Il calcioscommesse è tornato ad occupare spazio nelle cronache sportive dell’estate, tra un colpo di mercato e l’altro, è iniziato il processo sportivo relativo al filone
Bari-Bis.
L’aspetto che ci preme sottolineare è il solito uso dei due pesi e due misure della giustizia sportiva, dove l’attore protagonista indiscusso rimane il procuratore Stefano Palazzi.
Aveva stupito il mancato deferimento per
Andrea Ranocchia, un’assoluzione anticipata ed anomala se paragonata ad altri casi simili anche all’interno dello stesso filone, dove la giustificazione proposta dalla giustizia sportiva vale solo per lui. Situazione che ha portato i legali degli altri accusati a sollevare perplessità tanto da spingere Palazzi ad una precisazione durante la sua requisitoria, dove ha affermato:
"Ranocchia non è stato deferito perchè ho ritenuto non sufficientemente riscontrate le chiamate in correità". “Non potevano non sapere” e quindi soggetti a richieste di pena, Gazzi, Barreto, Donda, Marchese e Ladino, in quanto
"erano giovani ma titolari".E’ qui che nascono le contestazioni delle altre difese perché
"Anche Ranocchia era titolare" e quindi la denuncia di un
trattamento impari per casi simili. Ci sono altre osservazioni da fare. Gazzi, con un
inedito contraddittorio, in merito a Bari-Treviso, confessa e conferma di aver sentito
“parlare di contatti avvenuti con Caputo e con altre squadre si accennava a situazioni. Me ne andai. Guberti mi chiese perché non mi volevo macchiare, poi l'sms di Stellini che voleva conoscere le mie intenzioni... E trovai un computer nello spogliatoio, mi dissero che poteva essere un regalo". A chiusura del dibattimento, escludendo la collaborazione (ricercata con forza dal giocatore), Palazzi ha chiesto 3 mesi, 10 giorni e 40 mila euro. Nove mesi di squalifica sono stati invece chiesti per Barreto, accusato di omessa denuncia che poi ha patteggiato 3 mesi, 10 giorni e 10 mila.
Gazzi, Barreto e Ranocchia erano i
«giovani» della squadra, con nessun peso nello spogliatoio, avrebbero saputo della combine senza essere d’accordo, senza prendere soldi (le accuse: Gazzi e Barreto sarebbero stati ricompensati con un computer, Ranocchia con dei soldi poi girati a Iacovelli), ma anche senza denunciare.
Singolare notare come per un reo confesso come Gazzi, la pena proposta da Palazzi è inferiore a quella richiesta per Conte (all’iniziale patteggiamento per 200.000 € di multa e 3 mesi di qualifica; ipotesi ritenuta “non congrua”dalla disciplinare, Palazzi riformulò l’accusa con richiesta di una pena di 1 anno e 3 mesi di squalifica)
Il vero potere è quello della
discrezionalità che, ieri come oggi è in mano a Palazzi ed ha chi lo sponsorizza. E’ lui ad essere l’ago della bilancia con giudizi misurati con chissà quali parametri.
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