Suonano come sirene le parole con le quali Antonio Conte ha commentato il post-partita di Bologna Juventus. Accendono inesorabilmente i riflettori sull’altra parte del tifo: quella che invece di intonare i cori contro Balotelli e a incitamento del Vesuvio, passa all’azione e allestisce il benvenuto all’autobus della Juventus con un gala a base di sassaiole, sputi e bastonate.
Intendiamoci. Entrambe le messe in scena sono opera di maestranze non solo poco originali, ma le cui radici culturali affondano nello squallore intellettuale, nella povertà di linguaggio espressivo, nelle carenze culturali e nella dabbenaggine. Fino a oggi il migliore risultato conseguito da codesti prodi risiede nelle ripetute multe ai danni della società bianconera, sfociate addirittura, caso unico, nella chiusura per squalifica dei battenti dello stadio juventino.
Desta sorpresa che la “dotta” Bologna ceda all’idiozia e all’assenza di umanità e buon gusto, attaccando ancora una volta
i morti dell’Heysel, costume assai diffuso benché prediletto dai viola, abitatori anch’essi di territori cari alla cultura, al padre della lingua italiana e al Rinascimento.
Lo stadio diventa una zona franca. Nella quale il titolo di studio, la sensibilità e la qualità di uomini di tanta parte di tifosi, tra i quali purtroppo non sono da annoverare solo e sempre i cosiddetti ultrà e curvaioli, ma anche esimi rappresentanti della bella borghesia, evaporano al calore di una febbre denominata tifo.
"Così non si fa, ci vuole sempre rispetto". Non c’era stato bisogno dei sottotitoli per decifrare il labiale del tecnico rossoblu allo scadere dei tempi di recupero, di fronte all’esultanza di Conte per il 2 a 0 inferto al Dall’Ara ai bolognesi, che pure non avevano sfigurato affatto nell’arco di questo campionato.
Come riporta la
Gazzetta dello Sport i due allenatori si erano affrontati anche negli spogliatoi e all’esuberanza del Capitano, che rivendicava il diritto di esultare dopo una vittoria, Pioli aveva dovuto ammettere che l'esultanza era stata esagerata perché l’allenatore bianconero ce l'aveva anche coi suoi tifosi.
Che avevano fatto i suoi tifosi? Lo apprendiamo direttamente dal racconto di Conte:
“Se io non posso neanche esultare coi tifosi dopo una vittoria basilare per arrivare al traguardo, ditemi voi che si può fare. Io festeggio coi miei tifosi, che soffrono da tanti anni. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non vedo mancanze di rispetto. Qual è il problema? Sto vincendo uno scudetto ed esulto coi tifosi. Piuttosto, perché non parliamo di quella gente coi bambini in braccio che quando arriviamo allo stadio ci insulta e bestemmia appena ci vede. Ovunque andiamo ci accolgono male. Anche oggi, in un posto civile come Bologna, ci hanno accolto a bastonate e a pietre contro il pullman. Io festeggio come e quando voglio” .
Praticamente lo stesso comportamento
dei tifosi napoletani, che nei pressi del San Paolo avevano addirittura spaccato un vetro dell’autobus dei calciatori della Juventus mettendo a repentaglio i connotati di
Asamoah .
A dirla tutta, ai bolognesi nemmeno sarebbe servito l’esempio dei napoletani, troppo spesso i primi della lista a venire accusati quando ci sono in gioco episodi di violenza a causa delle ben note notizie di cronaca che provengono da uno dei posti tanto notoriamente più belli del mondo da aver dato luogo al celebre detto: vedi Napoli e poi muori. Da Repubblica del 30 ottobre 2008 apprendiamo infatti un altro ben noto episodio che ha visto coinvolta la “dotta”
Bologna alle prese con il tifo antijuventino, che aveva
spedito in coma un tifoso bianconero nel tentativo di strappargli la sciarpa della sua squadra del cuore.
Il 3 dicembre 2012
La Stampa riportava un altro bollettino di guerra antijuventina, allorché un tifoso bianconero di 49 anni (non un ultras) veniva selvaggiamente picchiato da teppisti che si
auto-definivano tifosi granata, solo perché responsabile di indossare una sciarpa bianconera.
La spaventosa sequenza horror è facilmente reperibile in internet. Si è erroneamente diffusa nel web come fresca di stampa la notizia vecchia di oltre 3 anni riportata da Repubblica. Qualche rapida ricerca mi ha subito condotto a scovare queste informazioni, alle quali aggiungo quest’altra e mi fermo, per meglio argomentare la questione da altri pertinenti punti di vista:
il 7 maggio 2012 “un uomo, a Bergamo, stava festeggiando lo scudetto, quando è stato accerchiato da alcuni ultrà atalantini che gli hanno chiesto la sciapa: colpito con una cintura e pestato”. L’uomo era colpevole di essere juventino.
Pesa come un macigno l’assenza della società bianconera. Le esternazioni del nostro Capitano Conte, che rivendica il diritto suo e dei tifosi bianconeri a festeggiare dopo tanta sofferenza, ci inorgogliscono e rinforzano il nostro spirito juventino, ma non basta che ci venga resa giustizia in questo modo. Fa piacere non avere più un insignificante Ranieri e un accomodante Del Neri a sorbirsi l’ipocrisia dei media, che continuamente
enfatizzano il comportamento dei tifosi bianconeri e mettono il silenziatore sugli episodi di violenza dei supporters delle altre squadre. Esattamente come fanno quando c’è da
amplificare l’errore arbitrale pro-Juve e da minimizzare o occultare la svista a favore del Napoli, del Milan, dell’Inter, della Roma ecc. Mentre scriviamo Napoli e Milan stanno beneficiando di rigori sblocca-risultato e l’Inter di un comodo rinvio anzitempo per ipotizzabili avverse condizioni meteo.
Il silenzio dei vertici della Juventus è assordante. Tutti sanno che la proprietà della Juventus potrebbe avere voce in capitolo là dove i media creano e orientano il diffuso sentimento popolare. Come ebbe a comprendere a suo tempo Giraudo, ma come non è ancora stato recepito da coloro che gestiscono il settore delle comunicazioni della Juventus.
Farlo sarebbe importante, nonostante potrebbe avere il significato di chiudere la stalla dopo che sono usciti i buoi. Nell’estate del 2006 fu proprio l’atteggiamento remissivo della società bianconera ad avallare la stagione di calciopoli. La supina accettazione della serie B con penalizzazione ebbe agli occhi della collettività sportiva e non il sapore di un “mea culpa” che ha certificato nei secoli dei secoli firmandola una resa senza condizioni a mezzo confessione: ebbene sì, rubiamo. O almeno esiste il “pericolo” della vaga possibilità che i nostri dirigenti abbiano potuto nutrire in qualche zona recondita delle loro menti, per carità magari a livello subconscio, il desiderio di truccare i campionati senza truccare le partite e senza che gli arbitri ne fossero al corrente.
Eppure impressionano le parole di Conte, che un genitore si prenda in braccio il figlioletto di pochi anni e gli insegni che lo sport è prendere a sassate l’avversario. Solo perché è Juventino. Solo perché osa vincere sul campo.
Mentre un tale trattamento non viene riservato a chi si è votato alla vittoria a tavolino e alla prescrizione. E di questo credo che gli italiani siano tutti responsabili.
“Ho paura, bisogna aver paura. E ai miei colleghi, ai calciatori, dico: oggi è successo a me e a tanti altri, domani può accadere a loro. Non mettiamo la testa sotto la sabbia: può succedere a chiunque. Bisogna aprire gli occhi. Perché è successo a me? Mi sono posto tante domande in questi mesi. L'unica cosa che è cambiata nella mia vita negli ultimi tempi è che sono diventato allenatore della Juventus che dopo due settimi posti era diventata simpatica a tutti. Poi d'incanto abbiamo vinto e siamo tornati ad essere antipatici” .
A. Conte, Conferenza stampa , citato in Conte: "Vergogna, basta ingiustizie Contro di me giudici-tifosi",Gazzetta.it, 23 agosto 2012.
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