Solo. A braccetto con le sue tanto care componenti. Risponde piccato alle accuse più che giuste del lettiano Malagò. Lo fa con stile machiavellico:
“Sono pronto a rifare le elezioni federali, ma che le rifacciano tutte le federazioni e in ultimo il CONI” . Chapeau.
Giancarlo Abete ora deve, non solo, guardarsi dai nemici di casa sua ma soprattutto da quelli dell’ufficio del piano di sopra, dal capo dello sport, ora che non c’è più il santo protettore Gianni Petrucci e ora che il suo fido “diecimila medici” Pagnozzi (di lui parleremo più avanti) è stato defenestrato, messo alla porta, cacciato, ora proprio ora, “il non legato alle logiche della poltrona” deve iniziare a difendersi da solo.
Accerchiato, non amato, disprezzato dai più nella sordida camera caritatis, ma osannato e acclamato in fase di Assemblea elettiva, il numero uno del calcio italiano si è scoperto “Principe”, sempre di Machiavellica memoria, e ha iniziato a muovere le sue pedine. Primo passaggio le elezioni dei vice presidenti:
il presidente si sarebbe dovuto astenere dall’esprimere una preferenza, perché da buon padre di famiglia avrebbe dovuto lasciar fare i figli, seppur incapaci di prendere una decisione condivisa mostrando così ancora una volta
incapacità di guardare al “tutto” ma curarsi dei propri orticelli. Invece, non solo Abete ha votato, ma lo ha fatto rivendicando il suo diritto al voto e ha accompagnato il buon
Marcello Nicchi a fare lo stesso. Per buona pace di chi ha sempre affermato che il voto degli arbitri dovrebbe esprimersi solo per fatti inerenti al loro ambito.
Così facendo, Lotito fuori e dentro Albertini. Non solo questo. C’è molto di più, c’è la longa mano del numero uno federale, così si sospetta in ogni luogo, sul "non voto" di Tonelli, che ha spaccato le certezze di Carlo Tavecchio, e sull’altro fedelissimo Gabriele Gravina quest’ultimo in quota Lega Pro.
Abete così facendo ha dimostrato al mondo del Palazzo di avere nel suo arco numerose frecce che possono destabilizzare le certezze delle Leghe in ogni istante cambiando la geografia del Consiglio federale che prima lo vedeva in minoranza mentre ora tutti devono fare i conti con lui.
Capitolo Tonelli. Il consiglio di Lega (LND) della scorsa settimana è sembrato una burla, un solo presidente di Comitato ha avuto l’ardire di attaccare pesantemente il numero uno del Calcio a 5 e grande “traditore” in fase di voto. Gli altri hanno, come troppo spesso accade, mostrato il loro disappunto solo, passateci il termine, a microfoni spenti. Questo ci fa tornare alla mente le parole di un grande conoscitore delle stanze di Piazzale Flaminio, anche se ora non “siede” più lì, che ci ha detto:
“Vedete, se Tavecchio avesse una défaillance politica, quanti presidenti di Comitati lo aiuterebbero o lo appoggerebbero? Ve lo dico io, almeno l’80% gli volterebbe le spalle”. Chiudiamo con uno spiffero che arriva direttamente da via Allegri,
si sussurra che ci sia un cambiamento in vista all’intero della Federcalcio, infatti, alcuni spingono per mandare in pensione il buon Di Sebastiano, segretario generale della FIGC, per mettere al suo posto il grande sconfitto del CONI Lello “diecimila medici”
Pagnozzi.
Proprio così, si prospetterebbe per Pagnozzi un ruolo di Segretario generale alla Federcalcio, chi sta cercando di fare muro e di evitare che questo accada, sempre secondo gli spifferi di Via Allegri, è il Direttore generale Antonello Valentini, saprà Giancarlo Abete dire di no a Pagnozzi, oppure scontenterà Valentini?
Di Massimiliano Giacomini
Ringraziamo Professione calcio per la collaborazione

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