C'era una volta un dirigente sportivo molto bravo e temuto, che prima delle partite importanti faceva sempre un bel sogno: nel sogno solitamente la sua squadra vinceva e tutti si stupivano della sua capacità di anticipare i risultati che si verificavano puntualmente sul campo, più o meno come li aveva sognati.
Bella forza, direte voi, quella squadra era integralmente composta di campioni, italiani e stranieri, capaci di vincere su ogni campo: non serviva certo essere degli indovini per prevedere un loro trionfo; si trattava, all'evidenza, solo di una presa in giro dei suoi interlocutori, arte nella quale, tra le altre, era maestro.
Passarono gli anni. Il dirigente bravo e temuto ormai, per le note vicende, non c'era più e al suo posto non era rimasto che un nugolo di piccoli operatori calcistici, ognuno intento a ritagliarsi il suo spazio, nella convinzione, smentita di volta in volta dai fatti, di essere alla sua altezza.
Nella pochezza generale qualcuno, però, ogni tanto provava ad emularlo almeno nelle sue capacità divinatorie, ma in un modo tutto suo.
Marzo 2012.
Maurizio Zamparini, fumantino presidente, appena il giorno prima dell'imminente match del suo Palermo con il Milan, si lanciò, infatti, in un perentorio pronostico:
"Milan? Al 95 per cento perdiamo"....La partita, per chi non la ricorda, finì con un clamoroso
quattro a zero esterno per i rossoneri, i quali non si sporcarono nemmeno più di tanto le maglie, né di sudore, né d'erba o fango, se è vero che l'incontro finì con a referto “addirittura”
ben quattro falli commessi dai rosanero (record difficilmente battibile).
Evidentemente i giocatori di Zamparini, da sempre a lui molto affezionati, non volendo causargli una brutta figura facendogli sbagliare pesantemente il pronostico, preferirono farla loro, la brutta figura.
Come definire la “boutade”, sempre a volerla considerare solo una boutade, del presidente? Preveggenza? Disfattismo da trincea? Pessimismo cosmico applicato alla propria squadra di calcio? Ad ognuno la sua risposta; quella più scontata, che venne usata a difesa nell'occasione, fu autocoscienza dei propri limiti, per chi si accontentò di una tale semplificazione, ovviamente non soddisfacente.
Sta di fatto che se prevedere la vittoria della propria squadra in una partita difficile è un esercizio di coraggio che richiede una certa dose di spavalderia (esponendosi all'evidenza, in caso di errore, agli sberleffi dei più), prevedere la propria sconfitta (puntualmente arrivata con quelle proporzioni e quelle modalità) ci pare qualcosa di diverso e, ahimè, di ben poco ammirevole,
su cui qualcuno, magari, avrebbe dovuto fare qualche domanda scomoda... Forse, però, sono solo chiacchiere da bar o poco più, non meno di quelle, però, che nel passato, anche recente, hanno dato origine ad accuse infamanti e ad indagini discutibili.
Fatto sta che quest'anno, in assenza di previsioni catastrofistiche del suo presidente, il Palermo non solo non ha demeritato e non ha perso, ma è stato addirittura in doppio vantaggio, commettendo questa volta quindici falli, a riprova di una indole ben più agguerrita di quella mostrata solo sette mesi fa, in occasione di una partita in cui tutti, sminuiti dalla poca considerazione e fiducia dimostratagli, avevano dato il peggio.
Come ben sapeva (poteva non saperlo?), con inquietante anticipo, Zamparini. Meglio così, per tutti.
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