Massimo Zamparini parla spesso, forse troppo.
E, sempre forse, non ricorda il giorno dopo quello che ha detto il giorno prima.
La sua “ultima” boutade riguarda Calciopoli:
“Per me tutto è nato dalla paura di una famiglia di perdere la propria squadra, e dall'ambizione di alcuni dirigenti che volevano impadronirsene, ma non sono affari miei. Oggi la situazione arbitrale è peggio di allora. Il Sistema Italia è uguale ovunque: la politica rispondeva a 3-4 famiglie, nel calcio cosa c'è di diverso?”
Non servono ovviamente nomi e cognomi: non sappiamo da dove gli sia giunta l'illuminazione, ma l'idea di Zamparini sulla genesi dello scandalo (di per sé non particolarmente originale, per la verità) è chiara.
Peccato che nell'aprile del 2010, in una sua intervista radiofonica a Radio Radio, si sia espresso in modo radicalmente diverso:
”Un giorno parlando con Moggi mi vide che ero preoccupato per il mio Palermo, che a quei tempi era ancora in Serie B; c'erano arbitri troppo scarsi. Chiesi a Foschi quale fosse il migliore in quel periodo (Rizzoli); poco dopo Moggi telefonò davanti a me chiedendo Rizzoli per il Palermo e la settimana dopo ci arbitrò per davvero. Raccontati tutto dopo poco tempo all'Assemblea di Lega per denunciare il fatto, ma i presidenti delle altre squadre non mi dissero niente. Quando la Juventus prese Moggi e Giraudo volli parlare con Agnelli per dirgli che non erano personaggi di grande correttezza dal punto di vista sportivo". La questione non è di poco conto, perché questa sua dichiarazione lo portò a testimoniare, circa un anno dopo, al processo di Napoli, e l'episodio venne preso dall'allora PM Narducci, che prese la palla al balzo, quale esempio, pur in totale assenza di riscontri concreti, del sistema Moggi di condizionamento del mondo arbitrale.
Chissà che qualcuno, ora, non lo chiami a chiarire questo suo nuovo pensiero, come accaduto nel 2011.
Ma forse, come dice lui, non sono più affari suoi....
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