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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 08/11/2012 07:59:11
Il calcio in paranoia

 

“Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni a tema persecutorio non corrispondenti alla realtà…”. (Wikipedia)

La premessa è dovuta, perché Guido Vaciago su Tuttosport ha compiuto una riflessione sul momento difficile che il calcio italiano sta vivendo a causa del ritorno al clima di caccia alle streghe che Massimo Moratti sta fomentando ai danni della Juventus, ricalcando le scene di un film già visto. Vaciago accusa il presidente nerazzurro di avere la memoria corta riguardo ai favori arbitrali favorevoli alla sua squadra, citando l’ultimo derby milanese, ma soprattutto centra il cuore del problema nell’atmosfera in seno alla quale si innestano le polemiche, figlia di calciopoli. Dando sfogo a un sentimento di sconcerto e sfinimento che ha colto anche me, per la prima volta, dopo Juventus Inter: non se ne può più, i tifosi sono a un passo dal mandare a quel paese il calcio.

Sono già emerse alcune proposte di contromisure da adottare per salvare il salvabile, sotto forma di appelli al presidente Andrea Agnelli perché fermi questa deriva e adotti al più presto quelle strategie di comunicazione atte a controbattere agli insulti gratuiti che cotidie vengono indirizzati alla Juventus, ai suoi esponenti, ai suoi 115 anni di storia e ai tifosi juventini. Si è parlato di un canale tematico a diffusione gratuita, di ridurre al minimo le apparizioni televisive dei calciatori e dello staff tecnico bianconeri, di fare pressioni affinché tanto la RAI quanto SKY e Mediaset provvedano a inserire nei loro organici giornalisti e opinionisti non tanto di fede bianconera, quanto degni della funzione che sono pagati per svolgere, cioè commentare i fatti con perizia e imparzialità. E’ stata invocata la necessità di ricorrere costantemente alle querele al fine di evitare lo scempio del nostro nome e della nostra dignità.
Forse per questo Vaciago ha scritto, con un sentimento di autocritica: “C’è un popolo, quello bianconero, che ha scoperto le ingiustizie del 2006 e non è più disposto a far passare niente, forse vagamente paranoico, ma comprensibilmente sconcertato da certe scoperte. Massimo Moratti e gli interisti, per contro, continuano a sventolare proprio i fatti di Calciopoli con battute e riferimenti assortiti, come vessilli di una battaglia giustamente vinta”.

Dunque sarei vagamente paranoica. Ma paranoico è il delirio di chi si sente perseguitato. Noi Juventini nel 2006 tutto eravamo tranne che paranoici. La Juventus della Triade e di Capello aveva collezionato 76 giornate di permanenza in testa alla classifica e perso nell’ultimo campionato una sola partita contro il Milan nel girone di andata. L'anno precedente aveva suggellato le gerarchie coi rossoneri l'8 maggio 2005 con una prestazione storica ed estetica di lusso pennellata dalla rete di Trezeguet su passaggio in rovesciata di Del Piero.
Il Milan aveva provveduto attraverso Mediaset a far squalificare Ibrahimovic in vista dell’incontro decisivo per lo scudetto 2004/2005, anche se Auricchio ignorava il collegamento. L’Inter, tralasciando il passaporto falso di Recoba e la patente ricettata di Latina, continuava a spiare, come ha affermato Cipriani nell’ultima parte della deposizione resa al processo Telecom di Milano, come faceva più o meno da sei anni.
Sembrava paranoica l’idea che dovevano esserci per forza le telefonate che coinvolgevano i dirigenti interisti, ma c’erano.

Attribuire ad altri la colpa di non aver saputo giocare e vincere con la remissiva Lazio del 5 Maggio 2002 è paranoia. Assoldare un cavallo di Troia per spiare Moggi è paranoia. Far pedinare i propri calciatori per scoprire dove passano le notti brave è paranoia. Mettere il naso nei conti bancari di un arbitro in attività e dei suoi familiari per cercare di capire se Moggi e Giraudo lo pagavano per far vincere la Juventus quando si adoperava per annullare un gol di Trezeguet nella finale di Supercoppa Italiana 2005 e per convalidarne uno di Veron, facendo vincere all'Inter partita e coppa, è paranoia. Telefonare a Bergamo per lamentarsi dello score negativo di 4 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte con Bertini è paranoia. Chiedere il n. 1 facendo con furbizia le griglie al telefono è paranoia. Tutto questo è stato provato. Tutto questo è stato prescritto. Come i falsi in bilancio, che hanno drogato troppi campionati. E la Juve non c’entra.
Le ricevute dei pagamenti che l’Inter e la Pirelli hanno fatto alla società estera di Cipriani sono state documentate. Siamo paranoici se Abete e Palazzi fanno orecchie da mercanti?

Vaciago lo sa che non siamo noi juventini quelli paranoici. E’ stato lui a dare notizia il 12 giugno 2012 dell’arrivo in Via In Selci nel maggio 2005 del computer di Tavaroli sequestrato a Milano, confermando quella che sembrava e nemmeno stavolta era una nostra paranoia: le indagini e i processi di calciopoli hanno avuto la genesi negli spionaggi fuorilegge della Telecom.

“Dalla ferita di Calciopoli continuano a sgorgare veleni e novità” , scrive Vaciago. Il veleno è venuto dall’incompetenza della FIGC e dall’imparzialità ripetutamente manifestata. In quel club della caccia di sandulliana memoria è stato lasciato fuori e punito chi non ha indossato la cravatta, ma è stato ben accolto e rivestito di pieni poteri chi ha falsificato passaporti e bilanci e fatto spiare tutti i membri del club, compresi i direttori.
Ecco perché calciopoli non avrà fine fino a quando gli spioni non saranno radiati e i direttori del club non si saranno dimessi. Non vorrei che dietro le paranoie di Massimo Moratti si nascondesse un altro dei suoi famigerati e impuniti dossier illegali.

Abete nel 2006 era il vice di Carraro e suo fratello Luigi è passato dalla presidenza di Confindustria a quella di BNL (dal 1998). Il 7 giugno 2006, in piena calciopoli, è stato rinviato a giudizio dal Gip del tribunale di Palmi, in qualità di legale rappresentante della Banca Nazionale del Lavoro (BNL) per il reato di usura. Tra gli altri imputati eccellenti figuravano Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia e Dino Marchiorello, ex presidente della Banca Antonveneta. Il 7 novembre 2007 è stato assolto con gli altri 8 imputati, con formula piena e nello specifico ‘per non aver commesso il fatto’.

E’ facile fare i paranoici. Per questo ci vogliono le prove, inquirenti e giudici liberi che le prendano in considerazione. Dirigenti super partes che sappiano svolgere il loro ruolo salvaguardando i diritti di tutti.
Liberare il calcio dalle paranoie è anche liberarlo dalla presenza di persone ricattabili. La differenza tra la Juventus e l’Inter non è l’influenza presente o passata sulla classe arbitrale, ma l’attività illegale della Telecom. E’ la stessa differenza che passa tra Luciano Moggi e Massimo Moratti. Tra gli spiati e gli spioni. Tra Giancarlo Abete e Massimo Moratti. Tra i potenziali ricattabili e i ricattatori.


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