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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 22/06/2013 07:25:33
Telecom. Tutto vero, tutto falso

 

"Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha deciso di indagare per falsa testimonianza nei confronti degli avvocati Francesco Mucciarelli e Francesco Chiappetta, ex componenti dell'ufficio legale di Telecom. I due sono stati sentiti oggi nel processo milanese a carico di Marco Tronchetti Provera accusato di ricettazione in uno dei tanti 'capitoli' della vicenda dei cosiddetti 'dossier illegali'." (ansa 19/06/2013)

Questo trafiletto scarno scende in una serata ormai estiva di Confederation Cup, tra un Brasile Messico e un Italia Giappone giocate come se niente fosse nel clima surreale di scontri agitato dal malcontento della gente sudamericana, che si sente imbrogliata dallo sperpero di soldi che spesso il calcio comporta. In fondo l’America latina ne ha viste di peggio, quando i mondiali di Argentina del ’78 servirono per ridare lustro a una nazione dilaniata dalla tragedia dei desaparecidos.
Per uno strano gioco del destino fu ambientato proprio in Brasile l’affare del cd ricettato che viene contestato nella ramificazione del processo Telecom citata dall’Ansa, quando nel corso dell’acquisizione di Brasil Telecom si scatenò una vera e propria guerra di spie e il prodotto degli spionaggi operati dalla Kroll, un’agenzia investigativa che operava in Sud America ai danni della Telecom, pervenne a quest’ultima, che a sua volta si era data da fare inviando in missione a Rio de Janeiro il famigerato Tiger Team, distintosi anche per le altre vicende di spie legate alla Vodafone e alla RCS, nonché per i dossieraggi contro, tra gli altri, Moggi, Vieri e De Santis.

E’ una storia lunga quella che si dipana dal processo Telecom di Milano, alla quale attingono troppi rivoli che hanno finito per annacquare il potenziale dirompente di un’attività di spionaggio troppo dolorosamente tollerata dalla repubblica, che ha preferito smorzare i toni e relegare nel buio della stanza 38 del settimo piano del tribunale di Milano i segreti del Telecom: 83 faldoni con carte e files relativi a 4287 persone e 132 società che sono state spiate dalla security del Presidente Tronchetti Provera, in attesa di essere distrutti. A completare l’opera di insabbiamento il 22 dicembre 2009 il governo Berlusconi IV ha posto il segreto di stato sulle indagini sui dossieraggi illegali, che vedevano coinvolto il SISMI.

Questa pietra tombale non ha tuttavia seppellito l’attività illegale di spionaggio, che torna ad aleggiare nell’aria a guisa di fuochi fatui che di tanto in tanto sgomentano, come i fantasmi delle vittime che in certi romanzi dell’orrore non vogliono proprio saperne di abbandonare il luogo del delitto, aspettando che qualcuno renda loro giustizia.
Ciò che accade con il processo Telecom di Milano è solo la riedizione di tanti processi che l’Italia non finisce mai di raccontare e che hanno riguardato i nervi più scoperti della vita del nostro paese, troppo spesso sul filo oscuro e gelatinoso della connivenza e della spartizione di interessi tra Stato e mafia e Stato e terrorismo, tra i quali si sono insinuati i faccendieri dei servizi segreti e non di rado delle banche e della massoneria.
Una confusione di ruoli che più volte ha messo a rischio la democrazia e che ha dettato al legislatore una serie di norme all’interno delle quali diventa spesso impossibile appropriarsi di una sola verità e di una sola giustizia. Non a caso si distingue tra verità e verità processuale, dimenticando che quest’ultima dovrebbe intendersi come la più vicina alla comprensione dei fatti.

Il mio è non il giudizio, ma soltanto il punto di vista di chi per passione calcistica si è accostata a un processo chiamato calciopoli e ha visto attraverso le sue carte dipanarsi la matassa che conduce passo dopo passo, dubbio dopo dubbio, a chiedersi qual è il punto oltre il quale il compromesso debba chiamarsi crimine.
In tal modo, e sempre rimanendo ancorati all’idea di una magistratura il cui operato sia da intendere dentro le maglie del codice di giustizia e senza condizionamenti, ha potuto verificarsi non solo la disgregazione del processo Telecom nei processi intentati dalle tante vittime dello spionaggio per ottenere risarcimenti, ma anche un’alternanza di verdetti che difficilmente tracciano i contorni delle responsabilità.

Il 13 febbraio 2013 “è finita in carcere”, per dirla efficacemente con Repubblica, la squadra di Tavaroli. In realtà la squadra di Tavaroli si faceva una guerra interna con il Tiger Team, purtroppo a beneficio di Tronchetti Provera, che si è sempre defilato dalle responsabilità degli spionaggi, ancorché destinati ai suoi interessi di imprenditore. In primo grado il giudice Mariolina Panasiti lo aveva ritenuto colpevole e inaffidabile, ma in secondo la sentenza era stata ribaltata lo scorso novembre. Tronchetti si era cautelato patteggiando 7 milioni di euro per le responsabilità dell’azienda Telecom. Successivamente, Asati (Associazione Azionisti Telecom Italia), Bernabé e Telecom Italia hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo milanese a carico dell’ex presidente del gruppo di Telecom e ora presidente di Pirelli, imputato per la ricettazione del cd contenente una serie di dati captati illegalmente dall'agenzia di investigazione Kroll nel 2004. Tronchetti Provera rispondeva dando mandato ai suoi legali di valutare ogni azione a tutela della sua immagine e onorabilità, affermando che il suo ruolo sarebbe stato ispirato alla protezione dell'azienda.

Vieri ha vinto in primo grado la sua battaglia legale per il risarcimento agli spionaggi e pedinamenti che a suo dire gli hanno stroncato la carriera. Bergamo e Moggi vorrebbero fare altrettanto. De Santis è andato incontro a una prima sconfitta, nonostante la Telecom lavorasse per l’Inter e pagasse i conti alla Polis d’Istinto all’estero per non essere scoperta attraverso la Pirelli, che a sua volta si incaricava di risolvere con spot pubblicitari parte dell’ingaggio di Vieri. Moratti avrebbe fatto cadere per ottenere questa vittoria di Pirro un mito inviolabile dell’illibatezza nerazzurra, incolpando proprio colui che fummo accusati di dileggiare martoriandone la memoria: quel Giacinto Facchetti che al telefono ci sapeva fare meglio di Moggi. Dopotutto anche l’onestà ha un prezzo.

«In tutti gli sport quando il primo viene squalificato vince il secondo e nessuno ne fa uno scandalo: ma il calcio ha un impatto mediatico più forte e qui si sono inventati che è uno scandalo. L’importante è che la Juve torni a essere uno degli aspiranti al titolo e ad avere un ruolo internazionale. Fa bene al calcio e rende più divertente il campionato. Si è cercato di ricostruire sul nulla una rivisitazione di Calciopoli. Tentare di manipolare la verità è scandaloso». M. Tronchetti Provera, 2 maggio 2010, intervistato sulle intercettazioni nascoste di calciopoli che riguardavano l’Inter, portate alla luce dalla difesa di Moggi.

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