Ho sempre pensato che se fosse accaduto agli onesti quello che è accaduto a noi non ne sarebbero usciti. E l’Inter oggi forse nemmeno esisterebbe più, a meno che qualche fantomatico sceicco o esponente delle nuove generazioni che nei paesi dell’est si sono arricchite sul filo della legalità trafficando armi sconquassate, vite e organi umani non avesse seriamente preso in considerazione l’idea di investire in un campionato che sta riducendo all’osso storico il suo interesse.
Il motivo per il quale ho sempre creduto che i tifosi interisti non ce l’avrebbero fatta a sopravvivere se avessero dovuto passare quello che abbiamo passato noi adesso lo hanno pure confessato.
A furia di aspettare sul fiume, il cadavere sta passando. Solo loro, con la loro arroganza testarda, non sono stati capaci di capire che il malato era gravissimo e neppure di praticare un’eutanasia. Sono già lì.
Tutti contro tutti. A subire la disfatta non solo dei risultati sportivi, ma anche dell’etica e dell’onestà. Dopo aver cercato invano di trincerarsi per l’ennesima volta dietro un complotto ordito da questo e da quello per tenerli lontani persino da quei triplete che si procuravano spiando e falsificando passaporti e bilanci.
Ora che nemmeno i vertici della FIGC ci stanno più ad avallare le fantasie da perseguitato immaginario cronico del loro presidente, gli interisti hanno gettato la spugna e la maschera e sugli spalti di una semifinale di Coppa Italia che avrebbe dovuto agire da paravento alla solita incompetenza dei loro dirigenti a fare le squadre di calcio, è comparso lo striscione che riassume l’interista-pensiero, la filosofia di vita dell’accattone, incapace persino di trovarsi da solo le ragioni del suo essere nerazzurro.
“Dopo Mourinho ci sentiamo orfani di qualcuno che sappia trasmettere il senso di appartenenza a questi colori”. Amico interista, io non ti capisco. Persino io che sono Juventina da sempre e che mi sbrano con te dalla più tenera età, quando a scuola si aspettava il lunedì per prenderci in giro e sul diario si appuntava ogni partita come se fosse la cosa più bella della settimana, riportando fedelmente i tabellini come li avevamo ascoltati alla radio a “Tutto il calcio minuto per minuto” e nelle feste invece di ballare si litigava perché quello era o non era rigore… persino io te lo saprei dire perché tu sei interista. Potrei citarti Mazzola e Peppino Prisco. Ma tu no.
Tu hai bisogno di un Mourinho. Tu non hai niente da ricordare e da tenere nel cuore. E questa è la differenza tra me e te. Eppure siete stati voi a tenderci quell’imboscata nel 2006. Senza dubbio sapevano là dove avrebbero potuto impedirlo, a casa nostra. Ma noi non abbiamo dimenticato che prima di loro c’erano stati Gianni e Umberto. E siccome loro sono e saranno per sempre dentro di noi, vivranno con noi.
E’ vero, caro interista. Ti manca una bandiera. Nel 2006 noi avevamo Del Piero. E lui ha scritto una lettera. E ci ha chiamati tutti sulla nostra bandiera, dove insieme ai nomi di Sivori, Charles, Boniperti, Scirea, Zoff, Bettega, Platini… e tutti quelli che ameremo sempre (e che sono sì tanti, ma si fa lo stesso un torto tremendo a non nominarli tutti) Alessandro ha scritto che campeggiano i nostri.
E la stessa cosa mi sono sentita dire quando io, che non ho mai preso tessere di partito o di altro ancora, ho deciso di prendere la tessera di Juventus member: “La Juventus sei tu”.
La Juventus sono io. Ho cominciato a scrivere. Perché la Juventus mi aveva dato tanto e in quel 2006 terribile era giusto che fossi io a dare qualcosa alla Juventus.
Oggi mi leggi su GiulemanidallaJuve. Che è il posto dove ho incontrato quelli che come me non hanno bisogno di qualcuno che appiccichi loro addosso un senso di appartenenza, perché chi sono lo sanno. E che cosa è la Juve lo sentono dentro. E per questo non se ne stanno con le mani in mano ad aspettare un Mourinho, ma la vivono e ogni giorno ci sono ad amarla e a difenderla. Amico interista, tu non lo sai, ma ti farebbe un gran bene qualche anno a risalire la china. Con coraggio e umiltà. Scontando finalmente le pene che ti sono accuratamente state evitate.
Forse ti farebbe capire se ne vale la pena.
Scusa, amico interista, ma era tanto tempo che te lo volevo dire.
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