''Rivedere i contributi alla Figc? Gli organi direttivi del Coni hanno tutte le titolarità di fare le loro valutazioni. La prospettiva è quella di far crescere tutto lo sport italiano e il calcio ha un ruolo fondamentale''. Parole e musica di Giancarlo Abete.
Facile parlare, più difficile da mettere in pratica. C’è una prospettiva che è quella della crescita e una realtà da non dimenticare:
come crescere se a capo delle istituzioni sportive rimangono operative le stesse figure che hanno distrutto il calcio? Può essere considerata – ad esempio - come una crescita la recente ed ennesima condanna a Preziosi? Il presidente del Genoa,
Enrico Preziosi, è stato condannato a un anno e sei mesi dal Tribunale di Genova, per il mancato versamento dell’Iva, pari a circa 8 milioni, per l’esercizio 2011 della società rossoblu. I giudici hanno inflitto un anno anche all’amministratore delegato del club, Alessandro Zarbano. E’ stato annunciato il ricorso in appello.
E il costante accavallarsi di
scandali gestiti alla meno peggio dalla giustizia domestica può aiutare questa crescita? Perché non possiamo non considerare come la
tempestività di alcune decisioni e il dilatarsi dei tempi per altre, influisce, non solo nell’immediatezza dei risultati sul campo, ma anche in un generale deprezzamento di un movimento sportivo che, con il suo indotto, ha un ruolo fondamentale anche nell’economia del nostro Paese.
La recente gestione del calcioscommesse si è trasformata dalla lotta al crimine a un’arma per gestire gli equilibri del campionato. Basta confrontare la gestione Mauri a quella di Conte e vedere come la giustizia sportiva ha permesso, da un lato, a un giocare sul cui capo pendono accuse pesanti, di poter disputare un’intera stagione calcistica senza arrecare nessun problema agli equilibri della squadra. Situazione diversa quella di Conte e della Juventus, con un ambiente destabilizzato e privato del suo ispiratore per 4 mesi, in un clima di cospirazione e accuse degne del terzo mondo. La conclusione?
L’inchiesta sportiva non ha raggiunto l’obiettivo di minare il malaffare, ma ha solo fornito qualche nome da dare in pasto al popolino per alimentare chiacchiere da bar. Per avere la conferma del fallimento, basta leggere le molte assoluzioni o le pene esigue che sono state comminate ai tesserati deferiti, quelli per cui la procura aveva ipotizzato illeciti sportivi…
Sorprende come nessuno dei rappresentati delle istituzioni sportive abbia in qualche modo affrontato il problema. L’Aic – ad esempio - di cui è presidente
Tommasi, perché non ha preso posizione per difendere quei calciatori vittime della giustizia sportiva che per qualche mese sono stati ingiustamente allontanati dal campo, rischiando in tal modo di compromettere la loro carriera, per poi vedersi assolti dagli stessi tribunali sportivi? Perché non ha alzato la voce per chiedere un maggiore rispetto e più certezze prima di esporre al pubblico ludibrio i tesserati che rappresenta? Perché l’AIAC con il suo Presidente
Ulivieri non hanno fatto altrettanto per quei tecnici finiti nel calderone delle scommesse per errore?
Tutti hanno semplicemente evitato il problema, non ne hanno parlato se non quando tirati per la giacchetta, rilasciando qualche frase di circostanza. Un comportamento il loro che, unito agli scarsi risultati della giustizia sportiva, porta alla perdita di credibilità delle vari istituzioni che a vario titolo rappresentano il nostro sport nazionale.
Come possono questi dirigenti avviare un cambiamento dopo aver dimostrato di non essere nemmeno capaci di mostrarsi super partes ma di voler salvaguardare solo i loro privilegi? Ritornando all’argomento di apertura, perché Abete proprio ora dichiara di voler rilanciare il calcio ricordando la sua importanza nell’ambito dello sport italiano? Forse per i 64 milioni di contributi che il Coni deve decidere se riassegnare allo sport nazionale?
Commenta l'articolo sul nostro forum!Pubblicato da Professione Calcio: ANNO 5 - N° 29 - 25 luglio 2013
