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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. LANCIERI del 19/03/2013 13:24:11
Attacco alla Juve

 

Forse in casa Juve qualcuno non se n’è ancora accorto, ma siamo nuovamente sotto attacco. Nel 2006, i nostri nemici (perché ormai è chiaro che in Italia non abbiamo avversari, ma nemici) individuarono nella Triade l’elemento più pericoloso e contemporaneamente più debole di quella società che sembrava invincibile. In poco tempo, riuscirono a far fuori Moggi e Giraudo, decretando la fine di un ciclo cominciato 12 anni prima e che aveva portato i bianconeri a vincere più di chiunque altro in quel periodo. La perdita di quella dirigenza fu ancora più grave, se possibile, della retrocessione, dello smembramento della rosa e della rapina di due scudetti, perché oltre a macchiarne il passato, la premiata ditta Guido Rossi & C. riuscì a minare il futuro della Signora.

Ora l’elemento “forte ma debole” della Juve è Antonio Conte. Il capitano-allenatore della Signora è un condottiero, che in brevissimo tempo ha trasformato una squadretta da metà classifica in una formazione capace di far fuori i campioni d’Europa dalla Champions League e di essere lo spauracchio da evitare per le più accreditate alla vittoria finale.
Antonio Conte, oltre a possedere capacità tattiche fuori dal comune, è un grande comunicatore ed uno strepitoso trascinatore. Da quando è alla Juve, si è preso carico di tutte le responsabilità, mettendo sempre la propria faccia quando c’era da farsi sentire e dimostrando un coraggio al limite dell’incoscienza. Il Mister ha già pagato dazio per la propria impavidità, sorbendosi una squalifica tanto lunga quanto ingiusta dal solito Palazzi, che tanto per cambiare ha creato un’indagine elefantiaca per farle partorire il solito topolino anti-juventino. In quel caso, nessuno al di fuori degli ambienti juventini mosse un dito per soccorrere Conte. Era distratto Ulivieri, sempre pronto ad incatenarsi per le cause che gli interessano, ed era distratto Abete, che però rivendica l’italianità della Juve, quando vince in Europa. Erano distratti i giornalisti, che riservano i titoloni solo alle intercettazioni ottenute chissà come, ma sono incapaci di effettuare qualsiasi tipo di inchiesta, ed erano distratti i colleghi di Antonio, che magari speravano di avere un concorrente in meno con cui cimentarsi. Alla fine della giostra, la creatura di Conte ha dimostrato una maturità tale per cui è riuscita a sopperire alla sua assenza, continuando a macinare punti ed avversari, ma la cicatrice nel cuore del Mister difficilmente potrà scomparire.

Sospesa (temporaneamente?) l’attività anti-Conte di Palazzi (che pare stipendiato per indagare esclusivamente la Juve), ora gli attacchi arrivano da tutto il mondo pallonaro: l’intenzione è quella di minare la volontà del condottiero bianconero, costringendolo a subire ogni sorta di vigliaccata. Si comincia con l’ingresso del pullman juventino in ogni stadio d’Italia, accompagnato da urla, bestemmie, sputi, lanci di pietre. Poi, dal riscaldamento al triplice fischio, i cori vanno avanti ossessivamente: agli evergreen sull’Heysel e sui decessi della famiglia Agnelli, ora si affiancano quelli diretti a Conte, che è diventato il nemico pubblico numero uno. Infine, tocca ai giornalisti rimbrottarlo per avere festeggiato una vittoria (effettivamente, gli altri allenatori, quando vincono, si mettono il lutto al braccio) e chiedergli rispetto per quel pubblico di galantuomini che gli hanno augurato di morire fino a due minuti prima.

La caccia a Conte può avere un solo obiettivo: quello di allontanarlo dall’Italia e di conseguenza dalla Juve. Immediatamente dopo la partita contro il Bologna, l’allenatore ha rimarcato il suo disagio ripetutamente: «C’è la voglia di andare fuori all'estero, perché magari uno sta più sereno, vive anche in maniera più tranquilla e più serena. (…) A Firenze non puoi andare, a Napoli non puoi andare, adesso a Bologna non puoi andare. Mica siamo in guerra: questo è uno sport. Allora uno prende e se ne va, e fa prima».
Queste parole, anziché preoccupare, probabilmente avranno riempito di speranze il cuore di molti anti-juventini, che popolano le curve degli stadi, ma pure gli uffici delle istituzioni. Gli stessi che godevano quando furono spazzati via Moggi e Giraudo. Gli stessi che, pur di vedere la Juve precipitare nel baratro, sarebbero disposti a vedere crollare tutto il calcio italiano con lei.

Nel 2006, l’offensiva contro la dirigenza bianconera ebbe successo grazie alla benedizione ricevuta dalla proprietà juventina, che anziché difendere i propri uomini, li scaricò senza neppure preoccuparsi di accertare quali fossero precisamente le accuse. Ora è necessario che Conte riceva l’appoggio e la protezione di cui ha diritto. Il Mister è abituato a pesare le parole: se ha esternato questo malessere, un motivo c’è. Non ci si può più limitare a fare spallucce, intonando il solito refrain del “guarda e passa”. Antonio Conte merita rispetto. I suoi giocatori meritano rispetto. I suoi tifosi meritano rispetto. La dirigenza e la proprietà hanno il dovere di perseguire coloro che ci attaccano violentemente, con atti e parole, a partire da quei giornalisti che, anziché denunciare il clima da guerra civile imperante, stigmatizzano l’esultanza di un allenatore che ha appena vinto una partita.

Rimanendo fermi, non si fa altro che rendersi complici dei nostri nemici. Se il Mister perderà la pazienza e ci lascerà, la società Juventus si macchierà di un altro concorso in omicidio: dopo avere partecipato all’uccisione della fortissima squadra della Triade, toglierà la vita anche alla bellissima creatura di Antonio Conte. Ci auguriamo che questa volta l'epilogo sia diverso.

 
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Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
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