L’insinuazione bruta contro la Juventus, quella portata avanti con le parole e mai provata nei fatti, è sempre dietro l’angolo. Domenica 19/05/2013, “La voce di Romagna” pubblica un’intervista a Bigon, ex Cesena e tesserato del Milan nella stagione 72/73, titolo:
Milan, la fatal Verona 40 anni più tardi”, sottotitolo:
“Quando ci dissero chi era l’arbitro capimmo tutto”. Questo il virgolettato:
Qualcuno in relazione a quest’ultima giornata che consegnò lo scudetto alla Juve ha parlato di risultati anomali…
“Bisognerebbe chiedere a quelli del Verona come mai ci misero tutta quell’energia. Garonzi, il loro presidente, ci venne a trovare il sabato sera e disse che i suoi si sarebbero battuti lealmente ma niente di più. Doveva essere una partita normale, giocarono alla morte”.
Ahia…
“Apenna sapemmo il nome dell’arbitro capimmo tutto. Il signor Monti di Ancona era all’ultima designazione in A e poteva fare quello che voleva…”
Sta insinuando?
“Mi faccia tacere. C’è chi le cose le sa meglio di me”. Ci sarebbe da rimanere basiti se il tutto non finisse per essere l’ennesimo veicolo per le solite speculazioni antijuventine che accolgono sempre più consensi tra quei tifosi che hanno fatto della cultura del sospetto il loro patrimonio sportivo.
Per chi non vuole solo cogliere l’ennesima occasione per sputare veleno contro la Juventus coprendosi dietro le parole, vorrei far notare che il messaggio che viene fatto passare come normale è che il Verona non doveva impegnarsi. Insomma una delle tante partite di fine stagione in cui l’auspicio è quello del minimo impegno … Vogliamo ricordare le polemiche che sono seguite alle parole di Buffon “meglio due feriti che un morto”? Vogliamo ricordare tutti i sospetti, culminati anche con diverse condanne della giustizia sportiva, su quelle partite di fine stagione tra squadre che non hanno più obiettivi da raggiungere e chi invece mira ancora a qualche prestigioso traguardo?
Un’altra lezione di etica sportiva al contrario, aggravata dal fatto che arriva da chi ha fatto parte di questo sport da protagonista. Non ci resta che aggiungere l’ennesima “chiacchiera” da retaggio culturale sempre più unico vanto del calcio italiano.

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