIGC fra qualche mese, per questo motivo cerca di
enersi buoni certi ambienti. Poco importa in questo contesto salvare l’immagine del nostro calcio. Anche perché l’interesse reale non è quello della riforma della giustizia sportiva, ma di poterla usare ancora in questo modo vergognoso. Le parole di Abete lo confermano e lo auspicano:
"La riforma della giustizia sportiva? E' un argomento lungo e delicato. […]. C'è sempre la disponibilità a cogliere la possibilità, come ha detto anche il presidente del Coni Petrucci, a fare innovazioni e miglioramenti. Ma non dimentichiamo che abbiamo una giustizia sportiva che ha operato in tempi brevi, ad esempio come nel caso di Conte la cui sentenza del Tnas - terzo grado di giudizio - è arrivata in tempi stretti".Questa è la vera autonomia della giustizia sportiva: quella di dipendere in toto dai vertici della Federcalcio. Proclami a parte : così è e che così vorrebbe restare.
Pubblicato sul numero 37 di Professione calcio: :
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