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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 06/05/2013 08:26:51
31 volte Campioni d’Italia

 

La felicità è una giornata che comincia con la piazza della “vucciria” di Marina di Riposto. Un chiosco per portarti via un caffè e bambini che inseguono un pallone. E una maglietta che si piega a una fontana e si disseta. Bianconera, con un numero sulle spalle: 31.

E’ il 5 maggio. E c’è profumo di Juventus nell’aria che soffia la salsedine dal mare sopra il pietrisco piovuto dall’Etna. La Juve è dovunque. La Juve è comunque.
La felicità è una giornata che finisce con un autobus che fende un’altra volta le onde di un oceano di folla. Perché la Juve è questo amore che ci avete fatto riscoprire. Del quale eravamo coscienti ma forse non consapevoli. Abituati a vincere. Dopo quel 5 maggio del 2002 avete creduto di averci scatenato contro l’inferno. E ci avete trasformati nel vostro incubo peggiore. Come prima. Peggio, anzi, meglio di prima. E un altro 5 maggio è quello che vi spetta.

Questa è una Juve che mi piace. Fatta di amore, coscienza e rabbia. Mi secca dirlo, ma anche di progettualità, la parola insopportabile sulla bocca di monsieur Blanc e che Conte ha saputo vestire di gloria bianconera. Ruota intorno all’allenatore della Juventus la Juventus ritrovata. All’uomo che Pirlo ha descritto nel suo libro. Tenace. Testardo. Grintoso. Appassionato. Per qualcuno finanche talebano. Un poco a torto. Uno che la Juventus ce l’ha nel sangue e nel cuore. Ma pure nella testa. E si capisce da come viene sempre accostato alla Juve di Lippi. E’ una Juve che di certo ha aperto un ciclo. E’ il momento dei festeggiamenti e l’obbligo è godere fino in fondo. Perché un altro 5 maggio nessuno poteva figurarselo nemmeno in un sogno. E invece il destino si è burlato di loro. Questa Juve è un’alchimia favolosa. Per niente fantastica. Reale. Fatta della rabbia necessaria alla caparbietà di vincere. Se c’è una cosa che uno juventino può permettersi il lusso di invidiare oggi sono forse i 5 goals di Klose. Perché questa Juve che ha vinto meritatamente il suo 31° titolo di Campione d’Italia ha fatto, così come deve essere fatto, della difesa l’asse portante della vittoria. Non c’è dubbio che Buffon, Chiellini, Barzagli e Bonucci sono stati fondamentali, chiudendo la saracinesca e lasciando a Pirlo e alla straordinaria qualità e vitalità del centrocampo bianconero di costruire il gioco, praticare il possesso palla, proporsi senza indugio per quegli inserimenti che hanno fatto di Vidal soprattutto l’asso nella manica per colmare il gap delle punte, croce e delizia dell’era Andrea Agnelli/Antonio Conte. In tal modo alla caratteristica di possedere la miglior difesa si è potuta aggiungere l’altra essenziale peculiarità del miglior attacco. Pur senza avere un attacco di valore superiore. Che a detta di molti sarebbe il tallone d’Achille, il quid per saltare il fosso e ritrovarsi con un balzo dalle prime 8 alle prime 4 d’Europa: obiettivo prossimo del futuro immediato. Che l’estate chiarirà se sia solo di Antonio Conte o anche della società.

Questa è la Juve che mi piace. Che ha appena vinto il secondo scudetto consecutivo e invece che sazia si riscopre affamata. Quella che mi piacerebbe l’ho vista nell’abbraccio fraterno che Conte e Andrea Agnelli si sono scambiati nel momento in cui l’autobus scoperto si apprestava a lasciare lo stadio e abbandonarsi all’abbraccio dei suoi tifosi. Questa è la Juve di Conte. Ma anche di Buffon, che rappresenta la continuità essendo lo Juventino in attività con più scudetti vinti nella Juve. E’ la Juve di Pirlo. Che in tanti anni ha fatto 2 scudetti con il Milan e scaricato dal Milan ha fatto due scudetti in due anni con la Juve. Più che da protagonista. Da regista in campo. Che nel calcio vuol dire avere il carisma. Essere l’anima. E’ la Juve di Chiellini e Marchisio, che questa Juve l’hanno fatta davvero. La Juve di Vidal e Pogba: i talenti che mancavano. Fuoriclasse che potranno solo crescere.

E’ la Juve che ad agosto la FIGC ha tentato di decapitare, di rendere orfana, squalificando miserabilmente Antonio Conte, senza sapere che la Juve è una squadra e Carrera e Alessio erano anch’essi Conte. E bisogna sottolineare che la Lazio di Klose, alla quale vanno i complimenti per la buona annata e la scelta di un ottimo allenatore, deve essere ancora giudicata nell’ambito tuttora irrisolto del calcio scommesse.
E’ una Juve viva. Anche nel ricordo di Alessandro Del Piero, che in qualche modo ha voluto esserci anche lui, così come è nel cuore di tanti Juventini.

Anche se la Juve è domani. E ci sarà sempre una Juve domani finché ci sarà un bambino con la maglia bianconera in una piazza qualunque delle mille piazze non solo italiane dove è ancora possibile tirare calci a un sogno che si nasconde dentro ad un pallone.

Forza Juve



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