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Attualità di V. MARCHESE del 04/06/2013 07:16:07
Vergogna pubblica e violenza privata

 

Parlare di mobbing nel calcio è forse sbagliato e inadeguato perché i giocatori guadagnano cifre esorbitanti rispetto ad un normale lavoratore e soprattutto perché un'esclusione dalla squadra non può essere di certo paragonata alle pressioni subite da chi decide di denunciare il proprio datore di lavoro.
Il mobbing è stato riconosciuto per la prima volta nel 1999 dalla Cassazione e poi confermato dalla suprema Corte nel 2002. Si definisce “mobbing” l’insieme di quei comportamenti violenti e non, i quali vanno a ledere nel lungo periodo la dignità delle persone. In Italia non esiste una legge in materia di mobbing, che quindi non è configurato come specifico reato a sé stante. Gli atti di mobbing possono però rientrare in altre fattispecie di reato, previste dal codice penale, quali lesioni personali gravi o gravissime, anche colpose, che sono perseguibili d'ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell'origine professionale della malattia. Anche nel mondo del calcio non c’è una norma che disciplina in particolare la materia ma negli ultimi anni sono sorti dei casi di tensione tra società e i rispettivi atleti e la definizione è entrata, senza volerlo, anche in questo ambito.

Il primo caso di mobbing si ebbe con il calciatore Zanin, ex attaccante del Montichiari che, a causa di una controversia con la società per il suo stipendio troppo elevato, venne messo ai margini della squadra subendo umiliazioni fino ad arrivare persino a minacce e percosse. Nel 2004 la Corte Disciplinare diede ragione al calciatore.
Negli anni abbiamo avuto altri casi: Luis Gimenez della Ternana, Federico Marchetti del Cagliari, Goran Pandev della Lazio, Llorente dell’Athletic Bilbao, Diakitè della Lazio e per ultimo Sneijder dell’Inter. Quest’ultimo in un’intervista a The Telegraaf ha dichiarato: ”Mi hanno messo continuamente i bastoni tra le ruote, hanno provato a distruggermi; se non fossi stato così forte mentalmente avrei anche potuto ritirarmi. Molta gente all'interno dell'Inter non merita il mio rispetto".

L’unico dirigente nella storia del calcio a subire un processo penale per violenza privata o mobbing (chiamatelo come volete). è stato Luciano Moggi per la vicenda Blasi, indotto ad abbandonare il suo procuratore Antonelli per passare alla GEA del figlio del mostro Moggi.
L' 8 gennaio 2009 la X Sezione Penale del Tribunale di Roma ha condannato Luciano Moggi a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violenza. Ha invece assolto i Moggi (padre e figlio) e tutti gli altri componenti della Gea dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza, per la quale il Procuratore Generale Alberto Cozzella aveva chiesto una condanna a 4 anni e 8 mesi. La sentenza del processo d'appello del 25 marzo 2011 ha ridotto la condanna a un anno di reclusione (pena che non sarà scontata in quanto coperta dall’indulto) e ha confermato l'assoluzione per associazione a delinquere.

Ripeto, Moggi è stato l’unico a subire un processo per violenza privata\mobbing. Quando si dice che la legge è uguale per tutti...

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