Ritorniamo a parlare di calcioscommesse con l’ennesima uscita acchiappa titoloni di Manganelli, capo della polizia, che annuncia
"Presto altri risultati". Nel corso della presentazione dell'Assemblea annuale dell'Interpol, ha affermato:
"Stiamo raggiungendo risultati straordinari ed altri ne raggiungeremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: le indagini, infatti, proseguono in modo produttivo con varie procure". Ad inizio ottobre altre dichiarazioni dello stesso, avevano catturato le attenzioni dei media: "Alcune cose scorrette sono venute fuori, altre stanno per uscire e porteranno a ulteriori risposte, se possibile ancora più clamorose".Manganelli lo dimostra, il calcio rimane sempre e solo un buon palcoscenico da usare per mettersi in mostra catalizzando le attenzioni, meglio ancora se accompagnate da dichiarazioni eclatanti, anche se queste mostrano la parte più brutta dello sport italiano.
Anche perché di clamoroso ad oggi c’è solo la
manifesta incompetenza della giustizia sportiva e non è un vanto mostrarne le evidenti crepe. Ad una prima fase dello scandalo alquanto frizzante, ne è subentrata un’altra alquanto anonima. I media, di pari passo alla giustizia sportiva, dopo aver spinto le accuse legate al mondo bianconero, hanno finito per
disinteressarsi completamente degli sviluppi degli altri filoni eccellenti.
La giustizia sportiva ha intrapreso il solito percorso, quello che porta ad abbassare le luci laddove non serve esasperare qualche confessione per giustificare una condanna e usando la massima discrezione per arrivare all’assoluzione soft per quelle situazioni che metterebbero in difficoltà gli amici degli amici.
Ad oggi, la lotta al calcioscommesse ha mostrato ancora una volta le tante chiacchiere, le poche certezze delle condanne, e la
solita premura antijuventina della procura della Figc. Un buco nell’acqua.
In attesa d’insabbiamenti vari o delle novità “eclatanti” annunciate da Manganelli, registriamo un’altra assoluzione: il Tnas ha annullato la squalifica di sei mesi comminata a Mavillo Gheller. Ricordiamo la storia dello sfortunato giocatore. Nemmeno a dirlo, a chiamarlo in causa è Carobbio, al terzo interrogatorio, quello del 29.02.12, davanti al Procuratore Federale. Accresce la confessione in progressione parlando di una “sorta di conferma”:
«Ricordo che, oltre a parlarne con l’intera squadra durante la riunione tecnica, ne parlai, singolarmente al campo, con Bertani e Gheller del Novara, prima della partita». Per questa rivelazione, nonostante Gheller per Novara-Siena fosse comodamente seduto in tribuna, Palazzi lo deferisce per illecito sportivo con richiesta di squalifica per 3 anni e 6 mesi. Carriera finita insomma. La Commissione Disciplinare, derubrica l’illecito in “semplice” omessa denuncia, con squalifica a sei mesi:
“gli può essere imputata esclusivamente l’omessa denuncia di un illecito di cui era a conoscenza, ma non la partecipazione a esso, non risultando che abbia posto in essere alcun comportamento finalizzato al raggiungimento dell’accordo ovvero alla sua successiva attuazione”. Ovviamente, la Procura di Cremona non ha mai indagato su Mavillo Gheller. Il Tnas, il 5 novembre lo assolve da ogni accusa:
“quando non emerge un quadro sufficientemente definito di riscontro in ordine alle dichiarazioni di incolpazione, il prevenuto va prosciolto”. Non che ce ne fosse bisogno, ma questo episodio mostra ancora una volta
l’inadeguatezza di Palazzi e la strumentalizzazione fatta delle confessioni del “credibilissimo” Carobbio. Insomma è sempre più chiaro il giochino: Carobbio confessa a Palazzi episodi e circostanze che davanti alla Procura di Cremona aveva dimenticato di evidenziare, tirando in ballo chi può essere utile, oltre a confermare le teorie messe in piedi dalla giustizia sportiva, anche a derubricare la sua pena come collaboratore. In questo calderone finiscono giocatori utili per arrivare ad Antonio Conte, tirato in ballo dalle sole parole di “Pippo” Carobbio, senza nessuna conferma “intrinseca ed estrinseca”, la cui accusa è retta dai
soli preconcetti della Procura Federale. In questo contesto fallimentare, in cui tesserati innocenti rischiano la carriera e vedono la propria reputazione macchiata dal primo pentito a caccia di sconti, Manganelli annuncia sviluppi eclatanti, mentre Abete, da super partes, commenta episodi arbitrali favorevoli ad un club, non condannando chi mette in dubbio la buona fede arbitrale. Si salvi chi può!
Pubblicato sul numero 42 di professione calcio: :
