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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. LANCIERI del 18/06/2013 12:38:23
Supercoppa: cosa vuole Lotito?

 

Riassunto delle puntate precedenti. La Supercoppa italiana è stata disputata dal 1988 ad oggi, in 25 edizioni. Quante di queste si sono giocate in casa del detentore dello Scudetto? Venti. Quante sono state giocate in casa del detentore della Coppa Italia? Nessuna.

Pur essendo presidente della Lazio da pochi anni, da buon tifoso laziale (sempre che lo sia), Lotito dovrebbe ricordarsi anche del 2000, quando, anche grazie alla partita in piscina di Perugia, a laurearsi campione d’Italia fu la sua Lazio, che pochi mesi dopo ebbe di conseguenza diritto a giocarsi la Supercoppa. Dove? Ovviamente, come da regolamento, all’Olimpico di Roma.

Ma siamo in Italia e di conseguenza dobbiamo anche convivere con le eccezioni. E così è capitato, in cinque occasioni, che la partita si giocasse in campo neutro, sempre fuori dai confini nazionali. Nel 2009, fu l’Inter a rinunciare al vantaggio delle mura amiche, per andare in trasferta a Pechino. Nel 1993 e nel 2011, i cugini rossoneri accettarono di disputare l’incontro a Washington e ancora a Pechino. Ma chi ha il record delle partite lontane da casa? La Juve, che si è resa disponibile a lunghe trasferte per ben tre volte: nel 2002 a Tripoli, nel 2003 a New York e nel 2012 a Pechino (quando a creare uno scompiglio totale sulla sede della competizione toccò all’altro presidente gentleman del nostro campionato, De Laurentiis, guarda caso sempre a danno della Juve campione d'Italia).
Percentualmente, la Juve ha rinunciato al proprio diritto di giocare in casa il 37,5% delle volte, il Milan l’ha fatto il 25% e l’Inter il 20%. Tutte le altre (Sampdoria, Napoli, Roma e Lazio), quando hanno potuto, hanno sempre giocato nel proprio stadio e nessuno ha mai avuto nulla da recriminare, anche perché non ce ne sarebbe stato alcun motivo. Questi dati dovrebbero indicare in maniera piuttosto chiara quali siano le squadre più propense a sacrificare i propri diritti per il “bene comune” di un incasso più alto e di una maggiore visibilità all’estero e chi invece predica bene quando ha solo da guadagnarci, ma poi non si sogna neppure di mettere in pratica i suoi insegnamenti, quando toccherebbe a lui rinunciare ad un beneficio regolamentare.

Sorgono quindi tre domande. Prima: cosa vuole Lotito? Seconda: perché la Lega (o la Figc, o qualcuno che una volta tanto si senta in vena di essere competente) non prende una posizione netta? Terza: perché i giornalisti fingono che le regole e la storia non esistano?

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