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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di P. CICCONOFRI del 18/07/2013 14:37:19
Cartellini e simulazioni figli della cultura

 

Il nostro calcio è primo nella speciale classifica delle polemiche, simulazioni e cattiveria. Un record che racconta come il nostro sport nazionale sia diventato nevrotico e ipercritico in ogni aspetto. La cartina tornasole è riassunta in questi dati: la media dei falli in Italia è molto alta: 30.62 contro 22,53 della Premier League; 28,45 della Liga; 28,39 della Lige 1 di Francia e 31.57 della Bundesliga. In aumento le ammonizioni per falli di gioco dell’8% e del 66% quelle per comportamento non regolamentare. Italiani nel pallone specialisti in simulazione: 0,23 a partita contro lo 0,01 della Premier League, lo 0,09 della Liga, lo 0,06 della Ligue 1 lo 0,07 della Bundesliga. Rimane più alto anche il numero di rigori concessi, ben 132 in serie A contro gli 83 concessi in Bundesliga e gli 86 in Premier. Le espulsioni in totale sono state 123 (contro le 52 della Premier) con un aumento di quelle per somma di ammonizione e una leggere diminuzione (1%) di quelle dirette. 74 le espulsioni dalla panchina.

Sull’argomento è intervento anche il redivivo Abete con la solita paternale, fine a se stessa, invitando i protagonisti del nostro calcio ad abbassare i toni, mettendo in rapporto la dialettica accesa con la questione comportamentale che ha visto nella stagione appena conclusa un’escalation di polemiche: “bisogna migliorare da parte di tutti la qualità dei comportamenti. I trend testimoniano che c’è minore correttezza sul versante dei comportamenti, perché il livello sanzionatorio è cresciuto in tutte le categorie professionistiche".
Non abbiamo certo scoperto oggi l’infinita coda di polemiche che sempre più è diventata negli anni la vera protagonista delle giornate di campionato made in Italy. D’altra parte quando gli organi preposti al rispetto delle regole si distinguono per l’uso costante di due pesi e due misure, con norme interpretabili secondo chi ci si trova a giudicare, e sanzioni comminate per sedare il comune sentimento popolare e non per far rispettare in modo unanime e super partes le norme e i regolamenti che pur ci sono, non deve meravigliarci il crescere di questa realtà.

Calciopoli è stato poi lo spartiacque che ha certificato come la polemica paga. Dopo anni in cui l’Inter lamentava, di essere vittima di complotti, pur nella realtà macchiandosi di presunti reati (prescritti), ha finito per vedersi assegnato uno scudetto a tavolino dopo essere arrivata terza in campionato. Ancora oggi, gli strascichi delle contestazioni post partita per presunti errori arbitrali occupano l’80% dello spazio dei vari format dedicati al calcio dove, la presunta compensazione futura è l’obiettivo primario che spinge a portare all’infinto le proprie lamentale.
Manca inoltre l’educazione sportiva, esaltata in negativo dalle condanne mediatiche che variano al variare del colore della maglia dei dei diversi protagonisti di episodi di cronaca sportiva. Succede, infatti, che nelle prime pagine goliardicamente viene mostrato Zeman che firma autografi su maglia con la scritta “Juve ti odio”, o assistere - come di recente - all’esibizione del patron del Napoli mentre canta con i propri supporters “chi non salta è juventino”, come se ci fosse bisogno di rinfocolare un sentimento che ha causato un vero e proprio assalto ai giocatori bianconeri nell’ultima trasferta al San Paolo. Vediamo poi, in controtendenza, la stampa accanirsi contro Antonio Conte, reo di aver esultato per una rete che stava avvicinando la Juventus alla conquista del suo secondo scudetto consecutivo. Il campanilismo mediatico sposta l’ago della bilancia supportando anche gli eccessi della critica che non educa ma distrugge ancora più …

Possiamo anche ricordare che la Commissione disciplinare nazionale, solo di recente, ha comminato due mesi di inibizione e un'ammenda di 10mila euro a Pietro Lo Monaco, all'epoca dei fatti ad del Catania, per aver impedito ad un giornalista della 'Gazzetta dello Sport' l'accesso in tribuna e in sala stampa tra il luglio 2007 e il maggio 2008. Non c’è che dire, decisione tempestiva.


Alla base dei molti problemi che attanaglia il calcio c’è la mancanza dell’educazione allo sport. Tutti si sentono autorizzati a tenere un comportamento eccessivo nella speranza che il cameratismo degli organi di giustizia sportiva porti a delle sanzioni minime e dove, comunque, il tornaconto vale il rischio cui si va incontro.
La soluzione ci sarebbe: basterebbe, infatti, inasprire le pene in modo equo anche se il problema fondamentale è proprio la mancanza di equità delle istituzioni sportive che a vario titolo non disdegnano nemmeno pubblicamente di mostrarsi di parte.

Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 28 - 18 luglio 2013


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