Premetto che capisco ben poco di alta finanza e il mio rapporto con il mondo dell'economia si limita alla periodica lettura del mio estratto conto e alle conseguenti imprecazioni per tutte quelle vocette con il segno meno davanti con cui la banca si riprende parte dei soldi che le ho affidato....
Alcune cose, però, le comprendo anch'io, come dovrebbe comprenderle chiunque sia dotato di un minimo di intelligenza e buona fede.
Senza entrare troppo nello specifico, Massimo Moratti e il figlio Gianmarco hanno ceduto parte delle loro quote di partecipazione nella Saras al colosso petrolifero russo Rosnef.
La notizia
(Link), in un Paese normale, non dovrebbe essere accolta di buon occhio: non serve certo essere laureati in Economia alla Bocconi o avere fatto qualche Master, né bisogna essere fautori di teorie autarchiche estremistiche, per capire che di positivo c'è ben poco nell'ingresso massiccio di capitali stranieri in una società italiana (tralasciamo il discorso sul valore che le azioni avevano al momento della loro collocazione, rispetto a quello attuale di cessione....affari di quelli che hanno investito fidandosi...).
Questo di norma non avviene certo per nulla, ma è conseguenza della difficoltà di una società a reggere con le sue sole forze la concorrenza del mercato ed è riprova (ulteriore) della situazione ormai catatonica della nostra economia.
Ovviamente, però, per la stampa nostrana la notizia non ha nulla di negativo, tutt'altro: è più che positiva e c'è di che gioirne.
L'Inter, infatti, ne beneficerà di certo. Per quale motivo non è dato sapere: le società (Saras e Inter) sono del tutto distinte; l'acquisto di quote di una società di raffinazione da parte di terzi nulla ha a che vedere con un aumento di capitale in quella calcistica; a quanto pare gli acquirenti non hanno nessun interesse nel calcio italiano e la conclusione per cui il ricavato della cessione, o parte di questo, sarebbe reinvestito nell'Inter è una pura illazione, anche ammettendo che così si potessero aggirare i paletti del fair play finanziario, che, prima o poi, dovrebbero cominciare a mietere le prime vittime tra chi presenta bilanci paurosamente in rosso.
Tra l'altro, visti i tempi che corrono, se qualcuno pensasse davvero di vendere azioni per 190 milioni per poi bruciarli nel calcio, probabilmente i parenti darebbero il via immediatamente alle pratiche per l'interdizione.....
Quello che conta però, non sono le regole dell'economia, non è la logica, ma
tranquillizzare il popolo in questo momento più che nero che azzurro, sul futuro che sarà, nonostante tutto, roseo: da qualche parte arriveranno, comunque, fiumi di milioni, di Euro, di Yuan (ammesso che sia la moneta corrente in Cina, ve l'ho detto che di economia capisco ben poco) o, come leggiamo oggi, di Rubli.....
Anche questa è informazione....
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