Non è servita calciopoli per risvegliare le coscienze e salvare quel poco che inchieste farlocche hanno lasciato in piedi dopo aver distrutto quasi interamente la credibilità del nostro calcio.
Oggi come ieri basta una partita storta di fine stagione, un presidente incapace di accettare il verdetto del campo, la solita politica del sospetto et voilà il complotto torna a rubare spazio al gioco.
Milan ed Inter, forse ossessionate dal raggiungimento di un piazzamento salva stagione (e salva denari), non hanno esitato nemmeno questa volta ad alzare un polverone sul niente, chiedendo aiuto al solito circolo mediatico che da anni soccorre i clan milanesi con spot mirati a sostenere la cultura del sospetto.
Il ritornello è sempre lo stesso: non si raggiunge l’obiettivo stagionale? Si perde una partita per un errore arbitrale? C’è un bilancio da sistemare? Ci sono i tifosi da tenere buoni? Allora è un complotto! Tralasciamo solo per un momento le chiacchiere e guardiamo i fatti.
Il calcio italiano non migliora nelle idee, nell’organizzazione, nelle strutture ma continua ad essere piegato da logiche affaristiche che le stesse Istituzioni Sportive mirano a proteggere. Domandiamoci a cosa ha portato questa politica del sospetto e chi ne ha tratto i benefici.
Per l’ennesima volta Massimo Moratti mette in dubbio la buona fede arbitrale e finalmente arriva il deferimento. Non prendere provvedimenti come in altre circostanze che lo hanno visto protagonista, avrebbe significato appalesare i deliri del presidente di un club della massima serie che si dice sicuro della malafede degli arbitri nei confronti della sua squadra. Situazione che chi può sfrutta in modo distruttivo. Parliamo del presidente del Catania, tal Pulvirenti, da poco entrato in Lega Calcio, che non ha esitato nemmeno un momento a rivendicare mediaticamente il “padre di tutti i torti arbitrali” accodandosi alla rinata teoria del complotto.
E sono questi i Presidenti che dovrebbero essere d’esempio? E’ questo lo spirito sportivo da promuovere a rete unificate? Senza contare che la disparità di trattamento appare ogni giorno sempre più evidente.
La Disciplinare ha di recente multato Zamparini e il Palermo per
"dichiarazioni lesive della reputazione di Peruzzo e della classe arbitrale".
Ma non lo ha fatto in passato per altre dichiarazione di Moratti che non erano certamente dei complimenti. Ricordiamo: dopo Inter-Cagliari:
«Non voglio ripensare a situazioni che erano del passato...» ; dopo Inter-Napoli :
«un livello dell’arbitraggio scarso».Perché Palazzi non ha mai deferito Moratti in precedenza? Forse perché avrebbe messo in dubbio anche il suo lavoro che sempre più abbraccia i sospetti dimenticando di dover provare le colpe prima di emettere verdetti?
Il Governo del Calcio come affronta questa situazione?
Abete - colui che dovrebbe ergersi a garante dell'intero movimento - minimizza, Palazzi sorvola, Beretta giustifica, Braschi rimane in silenzio. E' ripugnante andare avanti in questo modo. Non hanno il coraggio di prendere una decisione corretta? Lascino il loro incarico.
Un modo di governare che non è mai super partes come dovrebbe. Ricordiamo anche che a seguito della contestazione subita da Galliani a Firenze sono stati emessi 4 daspo e 2 denunce, oltre a dover registrare l’immediata solidarietà dell’intero mondo sportivo che conta. Durante la partita Catania-Juventus i dirigenti juventini furono costretti ad abbandonare gli spalti e Angelo Alessio fu letteralmente aggredito in conferenza stampa. E non è neanche troppo lontana quel Fiorentina-Juventus in cui per trovare un posto in tribuna ad Antonio Conte sembrava fossimo sul punto di dover costruire un piccolo bunker all’Artemio Franchi, partita in cui poi l’allenatore juventino fu oggetto di insulti e ululati provenienti da sedicenti tifosi della Tribuna Centrale per tutti e novanta i minuti.
Nessuno ha preso provvedimenti. E le aggressioni subite a Napoli dal pullman della Juventus che si recava allo stadio con lanci di razzi e pietre che hanno rotto il finestrino dietro il quale sedeva Asamoah? Nessun provvedimento, come anche a Bologna dove nella civilissima città emiliana accaddero episodi non troppo dissimili dal San Paolo.
Queste sono le denunce che una stampa seria dovrebbe sollevare. Queste sono le “situazioni” da contestare a chi rappresenta il nostro calcio. Noi vogliamo una competizione leale e regolare; noi vogliamo che a capo delle Istituzioni Sportive ci siano persone garanti di un calcio migliore.
E’ ora di finirla di correre dietro ai capricci di un presidente reso forte dall’impunità!
E’ ora di investire in credibilità liberandosi di chi vuole gestire il calcio come un giocattolo privato. E’ arrivato il momento di limitare lo spazio mediatico ad uso e consumo di chi offre uno sponsor più conveniente senza badare che, così facendo, si finisce soltanto per distruggere anziché costruire e migliorare.
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