Nello sport non è ammesso esultare. Ebbene si, negli ultimi giorni abbiamo scoperto che un allenatore vincente non può esultare con il suo pubblico per una meritata vittoria. Ha scatenato così tante polemiche che a due settimane di distanza dall’episodio, ancora si può sentire l’eco delle chiacchiere dei commentatori televisivi. Ma se tanto parlare fosse indirizzato a far crescere il calcio anziché a demonizzare un gesto spontaneo?
Di cose antisportive da contestare, quelle che inducono alla non regolarità del campionato, ce ne sono talmente tante da avere quasi l’imbarazzo della scelta.
Mi chiederei, ad esempio, come mai Galliani, da vicepresidente di Lega,
scelga proprio il finale di campionato per dare attenzione alla situazione della IS Arenas prendendola come scusa per recriminare chissà cosa. Se noi poveri mortali, sono mesi che ci chiediamo come mai la Lega ha permesso questa gestione a singhiozzo dello stadio del Cagliari, come mai nessuno di influente ha pensato di intervenire prima?
Non è poi così difficile ricostruire il perché il Milan ha giocato nello stadio sardo e con pubblico presente. Visto che nessuno tenta nemmeno di coprire le apparenze, non lo facciamo nemmeno noi: il presidente del Milan, in piena campagna elettorale ed in cerca di voti, chiede a gran voce di disputare la gara a porte aperte. Accontentato. Ora Galliani si lamenta per la disparità di trattamento tanto da ipotizzare l’irregolarità del campionato. Ridicolo!
E’ l’ennesima situazione che ridimensiona tutto il movimento calcistico italiano perché ogni volta, azichè fare un passo avanti, ne facciamo due indietro mostrando sempre più la faccia di quella medaglia che si chiama opportunismo.
Possiamo anche parlare
dell’incapacità di perdere senza fare polemica, oppure di quella prevenzione spocchiosa di chi, ancor prima di giocare partite decisive, avverte, mettendo
pressioni sui direttori di gara, che se non si cercherà di agevolare in qualche modo la squadra, le lamentela avranno eco per giorni. Badate bene: chi urla a gran voce è chi gestisce interi appari mediatici, gli stessi usati per reggere calciopoli.
Un sorta di provincialismo che non permette al movimento calcististico italiano di crescere culturalmente e sportivamente.
Poi c’è la solita routine di contorno. Recidiva per cori razzisti all’Inter, punita con una multa da € 20.000, 00 "per avere suoi sostenitori, al 45° del primo tempo, indirizzato ad un calciatore della squadra avversaria un coro costituente espressione di discriminazione razziale; recidiva; entità della sanzione attenuata ex art. 13 comma 1 lettere a) e b) e comma 2 CGS, per avere la Società concretamente operato con le forze dell'ordine a fini preventivi e di vigilanza", in occasione del derby d’Italia con la Juventus.
Passando alla giustizia sportiva, le cose non vanno certamente meglio. In attesa dei deferimenti sul filone Bari-bis, previsti entro aprile con probabile processo a metà maggio, va in onda
l’ennesima sconfessione del lavoro di Palazzi. Il 27 marzo, il TNAS ha accolto l’istanza arbitrale proposta da Job Iyock Thomas Hervé e per l’effetto ha annullato la decisione della Corte di Giustizia Federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio del 6 luglio 2012. Resa nulla la pena richiesta dalla Commissione di Appello Federale di 3 anni e 6 mesi inflitta a Job Iyock Thomas Hervé. Anche l’ex Novara Davide Drascek, che aveva presentato istanza contro la squalifica a tre anni e sei mesi inflitta per la presunta combine in Novara Siena del 1˚ maggio 2011, ha visto, «in parziale riforma del provvedimento impugnato», derubricata l’accusa da illecito sportivo a slealtà e dal 1 novembre potrà tornare in campo.
C’è poco da aggiungere ma molto su cui riflettere; sarà per questo che tutti preferiscono enfatizzare un festeggiamento di fine partita?
Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 13 - 04 aprile 2013
