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Attualità di P. CICCONOFRI del 05/07/2013 08:27:23
Una Lega dalla scarsa organizzazione

 

Avventura in Brasile conclusa e primi bilanci da commentare. Scopriamo, infatti, che nelle casse federali sarebbe entrato un milione e mezzo di euro e ne sarebbero usciti due milioni. Rientra quindi con una bella perdita l’avventura in Confederetion Cup della nazionale maggiore e la Figc incamera un altro bel risultato negativo di gestione.

Come da tradizione, non mancano le dichiarazioni di rito delle massime cariche del calcio italiano. Ad Abete“piacerebbe vedere i presidenti delle squadre di serie A più coinvolti nei confronti della nazionale”, aggiunge che “Sarebbe bello vedere anche qualche presidente partecipare di più alle nostre partite”. La Nazionale è patrimonio di tutti e un proprietario di un club deve essere contento se un giocatore va in nazionale e soprattutto fa bene in azzurro". Dichiarazioni cui fa eco quelle di Albertini: "Questa Confederations Cup ha lasciato capire che conoscere in maniera preventiva lo stato di forma dei calciatori ed eventualmente programmare il recupero di alcuni ragazzi potrebbe essere molto importante in futuro. In questo senso però dovremo fare degli accordi con le società per poter fare queste verifiche in tempo utile".
Tanti buoni propositi, tante belle parole, ma quello che manca è il passaggio decisivo, quello cioè che preveda organizzazione e programmazione. Oramai ogni aspetto del nostro calcio, che contempla una visione su larga scala degli impegni e delle operazioni utili a far crescere il nostro sport nazionale, finisce per mettere in luce solo tanti limiti. Lo abbiamo appena visto con il passivo rimediato con la partecipazione alla Confederetion Cup; lo vediamo con la gestione degli stadi e ancor di più con il controllo delle risorse necessarie per il rinnovamento delle infrastrutture sportive. Un calcio sempre più legato alle zavorre degli interessi di parte, dove l’inciucio sembra essere l’unico vero stimolo che lega la politica sportiva. Basta vedere il pasticcio concernente la finale di Supercoppa Italiana, dove la Lega calcio, non è stata capace di garantire in tempo utile un’organizzazione composta dell’evento.

Lega calcio che lo scorso anno aveva mostrato i propri limiti nella gestione dello stadio Is Arenas che ad oggi, nonostante plurimi interventi, non è ancora agibile. In entrambi i casi, sia per la nuova struttura del Cagliari, sia per la questione legata alla Supercoppa, i problemi sono nati, forse, dalla scarsa organizzazione della Lega. Nel primo caso non ha svolto gli opportuni controlli, chiudendo entrambi gli occhi fin quando il problema non è stato più evitabile, tanto da portare alla chiusura della struttura e all’arresto di Cellino; nel secondo caso disattendendo il problema, noto da marzo a seguito di una segnalazione della Juventus, fino a quando non è deflagrato con le richieste di Lotito. In entrambi i casi bastava far rispettare il regolamento, ma si è finito per favorire altri interessi a quelli che avrebbero mostrato serietà e terzietà della Lega calcio.
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina e guarda caso, chi ne ha tratto vantaggio è legato da cariche in Lega. Cellino, consigliere, almeno fin quando è stato possibile, ha goduto della gestione in deroga di una struttura non agibile; Lotito, anch’esso consigliere federale, solo per un caso ne siamo certi, ha visto accolta la sua richiesta con massima soddisfazione.

Se spostiamo l’attenzione alla gestione della giustizia sportiva, si capisce ancora meglio cosa significa “approssimazione”. Nessuna traccia delle fantomatiche riforme promesse da qualche tempo dal Presidente della Figc e dal Presidente del Coni, ma molti convegni organizzati sull’argomento. Palchi dai quali gli esimi vertici delle istituzioni lanciano le loro promesse che ad oggi sono rimaste parole. Anche perché, diciamolo chiaramente, è meglio poter controllare che dover far rispettare….

Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 26 - 4 luglio 2013


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