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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 31/07/2013 08:17:20
L’Inter di Thohir. 350 milioni di cartone

 

Quando fu scoperchiato l’affare dei passaporti falsi e si scoprì che l’Inter c’era dentro fino al collo, si narra che Franco Ordine scrisse sul Giornale che l’ex presidente della FIGC Franco Carraro aveva detto che non si poteva mandare in serie B la squadra di un presidente che aveva investito 600 milioni di euro nel calcio senza vincere nulla. Quel presidente era Massimo Moratti. Quella squadra l’Inter. Con le mani nella marmellata erano stati beccati Oriali e Recoba, che si erano fatti aiutare dal ribaltatore di professione Baldini, che aveva per l’occasione intercettato un faccendiere in Sudamerica dal nome tedesco (Barend Krausz), a costruire per l’uruguaiano un albero genealogico che comprendesse italiche origini. In piena calciopoli, il 25 maggio del 2006, i due interisti patteggiarono per l’illecito, nonché reato penale conclamato e riconosciuto, mica elaborato ad hoc come si usava allora in federazione per altri che quelle somme esose non destinavano al pallone, sei mesi di reclusione poi convertiti in una multa all’incirca di 24 mila euro.

Sollecitato dai numeri, anche il Sole 24Ore (Link ) si mise a fare i conti in tasca al principe degli onesti e realizzò che era vero, al mecenate della SARAS (Link ), che intanto giochicchiava pure in borsa per rifarsi delle spese ("La società petrolifera Saras sarebbe stata collocata in Borsa ad un valore superiore a quello reale per ripianare i debiti dell'Inter", scrisse Repubblica), nonché dei Vampeta e delle tante altre meteorine raccolte sul sentiero nerazzurro di cartone, il titolo 2004/2005, relativo a uno scudetto regolarmente vinto sul campo dalla Juventus in un campionato che non è risultato alterato né per la giustizia sportiva né per quella ordinaria, era costato mezzo miliardo di euro.

Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti. 7 anni di passione che hanno visto la storia del calcio italiana colmare il buco temporale che si era aperto nel 2006 con il ritorno alle abitudini consolidate: la squadra bianconera in cima alla classifica, le nuove avversarie che fuori dal terreno di gioco ripetono stancamente i soliti ritornelli (vedere il neo acquisto della serie A Squinzi (LInk ), quelle vecchie che cercano di riorganizzare le trame alle quali calciopoli aveva tolto un senso passando dai ristoranti di Meani agli alberghi di lusso di Taormina (Link).

Il tutto al netto di almeno altre due considerazioni che rimangono da fare. La prima è che hai voglia a ricondurre a cupole, cupolette e cupoloni i meriti degli scudetti, alla fine, se vai a guardare coloro che li hanno vinti sul campo, ti accorgi che certi nomi di calciatori passati per la società nerazzurra e rossonera con scarsa gloria, cattiva gestione degli eventuali acciacchi e infortuni, licenziamento anzi tempo quando il calciatore ancora molto aveva da dimostrare in termini di carriera, nella Juventus hanno ritrovato personalità, freschezza e voglia di vincere. Davids, Cannavaro, Pirlo. Tanto per fare qualche esempio facile facile. La seconda è che soffermandosi a guardare da fuori la situazione delle società della Lega di serie A italiana si direbbe che la vera beneficiaria di calciopoli sia stata la Juventus.

Detesto pensarlo ancora prima di scriverlo. Ma è la società bianconera quella che ha vinto gli ultimi due scudetti e soprattutto è l’unica a vantare uno stadio nuovo e moderno, in sintonia con i tempi e il suo spirito vincente, di proprietà. Realizzato senza contare su aiuti pubblici e senza chiedere un soldo a nessuno. Pur venendo dal periodo più buio della sua storia, la Juventus è ancora una volta in Italia la più accreditata a scrivere la storia.

Le altre hanno apparentemente gettato al vento un vantaggio enorme, piovuto loro addosso dal cielo. Anzitutto l’Inter, che spergiura per bocca del suo presidente e dei tanti tifosi ai quali piace ficcare la testa sotto la sabbia, di aver vinto meritatamente 5 scudetti e una CL. Poi il Milan, che uno a uno ha perso i suoi pezzi migliori e reinventa classifiche avulse secondo le fantasie di Galliani, al quale piacerebbe persino di far iniziare e finire i campionati quando la sua squadra ne fa di più (punti) e ne prende di più (rigori).
Nel calderone pure la Roma, che ha dilapidato l'effetto Spalletti impelagandosi un’altra volta con Baldini e di conseguenza con l’allenatore più bravo del mondo. Vecchi progetti che con Moggi o senza Moggi non hanno mai dato i frutti agognati. A traino il furbo Lotito, che è riuscito a buttare nell’occhio del ciclone persino Antonio Conte per prendersi un anno di tempo prima di mettere le carte del calcio scommesse in tavola e non ultimo De Lurentiis, che con l’aiuto delle solita grancassa mediatica sta cercando di far digerire ai suoi la perdita di Cavani, mettendo su qualcosa che se stavolta gli riesce di non trasformare nella solita sceneggiata napoletana, magari gli funziona pure. A sua insaputa.

E mentre rinasce il sospetto che la Juve è sempre la Juve perché malgrado tutto ha raccolto l’eredità della Triade, che non era fatta di bilanci falsi e truccati, l’Inter ha dato forfait persino al TIM, certificando nemmeno troppo metaforicamente che un’era è finita. E si è posta in (s)vendita. Come ci racconta Repubblica (Link ), l’ex mecenate è distrutto dal dolore e dai debiti, che ammontano a 300 milioni e hanno subito un ulteriore disavanzo di 80 nell’ultimo anno. Non rimane altro da fare che affidarsi al magnate indonesiano, che avrebbe in animo “come primo obiettivo quello di far conoscere il marchio Inter ai quattro angoli del mondo”.

Signor Thohir, prenda esempio dal suo interlocutore in affari. Lo faccia lei stavolta. Prima di firmare qualunque accordo, sguinzagli qualche 007. Prenda informazioni. Se necessario, ricorra a qualche inter-cettazione. Ben vengano capitali esteri in questo paese fradicio e imputridito da falsi mecenati. Ma in guardia. L’Inter porta in dote una truffa di nome calciopoli e una fama, anche quella, di cartone.
Uomo avvisato, mezzo salvato.

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