Della soffertissima, ma importantissima, vittoria sul Catania rimangono negli occhi i festeggiamenti in mezzo al campo al novello "soldatino" Giaccherini, sepolto dai compagni dopo la lunga corsa del piccolo eroe di giornata novello Tardelli di un Bernabeu di 31 anni fa. Questa esultanza, come detto un pò da tutti, è significativa dell'importanza dell'impresa del jolly toscano.
Purtroppo rimangono, ma stavolta nelle orecchie, anche i
soliti cori su vulcani quasi spenti per i quali, chi canta, spera in un loro immediato risveglio, o quelli che augurano la morte ad un ragazzo problematico, ma di straordinario talento, a cui si vuol anche far sapere che egli non esisterebbe come italiano, in quanto di origini africane.
Sono porcherie che ormai si ripetono da troppo tempo ed in contesti, non che questo li potrebbe giustificare, che nulla hanno a che vedere con le partite nelle quali sono stati intonati: col Celtic in Champions' League, col Catania in campionato e, nuova frontiera, persino in Coppa Italia primavera, insudiciando, così, anche l'innocenza che è rappresentata, dovrebbe essere rappresentata, dalla gioventù dei ragazzi in campo, dai loro sogni di gloria, dalle loro speranze di fare di un gioco una splendida professione.
E non servono multe o diffide: alcuni tifosi non desistono. Troppo forte e incontrollabile è l'ego del miserabile. Ci tiene troppo a far sapere al mondo che esiste e non perchè si renda utile a migliorarlo, il mondo, ma perchè si "impegni" solo ad insudiciarlo, come se già non lo fosse abbastanza.
Ovviamente questi comportamenti vengono rilevati anche a mezzo stampa; ovviamente e giustamente direi. Poi, altrettanto ovviamente, certa stampa, quella rosa che orienta, quella che da sempre è interista, ci mette su il cappello dell'ipocrisia, quello che normalmente non riserva a chi non abbia la maglia bianconera e provenga da Torino.
Mi riferisco ai due articoli su "tutto il rosa della vita" di tal
Enrica Speroni, inviata per Juventus-Catania, e di tal
Vincenzo D'Angelo, inviato per Juve-Napoli primavera.
La prima, dopo una introduzione condivisibile, scade nell'ipocrisia di pretendere che un fenomeno, se così si vuol chiamare, di stupidità conclamata
debba essere contrastato da allenatore e giocatori; come se non lo avessero mai fatto; come se non avessero mai biasimato certi cori e certi striscioni; come se la società, anch'essa tirata in ballo dalla Speroni, non si attivasse subito, a mezzo degli appelli dello speaker dello stadio, a cercare di zittire quei cori. Si esime, ovviamente, dal dire che il fenomeno va combattuto con ben altri mezzi, che in Italia al momento non esistono (e basterebbe andare in Inghilterra per studiare e capire quali siano), che il fenomeno è generalizzato
e che se si parla di intolleranza territoriale per i sudici cori sul Vesuvio,
si dovrebbe parlare di intolleranza di appartenenza per i cori sull'Heysel, su Pessotto, sui morti di casa Agnelli e su Scirea. Peccato che della condanna di quell'intolleranza su "tutto il rosa della vita" non si legga mai, nè tanto meno si riportino con la stessa enfasi gli insulti altrettanto inopportuni, se non di più perchè si parla di morti, degli anti-juventini.
Il secondo pare allinearsi al pensiero della prima: tocca ad
"Agnelli, Marotta, Paratici e Conte l'arduo compito di trovare un freno ad una situazione che sta degenerando", come se non sapesse che la società fa quello che le norme le consentono per fronteggiare il fenomeno; come se non sapesse che senza regole più restrittive e che diano la possibilità di individuare e persino arrestare in flagranza e dentro lo stadio certi individui ben poco si può fare, se non ricorrere ad improbabili ed inutili atti clamorosi, come fermare la partita o abbandonare il campo.
L'imbecillità si combatte prima di tutto con l'educazione e la cultura, che dovrebbero essere insegnate in famiglia e nelle scuole, poi con leggi che la reprimano in maniera efficace e non a mezzo di uno speaker che in sostanza dice: "state buoni, se potete..." ed in fine,
la si deve combattere tutta, senza distinzioni di sorta, onde evitare ad un imbecille di avere un pretesto, che a lui poco importa che mai debba essere considerato valido, di potersi sentire in diritto di berciare quelle frasi;
perchè l'impunità, che passa quasi sempre sotto silenzio, delle schifose offese altrui questo diventa: sentirsi in diritto di controbattere con la stessa moneta. Per i giornalisti della Gazzetta dello Sport di cui sopra:
JuventusFC @juventusfc
Conte: ogni tifoso deve concentrarsi a tifare per la squadra. Quando nominano le altre squadre non ci aiutano per nulla #BolognaJuveGli articoli:

Commenta l'articolo sul nostro forum!