Farsopoli di P. CICCONOFRI del 29/03/2013 08:39:36
Fabio Cannavaro e la (non) giusta comunicazione
Il 22 marzo 2013, ospite telefonico della trasmissione “Chiambretti ore 10”, è stato Fabio Cannavaro, ex giocatore della Juventus. Chiambretti lo presenta ripercorrendo la sua carriera da calciatore terminando l’introduzione con questa domanda “… Una sola pecca: la fuga dalla serie B, ti sei pentito di aver lasciato la Juventus?”
Questa la risposta testuale di Fabio Cannavaro: "Perché fuga dalla serie B? Sono circostanze diverse, non è che uno è scappato. C’era chi poteva ed aveva delle situazioni diverse, c’è chi è andato, chi purtroppo voleva andare via, chi non è riuscito ad andare via litigando anche con i dirigenti. Io chiesi solo se c’era la possibilità di poter andare a giocare all’estero, magari se c’era la possibilità io la prendevo in considerazione …Il giorno dopo mi chiamarono e mi dissero: 'guarda devi andare in Spagna'. Io però … non è stata nessuna fuga … Purtroppo l’Italia è così. Poi son tornato a Torino, le cose sono andate male perché la stagione fu disastrosa … Insomma fin quando ho indossato la maglia delle squadre in cui ho giocato, ho cercato sempre di dare il massimo, da professionista. Poi ci sono stati dei giocatori che son rimasti perché avevano fatto delle scelte, altri che son stati obbligati a rimanere perché non riuscivano a trovare squadre quindi … eh... la scelta è stata fatta insieme alla società. La società in quegli anni non poteva avere il monte ingaggi che aveva in serie A quindi han dovuto anche svendere tipo Ibrahimovic e Viera, ci vendevano a pacchetti … quindi non è che è stata la fuga da parte di nessuno … Bisogna sempre dare la comunicazione giusta . non fu giusta (la comunicazione ndr), non fu fatta bene, noi siam passati per quelli che han fatto la fuga ma ripeto… io stavo più che bene a Torino, 2 scudetti ero considerato, dopo due anni, alla pari di campioni che erano li da tanti anni, quindi la gente, il popolo juventino mi aveva preso bene quindi non avevo problemi…”. Le notizie filtrate dalla stampa, non credo solo per motivi di spazio ma proprio per scelta, non hanno permesso di cogliere l’aspetto principale delle parole di Cannavaro: non ci fu giusta comunicazione.
Sappiamo bene che è meglio far passare come “traditore” chi ha abbandonato la Juventus e come “eroe” chi è rimasto in serie B, scaricando oneri e onori sui calciatori. Abbiamo provato sulla nostra pelle l’effetto di una comunicazione ben impostata e come questa sia riuscita a dare un’immagine distorta dalla realtà. Anche se sono passati anni, ogni occasione è utile per rimarcare come quella volontà di condizionare il tifoso juventino non era solo un’idea di un gruppo di rancorosi squadristi, ma corrispondeva ad un chiaro programma condiviso dall’allora dirigenza. Volontà di condizionare che non si è fermata certamente oggi, ma che segue una logica diversa: si fa intravedere un cambiamento di strategia su certi argomenti (come per calciopoli) senza agire con fatti concreti. Chiambretti ha sottoposto a Cannavaro anche la domanda del momento, quella incentrata sull’odio per la Juventus. Questa la sua risposta: “La Juve o la ami o la odi, in Italia è così. Io che ci ho giocato so cosa vuol dire quando entri a far parte di quella società.Perchè di là da quello che è successo, noi abbiamo vissuto lo spogliatoio, abbiam vissuto il campionato . quando arrivi lì sai che comunque che hai la responsabilità di dover vincere “ “Ho giocato in Spagna, con il Real Madrid, lì è la stessa cosa: o ami Madrid alla follia oppure la odi…quando hai una squadra che vince sempre, quando magari in passato queste squadre, vuoi per la sudditanza psicologicache c’era prima – “vuoi per qualche aiutino”(Chiambretti) - sono quelle che hanno vinto di più e quindi hanno sempre tirato antipatia. Io comunque non ho mai visto una squadra che vince simpatica”.
Non poteva mancare il riferimento all’aiutino per la Juventus. Uno spot che giornalmente viene ricercato, riproposto fino alla nausea dalla tv, dai giornali, dalle radio. L’odio verso il bianconero continua ad essere coltivato saltuariamente nell’indifferenza generale.
Abbiamo più volte invocato una “giusta comunicazione”, chiedendo un intervento diretto della società che invece sembra preferire il silenzio. In questo modo, quello che rimane nell’immaginario collettivo come unica realtà è quello che viene inculcato dai media con i metodi e i modi che conosciamo. E’ arrivato il momento di invertire questa tendenza al massacro della Juventus, della sua storia e dei suoi tifosi.