Dicono di lui che viene da Fort Apache. Ma non è così che si è procurato la fama di bad boy, anche se su quella cicatrice si è fantasticato un poco. Che non fosse un ragazzo come tutti Carlos Alberto Martínez Tévez lo ha dimostrato a 13 anni, passando dagli All Boys (la prima squadra nella quale ha militato a livello agonistico) al Boca Juniors e prendendosi la maglia che era stata del Pibe de Oro.
2003/2004 - Vince con il Boca: Campionato argentino di Apertura, Coppa Libertadores, Coppa Intercontinentale, Copa Sudamericana. Si aggiudica il Balón de Oro come Calciatore sudamericano dell'anno.
2004/2005 - Passa al Corinthians per 20 milioni di dollari e sono polemiche coi tifosi perché indossa la maglia di Capitano, però vince il Campionato brasiliano e il terzo Balón de Oro.
2006 - Insieme con Mascherano approda in Premier League, passando per la porta di servizio del West Ham.
10 agosto 2007 – Una stella cade a Manchester. Sponda United. E’ subito doppietta: Campionato (14 gol/34 presenze) e Champions League (5 gol).
2008/2009 – Lo United vince campionato e Mondiale per club, tuttavia si materializza l’incubo di Carlito, spesso costretto a subentrare senza essere schierato fin dall’inizio.
13 luglio 2009 – Mancester, sponda City. Viene introdotto alla corte di Mancini per 30 milioni di euro. Doppietta ai Red Devils, dito medio di Gary Neville e mani dietro alle orecchie di Tevez. A proposito di bravi ragazzi. Ma la stagione è d’oro, perché sono doppiette e triplette per un totale di 29 reti di cui 23 in campionato. Mancini gli consegna la fascia di capitano.
L’11 aprile 2001 Tevez si fa male alla coscia contro il Liverpool e rimane fermo un mese. Nonostante l’infortunio è capocannoniere con Berbatov avendo messo a segno 24 reti di cui 21 in campionato.
27 settembre 2011. Vince col Manchester City il suo terzo campionato inglese, ma l’idillio con Mancini finisce quando lo chiama in campo durante il secondo tempo del match di CL contro il Bayern Monaco e lui si rifiuta di entrare. Resterà in tribuna fino al 21 marzo 2012, schierato in campionato contro il Chelsea.
Nazionale -
Nel 2004 gli Albicelesti conquistano l'Oro Olimpico ad Atene e Tevez è capocannoniere con 8 reti. Nel 2006 l'Argentina va a casa dopo tre partite, eliminata dalla Germania ai calci di rigore per l'accesso ai quarti di finale. Nel 2010 la Selección è agli ordini di Maradona, che come tutti sanno suole baciare i suoi giocatori prima e dopo ogni partita. Le telecamere inquadrano Tevez che si rifiuta di scambiare il gesto affettuoso per non aver gradito la sostituzione all'80' contro la Corea del Sud (
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Risale al
17 luglio 2011 la sua ultima apparizione in nazionale. Entrato all'87' contro l'Uruguay, sbaglia dal dischetto mandando in semifinale gli avversari in Coppa America. Scatenata la concorrenza: Messi, Aguero, Palacio, Lavezzi e Higuain.
Il
26 giugno 2013 Tevez firma un contratto triennale con la Juventus.
Scrive Repubblica: "L'approdo di Tevez in Serie A, visti i tempi che corrono, è una bella botta di vita per il calcio italiano, ma soprattutto un gran colpo messo a segno dalla Signora, che con 12 milioni si è rifatta l'attacco, acquisendo, oltre all'argentino, il centravanti spagnolo Fernando Llorente a costo zero... Tevez ha tutto quello che serviva a Conte: grandi doti tecniche, rapidità di esecuzione, esperienza internazionale, carisma, personalità e duttilità. Ha fame di riscatto, sete di vittorie e la giusta dose di cattiveria, imprescindibile per entrare nelle grazie del tecnico bicampione d'Italia". (
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Timothy Ormezzano per Repubblica Dario Pelizzari per Il Sole24Ore: "Il tecnico della Juventus aveva bisogno di un giocatore polivalente, che potesse giocare come prima o seconda punta e pure come esterno, in caso di necessità. L'Apache risponde in pieno alle caratteristiche. Corre più di quanto dicano le cronache, ha il dribbling nel sangue, quando è senza palla si muove come una trottola, e calcia in direzione della porta con una precisione da killer. Come dire, è un numero uno..." (
Link).
Queste notizie facilmente reperibili sul web ho raccolto perché penso che prima di privare chicchessia della possibilità di giocarsi le sue carte sarebbe bene acquisire un bagaglio di dati sufficienti e riflettere. E invece ho visto in giro cose che voi umani non potete immaginare.
Tevez è un numero 10. Lo ha detto John Elkann ai microfoni di SKY e se lo sa pure lui la cosa è assodata. La definizione di top player invece ognuno la cuce sui suoi sogni. Letteralmente sarebbe un giocatore di vertice. Ai vertici delle classifiche Tevez ha imparato a starci da solo e con i compagni di club.
Il numero 10 è entrato nel mito per le sue caratteristiche difficilmente inquadrabili e per lo spirito fortemente contrassegnato dalla personalità dei campioni ai quali è stato assegnato. Giocatori in grado di fare la differenza sul campo. Spesso funamboli dai piedi straordinari, capaci coi loro gesti atletici di alterare le leggi della fisica e della balistica. Uomini dotati di carisma. In grado di smuovere gli animi dei tifosi e il business legato a una squadra di calcio.
Non è possibile che una squadra rimanga senza numero 10. Che manchi il Sivori, il Platini, il Baggio, il Del Piero di turno. Così come non deve restare orfana del suo numero 1, che sia Sentimenti IV, Zoff, Tacconi o Buffon. O priva del numero 6, si tratti di Scirea o Pogba. E così via per tutti gli altri. Ognuno a suo modo.
Queste sono le istruzioni per l'uso del tifo destinate ai supporters. A chi almeno si troverà d'accordo. A me è sembrato di capire che Tevez sia arrivato con un bagaglio di intenzioni e rivalse da dimostrare sul campo. Lasci perdere le chiacchiere tanto care al bar dello sport, che in Italia gode dell'appoggio di troppi pennivendoli rosa e di una moltitudine di frequentatori che da tempo hanno smarrito le chiavi per entrare nel tempio del Calcio e calpestarne la sacra erba.
"Ho un cuore che non molla mai...". "Il sogno non diventerà realtà da solo: dobbiamo corrergli dietro, adesso". Dal film "Carlito's Way" di Brian De Palma (1993).
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