Terminata l’avventura degli azzurrini nell’Europeo di categoria con il secondo posto dietro la Spagna, è tempo per i poltronati dello Sport, di rilasciare le solite dichiarazioni di rito.
Il buon
Abete sempre in prima linea quando si paventa il rischio di vincere qualcosa, ha così parlato:
”Dobbiamo stimolare l’utilizzo di questi giocatori anche a livello internazionale, siamo secondi, dietro la Spagna che sta facendo cose straordinarie. Ovviamente non possiamo imporre delle regole a livello di club, possiamo stimolarli a valorizzare i giovani. La Spagna ha investito nel settore giovanile più di noi, la differenza chiaramente la fa anche la qualità dei singoli: hanno dei giocatori che sono già da nazionale maggiore".Sono dichiarazioni che come al solito non saranno seguite dai fatti;
ricalcano il modo tutto italiano di demandare agli altri aspettando soltanto l’occasione per coglierne i frutti. La totalità delle squadre italiane versa in condizioni critiche e molto più spesso, nelle piccole realtà, i giovani promettenti sono venduti per garantirsi la sopravvivenza. Anche le grandi società, costrette a vincere per mantenere uno status importante anche a livello europeo, non rischiano di compromettere qualche risultato per lanciare giovani promettenti. In tutto questo, come sempre, la Figc è inerme e le uniche risorse disponibili, immobilizzate da una legge non in linea con i canoni europei, sono quelle derivanti dai proventi tv.
Altre dichiarazioni al peperoncino sono quelle di
Petrucci che ha di recente affermato:
"Capisco lo sfogo del presidente Toti perché ha investito, sono dodici anni che investe e non è facile in una piazza come Roma. Ma l'esasperazione non paga, c'è un limite a tutto. Vorrei la moviola dietro a certi dirigenti per cui a ogni fischio arbitrale c'è un reclamo. Possibile che quando la propria squadra perde hanno colpa gli arbitri e quando vince il merito, è dei giocatori e dell'allenatore? No! Si deve avere un'etica e una cultura sapendo che si può anche perdere. Ci sono delle regole e devono essere rispettate".Il solito esempio di come si può cambiare idea al cambiar del vento. Da Presidente del Coni non ha mai rivolto le stesse parole ad esempio a Moratti, che pure a ogni sconfitta si dichiarava vittima di un complotto. Non le ha mai rivolte a quei dirigenti che rivendicavano per mesi un torto arbitrale, attraverso l’uso dei media, quale unica causa dei loro fallimenti. Una situazione paradossale che spalleggiata (anziché combattuta) dalle alte cariche sportive, ha finito per generare un clima di caccia alle streghe in cui la vittima predestinata è stata la Juventus. Non lo dimentichiamo.
E’ sconvolgente pensare come personaggi che dovrebbero rappresentare un esempio per il ruolo che occupano e i tifosi che raggiungono,
si prestino a dichiarazioni che in base alla convenienza del momento, smentiscono le precedenti. Fino a qualche anno fa chi investiva nel calcio era salvato dalla giustizia sportiva con abbuoni per pene più o meno gravi (
“non si può mandare in B chi investe così nel calcio” cit!), oggi è scomodo che chi investe polemizzi. Fino a qualche anno fa, chi accusava di complottismo un intero sistema finiva per essere premiato con uno scudetto a tavolino con tanto di feste e cotillon per i commensali, oggi l’invito sembra essere quello a un comportamento etico e al rispetto delle regole
Ma le regole quali sono? Sarebbe un buon inizio sapere che esistono e che sono per tutti uguali …Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 25 – 27 giugno 2013

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