Partiamo innanzitutto da un presupposto innegabile. Davanti alla legge tutti i cittadini italiani hanno - o dovrebbero avere - gli stessi diritti. Anche se parlassimo del peggiore assassino.
Intendo dire, con questo, che se anche il mio vicino di casa fosse un serial killer, questo non gli toglierebbe mai e poi mai il diritto di essere lui stesso tutelato dalla legge se si ritrovasse ad essere vittima di un reato. Ad esempio se io gli cercassi di rubare la macchina.
Assodato questo, bisogna però ammettere che a più di uno suonerebbe quantomeno singolare se, ad esempio, domani Sandrino il Mazzulatore, violento ed irascibile capo ultrà della curva, denunciasse Nonna Luisa, tenera e fragile vecchietta ottuagenaria, per maltrattamenti.
Come si può pensare, infatti, che un energumeno che fa della violenza il suo pane quotidiano, talmente grosso che allo Stadio invece che il biglietto paga l'occupazione di suolo pubblico, possa in qualche modo essere maltrattato da un'inerme nonnina che campa con la pensione minima?
Qualche giorno fa i Tg hanno dato una notizia che ha fatto andare di traverso quel che stava bevendo a chi scrive: in un'intercettazione (sì, quelle famose intercettazioni che ogni tanto saltano fuori se mai non c'è qualcuno a giudicarle "non rilevanti"...) il capitano del Palermo
Fabrizio Miccoli si riferisce ad un celebre Magistrato defunto apostrofandolo come "quella feccia di Falcone".
Già l'affermazione in sé, se provata, dovrebbe offendere ogni cittadino onesto. E, parimenti, togliere da questo computo in secula seculorum il "signor" Miccoli.
Ma c'è di più. Oh, se c'è di più.
Fabrizio Miccoli, come tutti gli amici del forum ricorderanno, è il povero tapino che durante i processi Gea e Farsopoli alzò al cielo lamentazioni e geremiadi per tutto quanto aveva subito da quel mostro di Moggi. Quella specie di Shub-Niggurath in forma umana che lo mobbizzava, lo minacciava per fargli accettare i trasferimenti, lo lasciava sul pullman fuori dallo stadio come e peggio di un cane.
Per carità, sono comportamenti vergognosi e, qualora un giudice avesse la certezza del fatto, è sempre e comunque giusto che punisca il responsabile, sia che ad esserne vittima sia un calciatore di serie A, che una segretaria d'azienda, che un operaio. Ma è innegabile che, a questo punto, chi ha pensato di avere in mano, qualche anno fa, le prove per poter giudicare in certezza e serenità, ora dovrebbe farsi più di una domanda.
Perché chiamare Falcone "feccia" vuol dire
inneggiare a coloro che fecero saltare in aria un chilometro di autostrada. Vuol dire celebrare un sistema che fa della sottomissione il suo credo. Vuol dire sentirsi parte di un modus operandi che pone le sue basi sull'omertà.
Proprio quei metodi di cui, in misura mille e mille volte più rarefatta ed edulcorata, lamentava di essere stato vittima. Ma purtroppo, come tutti sappiamo, sono domande che nessuno (almeno limitatamente a chi dovrebbe farlo) si farà...
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