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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 09/06/2013 10:10:00
Calci Preziosi. L’impunito

 

E’ duro il commento del Secolo XIX e Enrico Preziosi lo merita tutto. Un paio di giorni addietro Valerio Arricchiello e Dario Freccero stavano attendendo all’uscita del ristorante il presidente del Genoa per porgergli alcune domande, quando si sono visti aggredire e sfasciare la strumentazione utile all’esercizio del loro lavoro. All’ira dell’imprenditore si è aggiunta l’insolenza del suo autista, (Video) che gli ha dato man forte prodigandosi nel calpestare la telecamera finita in terra durante la reazione inconsulta di un Preziosi che prima ha tirato calci e schiaffi all’operatore e poi ha preteso di uscirsene con delle scuse.
Di ritorno dalla testimonianza resa al Palazzo di Giustizia riguardo a Genoa Siena, scrive ancora Il Secolo XIX, il presidente aveva incontrato Antonio Rosati, che in procinto di vendere il Varese, dovrebbe assumere la carica di vice-presidente esecutivo del Genoa.
Non ne faremo una questione personale, non crediamo lo sia. Ne faremo una questione di sostanza. Preziosi può non rispondere, può non farsi intervistare da chi crede voglia rivolgergli domande sgradite (da tre anni non si fa intervistare dal Secolo XIX), può impedire ai giornalisti di entrare nelle sue proprietà. Può essere sotto pressione per la sua azienda, ma non può eccedere in certi giochi penosi. Non può guadagnarsi il consenso o soffocare il dissenso con la violenza. Così ha cercato di fare ieri, sostenendo che i suoi problemi nascono solo a Genova. Dimenticando l’addio all’ingrata Saronno o il fallimento nell’infernale Como. Dimenticando che i fantasmi non si mandano via prendendoli a calci. Meglio parlarne, con calma.” Giampiero Timossi ha espresso con queste parole la profonda amarezza dei giornalisti del Secolo XIX, accennando ai trascorsi del Presidente che proprio non riesce a togliersi il vizio di male accoppiarsi a un logo molto amato dai bambini in virtù delle sue attività di imprenditore.
Il fatto è che i suoi giochi disgustano da tempo chi segue le vicende del calcio e purtroppo anche quelle che scaturiscono da questo sport per andarsi a ficcare dentro le aule dei tribunali. Perché il caso Preziosi appare per la giustizia sportiva italiana come un altro dei misteri per i quali la FIGC opera non solo con due pesi e due misure, ma con un occhio chiuso e l’atro miope nei confronti di alcuni e recupera improvvisamente tutta la vista e la volontà di trovare il classico pelo nell’uovo adversus qualcun altro.
Non siamo nuovi a riassumere le disavventure dell’unico presidente di una società di calcio di rilievo veramente scoperto con le mani nella marmellata, con quella che fu definita a suo tempo come la pistola fumante e della quale la vulgata parlò di valigetta piena di soldi per comprare una partita. In realtà Il 14 giugno 2005, nei pressi della sede Giochi Preziosi S.p.A., i carabinieri fermarono un'auto su cui viaggiava Giuseppe Pagliara, dirigente del Venezia, rinvenendo una busta gialla contenente un modulo di contratto di vendita intestato al Genoa CFC che riguardava il giocatore paraguaiano Ruben Maldonado e 250.000 euro, che si rivelarono non essere destinati alla compravendita del calciatore, ma alla combine della partita di serie B giocata tra Genoa e Venezia. L’8 agosto 2005 la CAF confermò la retrocessione del Genoa in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione, 5 anni con proposta di radiazione per Preziosi e 5 per Dal Cin, presidente del Venezia. Il Dal Cin dalle dichiarazioni del quale partì l’inchiesta di calciopoli, come si narra.
Dopo un tentativo mancato di ricorrere alla giustizia ordinaria, il 15 febbraio 2011 la Corte di Cassazione confermò la condanna a 4 mesi per Enrico Preziosi, assolvendo il figlio Matteo e Francesco Dal Cin.
Il 14 settembre 2011 Tuttosport informava essere avvenuto un patteggiamento tra Preziosi e la FIGC: “Niente radiazione, dunque, ma anzi un nuovo arbitrato nel dicembre 2010, nel quale si chiede di transare la squalifica di 6 mesi per il caso Milito-Motta, ma si finisce a trattare di 19 mesi di squalifiche varie, per le quali si addiviene ad un accordo che magicamente libera Preziosi del peso della giustizia sportiva dal 20 gennaio 2011”. Per la cessione di Milito e Thiago Motta all’Inter, Preziosi aveva subito un’altra squalifica di sei mesi per avere, mentre era sospeso, direttamente trattato con Massimo Moratti, anch’egli squalificato per tre mesi. Seguendo la ricostruzione di Tuttosport, il 23 febbraio 2010 Preziosi ottenne l’arbitrato per l’annullamento degli altri 5 anni rimediati per il fallimento Como, da sommare a quelli del caso Genoa-Venezia e spostare il reintegro al luglio 2015. Facendo valere le motivazioni del ritardo con cui si era arrivati all’arbitrato e la Figc si accontentò di una multa di 150 mila euro.
Nel dicembre 2010, con una multa di 50.000 euro cumulativa il fine pena fu fissato il 20 gennaio 2011. Il 28 aprile 2010 Abete ebbe il primo parere della Corte di Giustizia federale sulla radiabilità dei condannati prima del luglio 2007, quando cambiarono regole e statuti. Tuttosport sottolineò la «Radiazione automatica» per i 42 soggetti, tra cui Moggi e Preziosi, ma richiesto altro parere interpretativo, si finì l’iter interno il 13 luglio e avvenne un altro stop provvidenziale. Si chiese all’Alta Corte Coni un parere e il 19 gennaio 2011 si arrivò al processo 'attualizzato' per il quale s’appellarono al Coni gli ultimi radiati Moggi, Giraudo e Mazzini. Nel frattempo, a Preziosi era scaduta la squalifica di cinque anni per Genoa-Venezia e non avendo nessuno esercitato il potere/dovere di agire la radiazione sparì.
La FIGC ha aperto un’inchiesta sull’ultima impresa di Preziosi. Aprì un’inchiesta anche per gli spionaggi illegali Telecom, quelli per i quali Tavaroli ebbe l’input da Moratti, che faceva affari con Preziosi.
Rimangono una serie di calci e pugni e una telecamera fracassata. Effetto impunità.

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