Domenica 14 ottobre, stavo mangiando una pizza al bar e m’è capitato fra le mani l’unico giornale rimasto sul bancone. Era il famoso quotidiano color rosa.
Sfogliandolo, col rischio che il cibo mi andasse di traverso, ho letto una lettera che il buon Zamparini ha inviato al giornale per chiarire le sue parole rilasciate qualche giorno prima alla trasmissione radiofonica “la zanzara”, in onda su Radio24.
Senza entrare nel merito della questione, il Presidente del Palermo intendeva chiarire il senso di alcune sue frasi, ritenendo che il giornale ne avesse travisato il senso.
Il cronista, da part sua, prende atto dei chiarimenti ma a giustificazione del suo articolo riporta la parte di intervista “incriminata”, sbobinata parola per parola dalla registrazione disponibile nel sito della radio.
La mia mente è immediatamente tornata al Processo di Napoli, quando mi chiedevo come mai i giornali, e la “rosea” in primis, riportavano la cronaca delle udienze come pareva a loro, mentre i miei amici carissimi perdevano giornate per sbobinare le intere registrazioni. Come ovvio, ne veniva fuori un quadro completamente diverso da quello esposto nei quotidiani.
Non mi è rimasto altro che concludere con un pensiero: “anvedi, pure alla Gazzetta so’ capaci de sbobinà, quando je pare”. Mi è venuto in romanesco e non so perché, visto che sono umbro. Forse perché rende meglio l’idea.
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