Ogni tre per quattro esce qualche rivelazione più o meno inedita sulle storture dei calciopoli. È di qualche giorno fa la notizia che la Procura di Roma starebbe indagando sulla condotta dell'inchiesta napoletana e sulla gestione delle prove. Già nella giornata di venerdì l'avvocato Bordoni, difensore dell'arbitro bolognese Paolo Dondarini, aveva confermato alla nostra redazione questo sviluppo per un esposto che lui stesso aveva depositato presso i giudici della Capitale.
Anticipazioni come quelle di qualche giorno fa rappresentano una rivelazione solo per chi, credendo alle verità confezionate dai media italiani, aveva trovato comodo accettare calciopoli così come proposta. Chi invece aveva seguito i processi ascoltando tutte le udienze non si meraviglia dell'esistenza dei fatti indagati dalla Procura romana, semmai lo fa proprio per il progredire dell'inchiesta sull'inchiesta.
A corollario della rivelazione si è riaperto (peraltro molto timidamente presso i media italici) l'interrogativo e il dibattito circa la riassegnazione alla Juventus degli scudetti sottratti dai processi sportivi del 2006. C'è un fatto nuovo:
la mancanza della prova dell'alterazione dei sorteggi (si sussurra che la prova in questione sia sparita perché dimostrerebbe la regolarità dei sorteggi), e quindi si potrebbe ricorrere alla revocazione dei processi dell'estate della vergogna e riassegnare alla Juve gli scudetti numero ventotto e ventinove.
Relativamente a calciopoli si sono succeduti diversi fatti nuovi: l'esclusione dell'alterazione delle partite, la non responsabilità diretta della Juventus, l'esclusione dei presunti (e necessari) sodali nella presunta associazione moggiana e, il più grave, l'esclusione di altre società poi artificiosamente prescritte. Alla luce di tutti questi fatti nuovi il tifoso mediamente informato su calciopoli si chiede: ma
è vero che la richiesta di revocazione prevista dall'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva possa essere avanzata una sola volta? Perché si deve temere di non poter invocare l'istituto in successive occasioni al sopraggiungere di fatti nuovi e diversi? Nel frattempo, sgretolandosi i pilastri delle sentenze del 2006,
la FIGC non farebbe meglio ad agire motu proprio e avviare la revisione di quei processi?
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