Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 21/05/2013 08:11:04
Calciopoli: da spy-story a legal thriller

 

Venerdì 31 a Napoli si dovrebbe tornare in aula per l’appello del rito ordinario del processo di calciopoli. Per scandire il count-down e riannodare i tanti fili rimasti in sospeso, l’avvocato Gallinelli ha concesso un’altra intervista a Vaciago su Tuttosport, riprendendo la tesi che negli spionaggi illegali Telecom sul calcio consiste la genesi del più famoso scandalo del calcio italiano. (Link all’articolo)

Torna d’attualità il computer di Tavaroli, di nuovo oggetto di indagini, poiché l’avvocato Gallinelli ha dichiarato di aver chiesto al pm Albamonte di Roma di effettuare accertamenti, così come nei riguardi di altre anomalie di calciopoli, quali la selezione delle intercettazioni utilizzate dai pm e dal processo sportivo e la sparizione del video sui sorteggi truccati eseguito dai carabinieri, con la successiva esibizione al processo di una sequenza di immagini taroccata.

Vediamo in sintesi la ricostruzione dell’avvocato Gallinelli, facendola seguire da qualche nostra osservazione sulla sequenza cronologica di eventi che potrebbero essere utili per individuare il momento in cui i contorni di calciopoli sfumano da spy-story a legal thriller.

Il computer di Tavaroli era stato sequestrato a Milano nell’ambito delle indagini sullo scandalo Telecom. Fu trasferito a Roma il 3 maggio 2005 presso il nucleo investigativo di via In Selci a Roma, dove operavano Auricchio e i “Magnifici12”, autori delle indagini di calciopoli. Secondo Gallinelli venne arbitrariamente ispezionato a Roma il 15 giugno, come emerge dagli atti del processo Telecom, ma non esisterebbe il verbale dell’ispezione. L’anomalia si tinge di giallo considerando che il materiale informatico sequestrato nell’ambito dell’inchiesta Telecom è stato oggetto di ispezione della polizia postale di Milano, avente specifiche competenze, al contrario del nucleo investigativo romano.

Il computer di Tavaroli e il materiale informatico relativo alle indagini sullo scandalo Telecom furono sequestrati dai carabinieri di Milano, agli ordini del maggiore Chittaro, su delega dei pm Napoleone, Civardi e Piacente. Il maggiore Chittaro potrebbe essere per Gallinelli un altro punto di contatto tra lo scandalo Telecom e il processo di calciopoli. Il 29 settembre 2006 Tavaroli dichiarò agli inquirenti milanesi che essendo stato contattato dai dirigenti dell’Inter per eseguire dei dossieraggi nel mondo del calcio, avrebbe loro consigliato di operare con le autorità scegliendo di: a) presentare un esposto in procura; b) collaborare con il maggiore Chittaro. Secondo Gallinelli, nell’incidente probatorio Tronchetti Provera dichiarò che fu Moratti a rivolgersi alla signora Boccassini, che dopo aver avuto un colloquio con Nucini ammesso dallo stesso ex arbitro al processo di Napoli, si trovò ad archiviare il caso per manifesta infondatezza della notizia di reato.

Perché il computer di Tavaroli è così importante per calciopoli? Perché conteneva il Dossier Ladroni relativo ai dossieraggi illegali condotti contro Moggi e De Santis e qualificati di livello 1, pertanto informatizzati, secondo le dichiarazioni rese da Cipriani. Secondo Gallinelli sarebbe da prospettarsi un confronto tra l’archiviazione informatica contenuta nel computer di Tavaroli e la documentazione cartacea incompleta degli atti del processo Telecom, con riferimento ai tabulati telefonici prodotti dall’accusa a Napoli.

L’accusa rimane ormai fondata sulle risultanze dell’indagine sulle sim straniere, attribuite agli imputati sulla base dei tabulati telefonici, ma da una parte non è mai stato chiarito come siano stati assunti dalle compagnie telefoniche, dall’altro, come ha dichiarato lo stesso maresciallo Di Laroni a Napoli, il lavoro di ricostruzione tecnica e collocazione temporale fu fatto senza il ricorso a specifici software, bensì artigianalmente a mano e pertanto non sarebbe da considerarsi attendibile.

Si chiude qui l’intervista a Gallinelli. Chi indagò su calciopoli si servì delle risultanze degli spionaggi illegali Telecom contenute nel computer di Tavaroli?

Ci siamo chiesti quando calciopoli si trasformi da spy-story in legal thriller. Quando cioè l’operato delle autorità sposti l’asticella delle indagini spingendosi all’acquisizione di indizi e presunte prove travalicando i confini della tutela della legge.

Il 16 maggio 2006 Guido Rossi fu nominato commissario straordinario della FIGC. Il 23 maggio chiamò Borrelli a capo dell’ufficio indagini, che avrebbe avuto come investigatore principe Maurizio D’Andrea, il quale da lì a pochi mesi avrebbe raccolto l’eredità di Tavaroli alla guida della sicurezza di Telecom.

Il 23 maggio Repubblica pubblicò un articolo di Giuseppe D’Avanzo che da solo basterebbe a sbugiardare tutta calciopoli: L’inchiesta. Dall’Inter a Telecom i 100mila file degli spioni (Link all’articolo) . Il giornalista scomparve il 30 luglio 2011 a causa di un infarto mentre effettuava un allenamento con amici in bicicletta. Era infatti anche un ex sportivo, avendo giocato a rugby in giovane età. D’Avanzo si è occupato degli intrecci confluiti nel processo Telecom di Milano e scaturiti dai rapporti anomali tra ex carabinieri, poliziotti, finanzieri ecc. che avevano lavorato nel periodo in cui era attivo il terrorismo in Italia, i servizi deviati e le aziende private interessate al potenziamento della loro sicurezza e intelligence. Nell’articolo citato si scopre l’esistenza di un altro computer, quello di Cipriani, contenente documentazioni sui dossieraggi illegali Telecom. Ricostruendo le vicende già note dei rapporti tra Nucini e Facchetti fino al capitolo del fascicolo 45, D’Avanzo rivela già di pubblico dominio la notizia che secondo le rivelazioni di Cipriani fu l’Inter a dare l’input agli spionaggi illegali nel calcio e dice testualmente a proposito dell’archiviazione della Boccassini: “La storia sembra morta lì. Invece continua per vie oblique (da qui l'irritazione della procura che si sente oggi utilizzata e gabbata dall'Inter)”. Le vie oblique consistono nell’aver affidato le indagini alla Polis d’Istinto di Cipriani attraverso Tavaroli. Riecheggiando un noto spot potremmo definirle “giustizia fai da te”.

Come mai la procura di Milano da gabbata passò a gabbare inviando il computer di Tavaroli a Roma? Vi sono nella procura di Milano modi diversi di intendere la giustizia o si cercò in qualche modo di riparare a quello che si pensò un errore con un altro? Fu fatto pro domo sua o di qualcuno che a gabbare ci ha davvero preso gusto? La procura di Milano è da anni al centro di un dibattito politico che sta dilaniando il paese. L’avvocato Gallinelli ha più volte richiesto che il fascicolo 45 fosse ammesso agli atti del processo di Napoli, invano. La sua semplice esibizione non sarebbe l’ennesimo atto di giustizia ad personam, ma uno spiraglio di luce offerto a tanti di noi che ancora desiderano poter riporre le loro speranze nella giustizia come ricerca seria dell’accertamento dei fatti e non arma da porre al servizio di questo o di quello, a protezione di questo o di quello.

Il 26 maggio 2006 il procuratore di Napoli affidò a Borrelli “gli atti che si potevano dare” affinché fosse celebrato il processo sportivo. A rigore le carte non si potevano dare in toto, poiché facevano parte di indagini condotte sul campionato di calcio 2004/2005 che si sarebbero chiuse ufficialmente il 12 aprile 2007.

Inspiegabilmente, essendo la notizia dei dossieraggi illegali operati dall’Inter su tutti i giornali, il 22 giugno 2007 Palazzi archiviò l’inchiesta della FIGC e graziò Moratti e numerosi altri dirigenti dell’Inter, che appare sempre sotto l’ombrello di una speciale protezione nella vicenda di calciopoli.

Nell’estate del 2011 esplose lo “scandaletto” delle notizie coi baffi. Si venne a sapere che in realtà i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci avevano giustamente segnalato anche le telefonate che compromettevano l’Inter, che però furono ignorate.

L’8 agosto Abete dichiarò a Palombo della Gazzetta dello Sport che qualcuno doveva dire alla FIGC se quelle telefonate erano note o no. Narducci aveva chiosato il 27 ottobre 2008 all’apertura del rito abbreviato contro Giraudo che “piaccia o non piaccia” non c’erano mai telefonate che non fossero riconducibili agli imputati. Falso. Il 13 settembre 2011 dichiarò a Galdi e Palombo che c’erano, ma non erano “penalmente rilevanti”.

Il 9 aprile 2009 Beatrice fu nominato sostituto alla Procura Nazionale Antimafia e lasciò il processo di calciopoli. Il 6 luglio 2011 disse al Corriere della Sera che il primo screening sulle telefonate fu effettuato dai carabinieri nel 2006 e che fino al 2009 lui non seppe niente delle chiamate nascoste e scoperte dai legali delle difese.

Il 15 luglio 2011 intervenne anche Guido Rossi, attraverso un articolo di Valerio Piccioni che dichiarava essere stato Abete a rivelargli che l’ex commissario straordinario della FIGC e Presidente di Telecom (per due volte) nulla sapeva delle intercettazioni nascoste, così come Borrelli. Che a detta di Narducci forse non avevano rilevanza penale, ma configuravano gli illeciti poi prescritti da Palazzi nella famosa relazione che incastra ma non inchioda l’Inter alle sue responsabilità.

Per la cronaca, occorre rilevare che l’8 agosto 2006 il pm di Milano Napoleone, essendosi reso conto della necessità di un coordinamento tra le procure che indagavano separatamente sullo scandalo Telecom, organizzò il maxi-vertice tra le procure di Torino, Milano, Roma e Napoli . Curiosamente, un anno dopo aver fatto arrivare a Roma il computer di Tavaroli. (Link all’articolo)

A cercare di illustrare meglio il quadro delle anomalie di calciopoli si ricordino le incongruenze del processo sportivo, a suo tempo privato tra l’altro di un grado di giudizio e altri particolari che testimoniano le “leggerezze” degli inquirenti in questi anni. Oltre alla selezione delle intercettazioni e allo smarrimento del video dei sorteggi (non) truccati, accompagnato dalla sequenza di immagini taroccate, già ricordato da Gallinelli e alle inverosimiglianze delle sim, spacciate per non intercettabili quando la madre di tutte le intercettazioni, la famigerata griglia Moggi Bergamo è su sim svizzera, ci sarebbe l’audio scomparso dell’intercettazione ambientale di Villa Massa. Nel Natale del 2011 uno dei carabinieri di Auricchio rilasciò al Corriere della Sera un’intervista, nella quale affermava che l’intercettazione ambientale c’era, ma non fu messa agli atti del processo perché il contenuto non era d’aiuto alle tesi dell’accusa. Un po’ quello che si dice delle sim, che il contenuto sia noto e che piuttosto che condannare, scagioni gli imputati.

Oltre la spy-story e il legal thriller, calciopoli è una leggenda metropolitana.

Commenta l'articolo sul nostro forum!
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our