Ok, come -penso- tutti gli amici dell’associazione, anche io l'altra sera ho fatto fatica a prendere sonno, ed ho tenuto svegli con me i Santi di mezzo calendario tirandoli giù dalle nuvole per la tonaca, ma adesso, passate alcune ore, posso permettermi di essere più lucido per esaminare ciò che è uscito dalla serata all'Allianz Arena.
Innanzitutto, adesso è chiaro a tutti quanto sia sottile il filo fra l'umiltà e (per usare un termine abusato) la "sudditanza psicologica". Perchè se da una parte è vero (com'è vero) che in Italia la Juve si è sempre messa nei guai peccando di superbia quando l'impegno era sulla carta "facile" (penso allo sciagurato match con il Lecce dell'anno scorso), dall'altra parte non dobbiamo (e non devono i giocatori) dimenticare che questi stessi uomini, chi più, chi meno, sono quelli presi a pallate e a pernacchie solo un paio di stagioni or sono sotto la guida di Del Neri o Ciro Ferrara, e che ora siedono nel ristretto circolo delle 8 Grandi d'Europa.
E' però indubbio come
il messaggio di umiltà' passato da Conte ai suoi uomini si sia purtroppo trasformato in timore davanti ai Bavaresi, complice anche quel 9 a 2 tanto strombazzato ai danni dell'Amburgo (altro nome che evoca ricordi nefasti ad ogni Juventino).
E il timore è diventato gambe molli quando, dopo nemmeno mezzo giro di cronometro, Gigi Buffon è stato ingannato da una traiettoria "sporca" del pallone e ha dovuto raccogliere la palla in fondo al sacco. In quel preciso istante Ribery e Schweinsteiger hanno assunto le sembianze di mostri usciti dalla penna di Lovecraft, tetri e blasfemi divoratori di anime. E la palla era pesantissima, era fatta di piombo...
Chiunque abbia giocato a pallone ha provato almeno una volta quella sensazione: alla prima partita da punta titolare, chi scrive si trovò a tu per tu con il portiere avversario. Un ventenne di 90 kg avrebbe dovuto detonare un missile terra-aria capace di sfondare la rete e anche il numero 1 avversario, se si fosse messo di mezzo. E invece, per l'emozione, tutto quello che mi riuscì fu un tiro-scorreggia che non gli indolenzì nemmeno le manone sante, fermando il pallone. Alcuni passaggi di martedì sera, che si fermavano prima di raggiungere il compagno, mi ricordavano tantissimo quella maledetta domenica al campo comunale.
A seguire, il discorso Pirlo, su cui è obbligatoria una grossa premessa. Anzi due. Anzi, facciamo tre.
UNO: Pirlo è uno dei più grandi talenti sfornati dal calcio italiano dell'ultimo ventennio. E boia chi prova a dire il contrario.
DUE: lo scudetto che portiamo sul petto, con o senza stelle, è per una grossa percentuale "Made in Pirlo". Pacifico. Innegabile.
E per finire
TRE: quando su Facebook lessi dell'acquisto del regista bresciano, espressi il mio parere con un “noooooooooooo” che teneva mezza pagina. Non perchè fossi ammattito, ma perchè dietro alla ghiotta occasione intravedevo il grosso problema che stava nascosto nell'ombra. Pirlo avrebbe garantito una, due stagioni a livelli di Eccellenza, ma poi? Inevitabilmente avrebbe cominciato a fare i conti con quella brutta schifosa della carta d'identità, quella che ti spiega che no, non è che di notte gli gnomi allungano i campi da calcio e ti mettono i pesi nelle scarpe.
Era necessario che, dietro a lui, qualcuno "studiasse da Pirlo", ne dico una: un Verratti. E invece non è stato preso a bottega nessun apprendista, Marchisio e Pogba non sono registi, Giaccherini e Padoin sono discreti giocatori in ruoli esterni, Giovinco è sempre più il quarto Segreto di Fatima... e così quando Pirlo (al quale, per assurdo, è richiesto un minutaggio tale da far apparire Aleksej Stakanov come un pelandrone) comincia ad essere in carenza d'ossigeno, sono guai.
Infine, del calcio italiano in generale. Abbiamo passato mesi, forse anni a disquisire della decadenza del calcio tricolore dopo Farsopoli. Se, da signori del continente, siamo passati a battagliare nel celebre "Ranking UEFA" con paesi che prima guardavamo spocchiosi dall'alto in basso, qualcosa vorrà dire.
Non è il problema della partita storta di martedì.
E' che se anche la settimana prossima facessimo il miracolo (e contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non lo escludo), poi ci aspetterebbe il Santiago Bernabeu. O il Nou Camp. O l'Iduna Park. E sarebbero di nuovo dolori.
Il nostro calcio è purtroppo uno specchio fedele del nostro Paese. Senza un governo, nelle mani di dubbi personaggi che urlano e sbraitano di complotti "scandalozi" solo per ottenere un pochino di visibilità in più. Guappi di cartone che fanno i bulli nel proprio cortile, ma che prendono schiaffoni e sberleffi non appena si passa Como Brogeda o Ventimiglia. Un Titanic ornato di ori, cristalli e velluti pregiati, che si sta inabissando tra le posidonie ed il fango mentre l'orchestra continua a suonare.
Purtroppo in Italia, da sempre, pensiamo che sia meglio essere il Signore del mio piccolo e misero Borgo che non un Vassallo in un Regno grande e potente. E perciò continuiamo a risolvere i problemi all'Italiana. Se uno stadio è pericolante, non è più necessario prender su mattoni e buioli di cemento. Basta gridare al complotto e magari invocare sollevazioni popolari. Se una squadra non va, non serve più prendere a calci nelle terga il Direttore Sportivo o il Mister come si faceva una volta. Basta insultare tutto e tutti, meglio se la Juve, e dire che senza quella rimessa laterale a metà campo invertita sullo 0-3 la partita sarebbe stata diversa.
Tanto state sicuri che, in Italia, qualcosa otterrete.
Qualcuno aveva anche solo pensato che Cambiasso, Totti o Cavani venissero puniti? O che Zeman (per dirne uno) venisse mai deferito una sola volta per tutti i suoi "Giudizi lesivi dell'onorabilità di altri tesserati"?O che il Cagliari (pur con tutta la simpatia per la compagine isolana e i suoi tifosi, non ce l'ho con loro) venisse retrocesso nel campionato delle parrocchie per non essere stato in grado di ospitare gli incontri di tutto un campionato in uno stadio a norma?
Come diceva qualcuno, "Continuiamo così, facciamoci del male".
Ma poi non lamentiamoci se pochi anni fa avevamo tre squadre agli atti finali di Champions' League, e invece oggi ce la giochiamo in Europa League con il Viktoria Pilzen, misconosciuto team dal nome che mi fa subito pensare a una bionda birra esteuropea.
Questo è quello che mi dice la mente fredda, dopo la delusione di Monaco. Poi lo so, fra una settimana il cuore si farà di nuovo i suoi film, immaginerà un'improbabile tripletta di Pogba e un Rummenigge in lacrime, magari sfottuto da Buffon. E oserà l'inosabile dipingendo un Napolitano che salta in piedi e davanti alla Merkel esulta "Non ci prendono più, non ci prendono più!".
Ma si sa, il cuore è così.
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