Siamo allibiti, per non dire di peggio.
Che in Lega sarebbe tirata una brutta aria, lo si era già capito dall'esclusione dal Consiglio della Juventus in occasione dell'ultimo rinnovo delle cariche: immaginavamo i soliti movimenti sottobanco, ma un comportamento così
platealmente ostile e fazioso va oltre le nostre peggiori aspettative.
Non bastasse la scelta di giocare la Supercoppa Italiana non a Torino, ma a Roma, in casa non dei Campioni d'Italia (come da regolamento in assenza di diversi accordi), ma dei vincitori della Coppa Italia, è arrivata ora pure
l'assurda ed incomprensibile decisione di riservare una fetta consistente dell'incasso alla Lazio, lasciando alla Juventus gli avanzi (se ce ne saranno) di quanto rimarrà nel trogolo in cui, ovviamente, anche la Lega vuole ingordamente infilare il muso.
Tutto questo in base all'indimostrata teoria secondo la quale dalla decisione di non giocare in Cina, in mancanza di accordo, sarebbe derivato per la Lazio un danno,
come se per regolamento dal fatto di aver guadagnato il diritto di giocare la Supercoppa, derivasse per i partecipanti anche il diritto ad un incasso minimo da presenza. Quest'ultima osservazione, sollevata anche dalla stessa Juventus, non è stata minimamente presa in considerazione e non poteva essere diversamente, in una Lega in cui c'è chi fa il bello e il cattivo tempo (avendo un evidente conflitto di interesse) e in cui, in una decisione che la riguarda direttamente, la Juventus non ha avuto nessuna voce in capitolo, semplicemente perché esclusa a priori da giochi di potere.
Si annunciano ricorsi, frase che (purtroppo) abbiamo già sentito più volte con esiti ad oggi sconfortanti.
In attesa di sviluppi,
a qualcuno viene già il sospetto che, di fronte ad una Juventus sulla carta sempre più forte, agli altri non rimanga che procedere a forza di sgambetti. Attendiamoci una lunga estate.
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