I tifosi italiani sono incivili. E’ un dato di fatto, una realtà che cresce nel
disinteresse generale, continuando a far bella mostra di sé. Ci sono dei colpevoli ma nessuno ha intenzione di punirli o richiamarli a un comportamento civile; un atteggiamento che sta portando alla completa deriva il nostro calcio.
I primi responsabili sono i media, sponsorizzati per raccontarci una realtà artefatta. Gli stessi che usano la passione per promuovere tesi complottiste rette dalle sole chiacchiere da bar, che si nutrono dell’ignoranza collettiva di un popolo di tifosi resi incapaci di accettare un verdetto sportivo.
Nessuno li educa ad una corretta cultura del tifo; è più semplice sfruttarli indirizzandoli proprio laddove c’è più convenienza, in barba all’etica e allo sport.
Questa settimana occhi puntati
sull’esultanza di Conte, come se questo fosse il problema e non il semplice paravento dietro cui coprirsi per non dover affrontare una realtà vergognosa. L’odio verso il vincente juventino sta toccando livelli non più controllabili; lo stesso odio che porta anche a gesti estremi quella parte del tifo malata e violenta. A Bologna come a Napoli, il pullman della Juve è stato assalito da gente arrivata allo stadio pregna di odio. Hanno tirato pietre, preso a bastonate il mezzo, insultato i giocatori; nessuno ha denunciato l’accaduto se non Antonio Conte che ne ha fatto menzione nelle interviste post-partita. Tutti i poltronati televisivi si sono eretti a giudici perseguendo l’allenatore Juventino, reo di aver esultato al raggiungimento di una vittoria, arrivando a difendere la “corretta” tifoseria bolognese, la stessa che ha esposto uno striscione inneggiante ai morti dell’Heysel e intonato quel coro tanto contestato altrove (“se saltelli muore un altro Agnelli”), facendo ben attenzione a non parlare dei gravi fatti accaduti nell’immediato pre-partita.
Abbiamo visto tutti le immagini arrivate da Napoli, l’assalto con razzo al mezzo che trasportava i giocatori e lo staff bianconero al San Paolo; abbiamo visto tutti il vetro rotto e la sassaiola che ha accompagnato l’ingresso allo stadio. A seguito dei disordini, sono stati emessi 51 daspo a tifosi juventini,
nessuno a quelli del Napoli. Come giudicare questa situazione? Io avrei paura a portare la squadra al San Paolo il prossimo anno.
I violenti si organizzeranno ancora meglio, tanto nessun incivile pagherà per quanto successo. Perché nessuno si chiede come mai, nonostante la scorta non si riesca a tutelare il passaggio di un pullman dal lancio di pietre? I “tifosi” possono fare quello che vogliono fuori dalla stadio. La società è ritenuta responsabile per quanto accade all’interno della struttura e non si preoccupa, sollevata da ogni responsabilità, per quanto accade all’esterno. Non paga nessuno.
La Juventus è la sola società ad aver condannato certe esagerazioni. L’appello ai propri tifosi, per evitare l’intonazione di quei cori ritenuti discriminanti, è arrivato direttamente da Antonio Conte in conferenza stampa.
Nessun esponente interista ha condannato il razzismo vomitato su Adebayor nell’ultimo turno di Europa League (la Ufa aprirà un’inchiesta) e
Lotito è arrivato a chiedere che non fosse punito il “saluto romano”, cercando di sollevare gli ultrà laziali da eventuali provvedimenti. Insomma, l’unico razzismo riconosciuto in Italia è quello che ha visto protagonista Boateng. Il resto non esiste.
Il governo del calcio dorme. Tutti freschi di nomina, incollati a quelle poltrone, non hanno interesse a prendere provvedimenti. Gioca la nazionale, ci saranno due settimane di stop del campionato, la gente dimenticherà quanto accaduto, per quale motivo esporsi magari rischiando di incrinare i rapporti con qualche rampante presidente di serie A? E la ruota gira…
Speriamo che qualche innocente non debba pagare con la propria vita
l’incompetenza e l’assenza di chi non ha saputo far altro che alimentare l’odio. Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 11 - 21 marzo 2013
