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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 17/07/2013 08:27:27
Tronchetti : un cd che vale due anni

 

Ennesima puntata della telenovela scaturita dagli spionaggi illegali che avevano luogo in seno alla Telecom sotto la presidenza di Marco Tronchetti Provera.

Filone Telecom Brasil
. Il caso, lo abbiamo ripetuto più volte, riguarda la ricettazione di un cd dell’agenzia investigativa Kroll, che nel 2004, ai tempi della guerra di spie condotta per l’acquisizione di Telecom Brasil lavorava per conto di alcuni fondi di investimento brasiliani. Era in corso un’azione di spionaggio diretta contro lo stesso Tronchetti Provera, che il Tiger Team riuscì a sventare con una brillante operazione di hackeraggio narrata, per chi volesse saperne di più, per filo e per segno nel libro di A. Pompili “Le tigri di Telecom”.
Come nella migliore tradizione delle spy-story vi fu probabilmente il voltafaccia lautamente retribuito di un dipendente di Kroll e il cd finì dall’altra parte della barricata. In che modo? Naturalmente in forma anonima, nonostante l’accusa rivendichi una riunione nella quale Tavaroli avrebbe messo al corrente l’allora presidente di Telecom della non liceità della fonte.

Tronchetti Provera ha sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti, ma la Telecom del ritornato Bernabé gli ha chiesto sei milioni di risarcimento per i danni patrimoniali all’immagine. E non è tutto. Tra le parti civili si sono schierati anche gli avversari di un tempo, cioè i presunti spioni brasiliani, il finanziere Daniel Dantas, il Banco Opportunity e l’ex ad di Brasil Telecom, Carla Cico, che addirittura rivendica un risarcimento di 1.850.000 euro per essere stata coinvolta in una bufera mediatica e giudiziaria che l’avrebbe moralmente destituita dal podio ambito delle 100 donne più potenti del mondo.
Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha chiesto per Marco Tronchetti Provera due anni e il pagamento di una multa di 5000 euro.

Nel corso della difesa, l’avvocato Roberto Rampioni ha chiesto invece l’assoluzione per l’ex presidente di Telecom perché il fatto non sussiste, o in via subordinata, perché non costituisce reato. Puntando il dito ancora una volta contro Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom, definito teste ambiguo e inattendibile. La sentenza è stata rinviata al 17 luglio.
Non sappiamo chi riuscirà stavolta a convincere i giudici di cosa. L’altalena di giudizi scaturita dai procedimenti legati alle vicende del processo Telecom è stata fino a oggi foriera dei più contrastanti epiloghi.

In primo grado la giudice Mariolina Panasiti diede di Tronchetti Provera più o meno la stessa definizione oggi appioppata dall’avvocato Rampioni a Tavaroli, in secondo egli fu scagionato. Tuttavia sì preoccupò di patteggiare 7 milioni di euro per le responsabilità dei vertici dell’azienda, non in grado di tutelarla dalle vicende di spionaggio.
Quanto all’ex capo della security, è stato condannato a febbraio insieme con gli esponenti del Tiger Team, che fautori di un sistema nuovo e fortemente informatizzato, sono sembrati a volte non conoscere nemmeno l’abc del bravo hacker e finire nella trappola investigativa come ingenui topolini nel formaggio.
Dietro l’affaire Telecom si celano verità troppo scomode. Che la nazione ha trincerato dietro la ragion di stato con il IV governo Berlusconi. E che Marco Bernardini, a lungo ritenuto la gola profonda del processo Telecom, ex agente a contratto del SISDE e titolare dell’agenzia investigativa Global che conduceva inchieste parallele a quelle della Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani, avrebbe distrutto nei roghi della cosiddetta “Operazione Pira”, in una cava adibita dalla polizia per l’esplosione in sicurezza di ordigni provenienti dalla seconda guerra mondiale presso Malpensa (Link). Ma soprattutto perché, come ricordano i capponi di manzoniana memoria, quando si finisce con un cappio al collo, la prima cosa che si tende a fare è beccarsi con il vicino, invece di pensare a fare fronte comune per incastrare chi ha stretto quel nodo scorsoio.

Andando a rimestare nella storia dell’inchiesta Telecom condotta dagli inquirenti e dalla magistratura si scopre che tra la security di stampo tradizionale di Tavaroli e quella informatizzata di Ghioni non correva buon sangue. Si incappa nel doloroso caso di Adamo Bove, precipitato da un cavalcavia a Napoli in piena calciopoli, il 21 luglio del 2006 e responsabile non solo della security governance di Telecom, ma soprattutto del sistema Radar, quello che la signora Caterina Plateo ha collegato nelle dichiarazioni rese nell’ambito del processo Telecom agli spionaggi effettuati nel mondo del calcio.
Sarebbe stato Adamo Bove a riferire a Tavaroli di un’acquisizione illegale di elenchi di utenti fatta da Vodafone ai danni di Telecom, che avrebbe originato l’operazione spionistica Vodkared, una di quelle attribuite al Tiger Team. Successivamente Adamo Bove avrebbe fatto allontanare da Telecom Ghioni, che riferendo ai magistrati del sistema Radar per vendetta nei suoi confronti, avrebbe in qualche modo messo in moto un meccanismo che firmava la sua condanna a morte. Bove aveva collaborato con la procura di Milano per il caso del rapimento dell'imam Abu Omar, legato all’attività di Mancini, n 2 del SISMI, che dapprima ritenuto dalla Corte di Cassazione non processabile per via del segreto di Stato insieme con il n. 1 Pollari, è stato invece in febbraio condannato a 9 anni, mentre il secondo a 10.
Una settimana dopo la scomparsa, Bove avrebbe dovuto incontrare i pubblici ministeri milanesi sulle intercettazioni e le possibili schedature degli utenti Telecom. Una documentazione che comprendeva il “dossier Como”, del quale Moratti ebbe a dire a Sabelli Fioretti e a Beccantini in due interviste risalenti al settembre del 2006 che “qualcuno si offrì di farlo”.
Questo qualcuno era Tavaroli. Su di lui troneggiava Tronchetti Provera, il re, come lo ha definito A. Pompili nel suo libro, colui che tutto voleva conoscere dell’avversario nell’imminenza degli incontri d’affari, dei consigli di amministrazione, di ogni episodio della gestione della sua immagine e dei suoi interessi.
Un’abitudine che gli ha preso la mano, in considerazione della portata delle attività di spionaggio illegale documentate. Ricordiamo che il processo Telecom ha disposto risarcimenti tra gli altri al PD come ex DS e al giornalista Mucchetti del Corriere della Sera, al centro di uno degli episodi di hackeraggio più celebri, ai danni di RCS. Un’attività che non ha risparmiato nessuno e che non dovrebbe far dormire sonni quieti al solo ricordare che al Tiger Team fu affidata la sperimentazione di scrutinio elettronico del voto nelle elezioni del 2006 (Link! ), che videro la coalizione “L’Unione” di centrosinistra facente capo a Prodi prevalere per un esiguo margine di 24.000 voti alla Camera e 500.000 al Senato e furono caratterizzate da un numero sorprendentemente basso di schede nulle per gli standard nazionali (LInk ).

Una passione che ha distrutto molte vite e compromesso il corso normale della storia per molte persone, ma che a Tronchetti Provera potrebbe costare al massimo 7 milioni di euro e spiccioli. A meno che due anni non riescano finalmente a fare breccia nel muro di gomma che lo ha isolato fino a oggi da ogni responsabilità.

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