Un decreto. Un piccolo passo verso la salvaguardia della salute. Il decreto firmato qualche giorno fa dai ministri Balduzzi e Gnudi contenete regole sui certificati medici per l’attività sportiva e l’obbligo di defibrillatori, ha un buco, una voragine immensa, manca il contributo del cardiologo.
Come se ci dessero delle regole per la buona manutenzione del motore della macchina senza l’obbligo/aiuto di un meccanico. Le morti improvvise durante una competizione sportive agonistica o non, sono improvvise solo per chi da la responsabilità al fato o ad un destino balordo, in realtà molte di queste morti potevano evitarsi. Come? Con una ricerca preventiva di un problema che potrebbe già far parte dell’atleta. Prevenzione e non i soliti esami per l’idoneità sportiva che, come tutti sappiamo, sono obsoleti.
Elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, spirometria e altri esami di questo genere possono aiutare ma non definiscono e non mappano il cuore e questo rende impossibile scovare un problema che a volte si nasconde dentro di noi, pronto ad uscire e a devastarci la vita. Serve una prevenzione mirata, anche il semplice defibrillatore in campo, è un salvavita ma che deve essere utilizzato nel momento in cui il cuore ha già subìto un enorme trauma, mentre bisogna evitare che questo accada. C’è bisogno di un protocollo medico in grado di prevenire quanto accaduto a Bovolenta o a Morosini, solo per citare due tra gli esempio degli ultimi anni.
Negli ultimi anni i casi di aritmie cardiache sono in grande aumento e spesso questa malattia si manifesta improvvisamente senza che prima si abbia mai avuto nessun malanno a essa riconducibile. Si fanno i normali esami per l’attività agonistica e non si scopre nulla, perchè non sono sufficienti a “scovarla”, a stanarla. Bisogna sottoporsi ad altri esami che non sono invasivi ma che possono aiutare il cardiologo ad avere una “visuale” corretta sul nostro cuore. Appunto il cardiologo, un medico specializzato, medico che nel Decreto, seppur buono, non viene mai menzionato. Così come per l’uso dei defibrillatori, ottimo progetto, partito anni fa dalla Serie D e dalla LND con il progetto Elisir, ma che non contrasta il problema ma cerca, casomai, di arginare la diga una volta che l’acqua ci sta invadendo. Bisogna fare di più.
Bisogna prevenire eventuali casi di morte improvvisa, perchè come mi disse un cardiologo. “le morti improvvise non esistono”.
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