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Attualità di P. CICCONOFRI del 13/05/2013 07:34:18
Il calcio è passione usata con diverse sfumature…

 

La Juventus si è laureata campione d’Italia conquistando il suo 31° scudetto. La polemica legata al numero dei titoli che la Federazione riconosce alla Vecchia Signora (29) è stata affrontata da Valentini, direttore generale della Figc. Ai microfoni di Sky Sport 24 ha affermato: “Il calcio è fatto di passione, di cuore e questo nessuno può cancellarlo. E' fatto anche di regole e queste vanno rispettate".

E’ vero, il calcio è passione, usata con diverse sfumature: quella utile a finanziare un intero movimento calcistico dal quale viene sfruttata fino all’osso, ma anche quella schiacciata senza remore per interessi di casta o per favorire qualche amico in difficoltà. La passione viene dal cuore, ma nulla vieta di usare anche testa, e lo scandalo di calciopoli, riletto non solo con l’animo da tifoso, è la cartina tornasole che mostra tutto quel marcio che ha finito per giocare proprio con la passione di milioni di tifosi. Violentandola.


Valentini invita al rispetto delle regole, ma è difficile farlo senza avere un riferimento concreto. E da dove deve arrivare il punto fermo se non dalle istituzioni e dagli uomini che le rappresentano? Quello che ci hanno mostrato è un sistema sportivo debole, capace solo di confondere senza dare certezze. Di questo sistema fa parte una giustizia sportiva che cambia regole in corso per sistemare qualche scomoda situazione, come nel caso delle radiazioni per gli imputati di calciopoli; che mostra due pesi e due misure decidendo chi condannare e chi prescrivere, come mostrato da Palazzi con la famosa relazione in cui addebitava illeciti all’Inter prescrivendo contestualmente il reato; chi attenzionare e chi dimenticare, come per le intercettazioni di farsopoliana memoria, selezionate e diffuse solo in parte per ridisegnare una realtà artefatta in cui far attecchire convinzioni da bar sport. Senza dimenticare che, a fronte di decisioni particolarmente importanti, l’ultimo escamotage usato è stato quello di dichiararsi incompetenti, così da mantenere quegli equilibri utili per non modificare la nuova mappa del potere costruita dopo lo scandalo del 2006.


Davanti ad un globale fallimento, che ha portato a perdere credibilità non solo a livello nazionale ma anche internazionale, non possono essere sufficienti le parole del Valentini di turno, tardive e fuori contesto; né tantomeno possono essere questi personaggi atti a rappresentare una garanzia per il futuro, visto che da anni sono sempre gli stessi ad occupare posti nevralgici del potere federale mostrandoci puntualmente solo cosa non deve essere fatto. Quello che serve è la concretezza che non può essere chiesta a chi continua ad evitarla per poter mantenere la poltrona.

Abbiamo bisogno di esempi positivi e propositivi, non di chi si erge a professorino sperando che quattro parole possano giustificare lo scempio che ha portato a sconfessare i risultati conquistati sul campo. Chi occupa un ruolo di responsabilità e di rappresentanza all’interno della Federazione dovrebbe mostrarsi responsabile e capace di poter promuovere un sano spirito sportivo. Deve saper proteggere lo sport, difendendone i valori più puri senza sacrificarli per assecondare fini che nulla hanno a che vedere con il sano spirito di Olimpia.


Ribadiamo con convinzione che gli scudetti bianconeri sono 31 e che chiunque ne contesti il numero, deve avere anche il coraggio di affrontare il problema che ad oggi è stato solo evitato. Ad Abete che continua a parlare di chiarezza, magari sperando in un pubblico di tifosi dalla memoria corta: "Su questo la Federazione è stata chiara anche in occasione dello scudetto 2011/12", ricordiamo che quando è stato chiamato a prendere una decisione per fare luce su questa assurda situazione, ha preferito l’incompetenza.


Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 18 - 09 maggio 2013


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