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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 20/07/2013 08:11:43
Barça. Che numeri!

 

Lo scorso 11 Luglio Superquark ha mandato in onda un servizio nel quale erano sintetizzati segreti, ragioni e numeri del fenomeno Barcellona (LInk ). Tuttavia, pur costituendo i Blaugrana l’ossatura della Spagna detentrice sia del titolo di Campione del mondo che d’Europa e potendo vantare tra i suoi talenti non solo fuoriclasse spagnoli, essendo sia Messi che il neo acquisto Neymar provenienti da oltreoceano, dire che si tratta della squadra più vincente negli ultimi anni del calcio internazionale potrebbe essere addirittura riduttivo.

Il Barcellona basa le sue fortune, secondo Superquark, su 3 caratteristiche peculiari difficilmente riconoscibili presso altri club.

1) Anzitutto non è di proprietà di alcun magnate o grande imprenditore, né di un qualsivoglia gruppo finanziario e nemmeno, come è nel caso particolare della Juventus, può dire di poter raccontare la sua storia nel solco più grande scritto da una famiglia importante come quella degli Agnelli. Il Barcellona appartiene a 170.000 persone, che danno vita a un azionariato popolare che lo governa e ne dirige le sorti democraticamente attraverso dei rappresentanti.

2) La squadra si alimenta sotto il profilo schiettamente sportivo e atletico per mezzo della “cantera”, ovvero il vivaio. Con una cura che non è solo dovuta a pulsioni romantiche, ma che come spiega il giovane presidente Sandro Rosell ha dei costi precisi, che gravitano intorno ai 15 milioni di euro all’anno. Una cifra salata, ritagliata dai 500 milioni di euro circa del volume di affari che fa perno sulle attività della società e che è di tre volte superiore a quello medio di una squadra italiana. L’investimento sulla cantera è dunque molto elevato e proteso a partorire almeno ogni paio di stagioni un calciatore dalle potenzialità altissime, il cui costo si aggirerebbe su quello di un qualunque giovane campione da scovare con la normale attività dei talent scout. Ma dal valore ben superiore ai 30 milioni di euro accreditati per l’impresa, in virtù proprio delle pulsioni suddette e del senso di appartenenza che per i catalani significa in modo speciale avere una marcia in più.

3) Il Barça non è solo calcio. Anche qui interviene il presidente Rosell e mette quasi paura quando afferma che potendo investire solo nell’attività agonistica legata al pallone la squadra sarebbe ancora più competitiva, ma che la decisione spetta ai componenti l’azionariato popolare, che invece desiderano allargare il sostegno ad altri sport, quali il basket e la pallamano.

Il Barça è promotore anche di almeno altre tre iniziative molto interessanti.

• Lo stadio. Non è solo il luogo dove si gioca. Chi scrive lo scorso anno ha fatto parte del milione e mezzo di persone che ogni anno lo vanno a vedere, ponendolo al terzo posto tra i musei più visitati di tutta la Spagna. Il Camp Nou è in realtà un luogo da vivere e nel quale trascorrere del tempo in simbiosi con la squadra. E’ aperto tutti i giorni e ci si può non solo visitare il suggestivo museo a dimensione multimediale che custodisce tutti i trofei e la storia del team, ma anche mangiare e ovviamente fare compere.
• Ogni iniziativa del Barça è protesa ad autoalimentare la società per farla crescere, escluse le attività di beneficenza, che si avvalgono della partecipazione spontanea dei calciatori che vi devolvono parte dei loro stipendi e del contributo di Shakira, affettivamente legata alla squadra, evidentemente, oltre che a Piqué. In questo modo i Blaugrana riescono a garantire una migliore qualità della vita a 300.000 bambini sudamericani, senza obbligarli a giocare un giorno a pallone per loro.
• Pur essendo la squadra catalana per eccellenza, il Barcellona può vantare una tifoseria sterminata e non compresa soltanto entro i confini spagnoli, che muove un’onda di passione entusiasmante da tutte le parti del pianeta e con essa un fiume di risorse economiche.

Fin qui le notizie elargite da Superquark intorno a quello che Piero Angela ha definito un ecosistema perfetto. Il prestigioso conduttore nonché ottimo jazzista non è Milena Gabanelli e la sua trasmissione trova da sempre i suoi motivi di esistere nella divulgazione scientifica piuttosto che nel giornalismo di denuncia. Tuttavia non avremmo disdegnato qualche suggerimento meno tiepido della fredda comparazione dei numeri. Con le motivazioni e le peculiarità che hanno fatto del Barcellona il mito che è nero su bianco, provate a trovare le differenze e le similitudini con il calcio nostrano e a riflettere su che cosa lo rende uguale o diverso dalle altre big italiane.
Per quanto mi riguarda mi piace l’enigmistica e il giochino l’ho fatto sotto l’ombrellone. C’era nel 2006 un dirigente sportivo in Italia che aveva pensato a come sviluppare per la Juventus un piano economico che le consentisse di autogestirsi, per diventare sempre più forte, sempre più grande. Illustrò quel piano, che comprendeva la costruzione di uno stadio, il primo d’aprile in un’intervista a Maurizio Crosetti per Repubblica /Link). Si chiamava Antonio Giraudo. Un mese dopo scoppiava calciopoli. La storia continuatela voi, che io ve l’ho raccontata fin troppe volte. Due cose però; devo dire sull’epilogo. Quando la Juventus fu condannata e riemerse dall’inferno della serie B fu creato qualcosa che qualcuno ha accostato a un embrionale esperimento di azionariato popolare: un tesseramento con il quale ancora oggi la società; ti dice che la Juventus sei tu e diventi uno Juventusmember.
L’unica squadra italiana che oggi sia in grado di accogliere tifosi e visitatori in uno stadio; che rappresenta una struttura all’avanguardia da vivere in simbiosi con il suo spirito e i suoi calciatori, in un’area che comprende anche un museo multimediale che in forma interattiva offre la sua storia, i suoi cimeli e i suoi trofei è la Juventus.
Piaccia o non piaccia calciopoli ha rallentato, ostacolato, ridimensionato il corso della storia, ma non lo ha modificato. Un tale ragionamento non può; essere però una scusa affinchè i responsabili non paghino e non siano estromessi dalla possibilità di ritornare a ordire le loro trame e i loro misfatti insieme con coloro i quali dalle sfere più alte lo hanno consentito.

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