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Attualità di G. FIORITO del 31/07/2013 11:40:02
Anno 0. Auguri, Mister Conte

 

44 anni. L’età giusta per ripartire. Conte lo fa, con la sua naturale predisposizione ad essere leader. Il tentativo di esasperare un poco i toni ci sta tutto nel gioco delle attese e dei rimpianti per la stagione che si sta aprendo sotto ottimi auspici, ma è un gioco dialettico, che Gazzetta rosa (LInk) e Repubblica (Link) provano a fare ben sapendo che Conte non si tira mai indietro.

Sarebbe l’anno 0 quello che la Juve si appresta a vivere sotto la sua guida e se non lo conoscessimo bene rischieremmo di credere che deve godersela un mondo a prendere in giro i suoi intervistatori. Antonio è fatto così. Lui senza entusiasmo non ci sta proprio a lavorare. Così ha superato quella che a tanti sarebbe piaciuto commentare come “la crisetta” di primavera con la Juve. Lui la Juve la voleva e si capiva da tanto quando tre stagioni fa ha rilevato il corpo smorto e agonizzante sopravvissuto a calciopoli e con 3 innesti (Vucinic, Pirlo, Lichtsteiner) gli ha ridato vitalità raggiungendo il traguardo della Terza Stella senza perdere una partita e riconfermandosi l’anno successivo.
Un exploit che come Conte sottolinea è sembrato persino più facile e ovvio di quanto non fosse, essendosi trovata la squadra bianconera ai nastri di partenza con l’Inter del Triplete, il Milan dei Campioni e quel Napoli del Trio delle meraviglie (Hamsik, Lavezzi, Cavani) che al soldo di De Laurentiis e sotto le direttive di Mazzarri sembra aver dato corpo a nient’altro che a un’incompiuta.

Ci prova Repubblica a far passare le ammissioni di Conte sotto un presunto dente avvelenato, ma a pensarci bene e a fare i conti in tasca ai chiacchieroni di turno, dei quali Mazzarri e Guardiola sono solo la punta dell’iceberg, si capisce bene che non è per niente coi soldi che il Mister bianconero ha vinto la sua scommessa.
L’ha vinta perché ha saputo dare ai suoi il giusto mix e shakerare il piano tattico con la tecnica e il carattere, aggiustando con l’umiltà che nel calcio sono in troppi a disconoscere. Soprattutto guardando al futuro, perché per diventare grandi c’è bisogno di crescere. Lo dimostra l’Inter di Moratti, arenatasi esausta sullo scoglio dei successi troppo pervicacemente agognati anche fuori dal campo, su una distesa di debiti che la sta sommergendo come una marea.
Ritemprato dalle delizie della luna di miele e rinvigorito dai nuovi acquisti (Tevez e Llorente), trovati volenterosi all’opera in queste prime settimane di lavoro, Conte non vuol sentir parlare di appagamento e riparte da zero. Concedendo con troppa condiscendenza un po’ di fiato a coloro che dovranno aggiungere agli impegni di club quelli in azzurro.

Ammetto che se fossi in lui lo direi chiaro e tondo a Buffon su quale carta intestata ha firmato il contratto e mi farei confessare a quattr’occhi le sue intenzioni. E’ da parecchio tempo che il n. 1 non ha occhi che per la nazionale. Ma non è detto che Conte non lo abbia già fatto.
E chi in rosa e non sussurrano storie già viste. Revival di sette sorelle. Considerazioni sulle alleanze e le correnti scatenate dentro la Lega. Di vero sembra esserci che il calcio italiano sta lavorando per alzare l’asticella e riprendersi dalle incompetenze varie e assortite di una federazione che ha lottato con le unghie e con i denti per difendere chi al calcio italiano non ha dato nulla. Negli anni di dominio nerazzurro abbiamo assistito non solo al depauperarsi della nazionale, perché l’Inter, in ossequio al suo statuto morale coltiva solo talenti stranieri (si chiama Internazionale perché nacque da una costola del Milan in grazia di una parte dei dirigenti che la volevano a composizione extraitaliana), ma soprattutto del ranking europeo, causato da una Juve declassata in B e dalle altre squadre vittime di sprechi e bilanci truccati.

All’orizzonte si rivedono riedizioni di sfide che mancavano al campionato. Conte chiama a raccolta Inter e Milan, oltre alla Juve, che in qualità di più titolate hanno l’obbligo di giocarselo, ma sa che Napoli e Fiorentina, Roma e Lazio non staranno a guardare.
Antonio lo sa che c’è più gloria nelle vittorie ad armi pari. Leali. Senza risparmio di energie. Senza scorciatoie e tavolini. Anche in salita, come è sembrato prospettare il calendario della stagione 2013/2014, subito in corsa tra campionato e CL.

Con la maturità di chi a 44 anni ha scelto di scrivere la Storia.


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