Non sono un’esperta di argomentazioni filosofiche, come Elio Matassi (
link), ma non mi sarebbe difficile un giro nel web alla scoperta di qualche citazione ad hoc per supportare le mie opinioni. Il suo pezzo per Il fatto Quotidiano tesse le lodi dell’allenatore che “
fino al 1998 era uno dei più bravi d’Europa”, eppure è tutto giocato contro la Juve,
come se senza la Juve Zeman non sarebbe nessuno. Non è vero che siamo di fronte all’ultimo esteta, all’estremo esemplare di un calcio fatto di sola bellezza senza nulla concedere al business, all’eroe contro tutto e tutti, al Don Chisciotte al quale non importa nulla di vincere.
Zeman ha scelto di essere la caricatura di tutto questo. Una mistificazione continua, smontata e sbugiardata con la sentenza che il 7 novembre 2012 ha decretato che Moggi aveva ragione: non vince perché non sa allenare.
Secondo Matassi alla Juve piace vincere a tutti i costi. E’ vero, il nostro motto preferito di Juventini è il celebre bonipertiano “
vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. E visto che per Zeman la conta dei titoli vinti non c’è perché secondo la sua stessa testimonianza resa a Napoli assomma a “
zeru tituli”, inizia a fare conteggi sulle CL vinte dalla Juventus, al disotto del 10% dello standard di vittorie in patria. Come se questa fosse la prova se non altro logica che la squadra bianconera vince in Italia perché ruba.
I pennivendoli italiani amano nascondersi in modo poco onesto intellettualmente dietro la filosofia, non capendo granché di calcio. Sia che utilizzino un linguaggio terra terra o raccattino frasi dai libri, non ce la fanno a fare un’analisi seria. E così preferiscono affondare il dito nella piaga della Coppa dei Campioni dell’Heysel, come se quella strage l’avessero fatta e non subita i tifosi bianconeri e a morire fossero stati quelli del Liverpool.
Nessuno più di noi Juventini sa bene di aver sofferto qualche volta di sindrome da finale, ma sette finali di Coppa dei Campioni sono tante e se un giornalista andasse veramente a guardarsi le registrazioni di quei match e tanto per farsi un’idea di quanto bel calcio sia stato giocato nella storia del mondo anche senza l’aiuto di Zeman, tutte le splendide partite che li hanno preceduti, potrebbe scoprire che è capitato anche alla Juve di patire per qualche svista arbitrale o, come si direbbe in boemo, per colpa del sistema.
Matassi elogia Zeman, dipingendolo come “l’ultimo universalista, ossia colui che ha concepito la vittoria come espressione della bellezza del gioco, della coralità armoniosa, dell’ethos condiviso”. Forse nell’ultimo decennio gli sono sfuggiti i 4 palloni d’oro vinti da un certo Messi, giocando in una squadra che si chiama Barcellona, allenato da un tale Guardiola, che con questa filosofia è riuscita a imporsi e a deliziare gli appassionati di calcio, riuscendo anche a regalare importanti affermazioni alla Spagna intesa come nazionale, per quanto i blaugrana siano orgogliosamente catalani.
Matassi non lo dice, ma anche la Juventus, tutte le volte che ha aperto un ciclo, sia stato improntato a una filosofia del calcio difensivistica come nel caso di Trapattoni, o abbia coniugato l’orgoglio del gioco all’italiana con l’estro e la fantasia come ha fatto Lippi e fa Conte, ha sempre condiviso il suo ethos anche con la nazionale azzurra, portandola sulla vetta del mondo. Come è accaduto anche nel 2006, l’anno di calciopoli. E come contribuisce a fare anche oggi, vista la presenza bianconera che sopravanza di gran lunga quelle di altre squadre italiane di caratura internazionale.
“
Un campionato qualitativamente di basso profilo, che si sta sempre più avvicinando a quello turco o greco, non poteva accettare un allenatore come Zeman”. Matassi spiega così l’ultimo esonero del boemo. A parte l'assurdità del concetto
“Zeman troppo bravo per un campionato mediocre” che stride con la logica più ovvia che chi compete in un campionato mediocre se è veramente tutto questo genio del pallone e delle sue alchimie dovrebbe dominarlo e non farsi cacciare per evidente, conclamata, ennesima mancanza di risultati, tale
Matassi tace, anche e soprattutto, sul come e sul perché il campionato italiano sia sceso di livello. E’ convinto che alla Juve piace vincere con ogni mezzo, sebbene non pratichi il doping amministrativo, né quello che passa attraverso l’uso di stupefacenti. Come hanno sentenziato i tribunali. Malgrado non faccia spiare e pedinare i suoi calciatori, né i suoi concorrenti. Le altre squadre italiane possono dire altrettanto? Ama vincere, ma sul campo.
Invece Matassi rievoca l’ultima finale di Supercoppa Italiana vinta a Pechino sul Napoli e non per biasimare la scarsa sportività dei partenopei, ma per giustificarli.
Il capitolo Inter lo liquida accusando Stramaccioni di limiti caratteriali, senza adempiere come si dovrebbe al suo mestiere, che dovrebbe mirare a informare la gente affinché possa farsi una sua opinione dei fatti e non selezionare i fatti per inculcare delle opinioni.
Il giornalista finge di sconoscere cosa accade in questo paese e dimentica il processo Telecom di Milano. O forse anche lui fatica a ricondurre Tronchetti Provera all’Inter, così come Auricchio stentava a ricondurre Berlusconi a Mediaset e Mediaset al Milan. Sviste anche queste. Di cui si nutre il sentimento popolare. Che fanno perdere di vista che frasi buttate lì contro la Juve forse cominciano ad avverarsi per chi ha ordito inganni per rovinarla ed è venuto alla fine il giorno in cui Moratti sta iniziando a scontare quei 600 milioni di euro spesi senza vincere niente se non un po’ di cartone. Quelli che Carraro rimpiangeva e che la FIGC si è tanto premurata di fargli recuperare.
Tuttavia Matassi non vuol rinunciare a trovare qualcosa di buono che sia venuto dal coraggio di Zeman e vagheggiando qualche risultato cita le esperienze di Foggia e Pescara e nomina Verratti, Insigne e Immobile, scordandosi di informare che quest’ultimo è un giocatore tuttora in comproprietà tra Genoa e Juventus, che con Ciro Ferrara lo portò nella Primavera bianconera nel 2008 a 18 anni, avviandone la carriera.
“
Nondum matura est, nolo acerbam sumere”. Questo, che è acerba, Fedro fa dire alla volpe che non riesce ad arrivare all’uva, rifacendosi alla favola attribuita a Esopo. E’ facile disprezzare quello che non si può ottenere. Quanto fare una citazione, che basta scegliere e adattare alle proprie esigenze.
Solo che il calcio non è un esercizio retorico e forse è per questo che vince la Juve.
Commenta l'articolo sul nostro forum!