Il Tribunale Nazionale per l'arbitrato dello Sport ha ridotto la sanzione comminata dalla giustizia federale per Angelo Alessio che scadrà il prossimo 15 ottobre. Angelo Alessio era stato squalificato con una sanzione di sei mesi, lo sconto l'ha ridotta a due mesi e poco più.
Per quanto la vicenda di Conte sia stata indecente, quella di Alessio è ancora più repulsiva, anche per come si è conclusa. Di fronte alla totale insussistenza dell'accusa, il Tnas ha pensato bene di confermargli la squalifica esattamente fino al 15 ottobre,
così da scoraggiare eventuali richieste di risarcimento danni. Ma da cosa scaturiscono questi due mesi? Scaturiscono forse dal fatto che il Tnas è arrivato alla conclusione dell'iter oggi? Ci fosse arrivato un mese fa, gli avrebbero dato un mese? Ci fosse arrivato tra un mese, gli avrebbero dato 3 mesi?
Attendiamo la lettura delle motivazioni per valutare come sono arrivati a questa formulazione, resta comunque l’amarezza di constatare il
modo arbitrario con cui la giustizia sportiva opera.
Amarezza condivisa anche
dall’Avvocato Chiappero che ha dichiarato ai microfoni di Skysport 24:
“…diventa molto molto difficile riuscire ad ottenere un successo pieno, perchè significherebbe comunque scrivere che quello che è avvenuto fino a quel momento, sanzione compresa, non andava bene. Purtroppo è il sistema: il nostro sistema prevede che le sanzioni diventino esecutive immediatamente, a differenza dei giudici normali, ordinari, dove invece le sanzioni diventano esecutive al termine, dopo la Cassazione. Quindi è chiaro che l'ultimo giudizio finisce per essere condizionato da quello che è già capitato prima, specie se tu hai già scontato praticamente la pena che dovevi scontare, quindi l'assolutoria diventa platonica e anche pericolosa, perchè dice in pratica che forse non doveva essere fatta una certa cosa, il che comporta una serie di problemi. E' inevitabile che non si possa non tenere conto di questo. E se si tiene conto di questo, i due mesi sono davvero quasi un'assolutoria".Insomma, la giustizia sportiva autonomamente decide che un innocente deve comunque subire una condanna, per non dover correre il rischio di essere chiamata a pagare l’erronea valutazione che ha provocato un danno all’imputato.
A questo punto è inutile anche provare a difendersi. L’autonomia della giustizia sportiva, anche oggi invocata dallo stesso Petrucci
“La giustizia sportiva è autonoma e quindi ci dobbiamo attenere a queste decisioni", può salvare le più balorde decisioni coprendosi dietro l’illegittimo uso del potere.
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