Almeno per il calendario, visto che a Torino sembra essere autunno inoltrato, sta per arrivare l’estate! La stagione dei ghiaccioli, delle serate sulla spiaggia con la chitarra (ma i “ggiovani” lo fanno ancora o si ritrovano intorno al falò con i lettori mp3?), delle minigonne svolazzanti e…
del calcio parlato! I giornali, sportivi e non, possono lanciarsi nella gara a chi la spara più grossa inventando di sana pianta “rumours” che permettono a tutti gli abitanti del pianeta Papalla di sognare sotto l’ombrellone la vittoria dello scudetto o perlomeno un biglietto per la Champions. Poi come è naturale che sia, molti dei sogni finiscono all’alba, e spesso ci si scontra con la realtà.
Personalmente questi primi giorni di “pausa calcistica” con le prime operazioni di calciomercato mi sembrano dare più di un indirizzo su quella che potrebbe essere la prossima stagione.
Cominciamo dalla squadra
Onesta per antonomasia. Dopo gli osanna succeduti alla vittoria della prestigiosa "Niùgenerescioncap" (che quest'anno, stando ai giornali, manco si è saputo se si fosse giocata) l'astro nascente del movimento allenatori italico è stato defenestrato con ignominia dopo la "manita" rimediata nel finale di campionato. Al suo posto arriva
Mazzarri, uno che, pur se toscano di nascita, a Napoli ha presto imparato l'arte partenopea del "Chiagne e futte". Da qui possiamo dire che il Presidente Onesto per antonomasia della squadra Onesta per antonomasia ha deciso di riprendere a seguire il solco della tradizione pre- e post-Farsopoli.
Una politica di programmazione per cui un pianto continuo davanti alle telecamere rende molto di più di Benzema e Higuain e costa molto di meno. Spostiamoci dall'altra sponda del Naviglio. Al momento non è ancora dato sapere chi siederà sulla panchina rossonera a settembre. Da una parte un imprenditore di indubbio successo (anche per chi non lo ama come il sottoscritto) ma che quando si parla di calcio tende ad agire molto "di pancia". Dall'altra un vecchio volpone del calcio. In mezzo
Allegri, più che mai tessera n. 1 di un potenziale domino: se resta a Milano, ok, se "salta" lo aspettano già a Roma al posto di Andreazzoli. Di sicuro il mercato non prevederà grossissimi nomi, ma la squadra è ormai rodata, e Colui che non può fare rima con saltelli garantisce un discreto apporto in reti e -sigh- rigori a favore. Unico possibile punto debole, per chi scrive, una cattiva gestione di El Sharaawy. Lo vedo molto molto involuto da quando è stato sacrificato a fare da gregario al nuovo acquisto. Faraò, non è che ti piacerebbe venire a Torino?
Scendendo lungo lo stivale, fermiamoci a
Firenze per un discorso che può andare bene anche per altre compagini come Udinese e Catania. Dopo un campionato indubbiamente positivo, calciatori e allenatori lasciano il campo ai ragionieri. E come ogni estate, le rose di queste squadre devono scarificare uno o più pezzi "pregiati" di fronte a proposte "che non si possono rifiutare". Jovetic, Benatia, e altri buoni giocatori presto saluteranno i compagni e col ricavato delle cessioni si andrà alla ricerca di giovani promettenti o di "usati sicuri" per allestire le nuove formazioni per la prossima stagione.
Arriviamo a
Napoli. Partito Mazzarri, il Presidente cineasta temo che dovrà far digerire alla piazza anche la cessione di Cavani. Che però, contrariamente a quanto molti dicono, può considerarsi un punto di partenza: un allenatore-manager come Benitez, con le mani libere e con un notevole gruzzolo (incassato appunto dalla cessione del Matador) può costruire una bella squadretta. Aggiungiamoci anche le probabili cessioni di Zuniga e Behrami e la disponibilità monetaria diventa davvero interessante.
E veniamo infine ai nostri amati
colori bianconeri, lasciati per ultimi a ragion veduta.
Tutto quello che abbiamo detto fino ad ora non porta certo ad immaginare che il calcio italiano abbia la voglia, la forza e la possibilità di invertire decisamente il trend di questi ultimi anni.
Proprio in questi giorni ricorre il decennale della sfortunata Finale di Champions League tra Juve e Milan (e ricordiamo anche la presenza dell’Inter in semifinale, tre italiane su quattro). Bene, sono dieci anni ma sembrano mille.
Il calcio del Bel Paese che dominava l’Europa ora si batte per un piazzamento nel ranking Uefa con Francia e Portogallo. E’ ovvio, è palese che il livellamento di valori c’è stato, ma verso il basso. Da Farsopoli in poi, complici anche altre concause, il campionato è diventato più combattuto, più equilibrato perché le cosiddette “Grandi” si sono assestate su livelli sempre più simili a quelli delle cosiddette “Outsider”, invece di promuovere lo sviluppo e l’evoluzione di queste ultime.
E la conseguenza non può che essere una.
Il rischio di accontentarsi di essere “il Ras del quartiere”, quello che detta legge all’interno della sua ristretta comunità, ma che appena mette il naso fuori dal suo vicolo si scontra con il mondo “di fuori”. E sono guai.
Con questa concorrenza, Marotta e Agnelli possono limitarsi a fare uno-due aggiustamenti sul mercato e vivere di rendita. La squadra che vinse le coppe con Galia e Torricelli oggi dominerebbe il campionato in lungo e in largo, su questo penso che siamo d’accordo tutti.
E’ però altrettanto vero che così possiamo vincere tre, quattro, otto scudetti di fila, ma prenderemo scoppole pesanti appena passiamo Ventimiglia o Como Brogeda per mettere il naso fuori dal suolo patrio.
Se si vuole fare il “salto di qualità” bisogna dimenticare la nostra dimensione “italiana” e pensare in maniera “europea” . Pensare che i nostri avversari non sono il Napoli e la Roma, ma il Barcelona e il Bayern Monaco.
E’ con loro che dobbiamo misurarci, e non lo dico per spocchia.
E’ perché ci credo.
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