Alle 19:42 di giorno 1 agosto 2013 i giudici della sezione feriale della Cassazione presieduta da Antonio Esposito, nell’ambito del processo Mediaset, hanno confermato la condanna a quattro anni di reclusione per il presidente del Milan. Tre anni coperti da indulto, l'anno residuo da scontare ai domiciliari o con l'affidamento ai servizi sociali. Annullata la sentenza limitatamente alla pena accessoria, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, in merito alla quale è stato disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Milano per la rideterminazione.
Passano un paio d’ore e il presidente del Milan fa circolare un video nel quale riconferma le sue vecchie
convinzioni e battaglie contro la magistratura o la parte politicizzata di essa. Nell’alveo della dimensione politica che le sue vicende personali hanno assunto nell’ultimo ventennio di storia italiana.
Il delicatissimo punto nevralgico del
conflitto di interessi e di competenze del quale Berlusconi rappresenta nel nostro paese il picco più alto trova un nervo scoperto nel gioco delle competenze e nel braccio di ferro tra politica e magistratura. Ovvio che fin dalla prima ora partisse anche una riflessione che interessa quella parte di sportivi e tifosi che in questi anni è stata suo malgrado coinvolta non solo emotivamente nelle vicende di calciopoli, che qualcuno continua ad accostare a quelle di Berlusconi.
Si è parlato di
garantismo e tifoseria. Un tempo si sarebbe detto dignità, tutela dei diritti della persona, ma anche partigianeria. L’ottimo Giuseppe Pollicelli ha bacchettato la fronda di tifosi juventini che poco amando la figura politica del presidente del Milan hanno espresso apprezzamento per la condanna.
La domanda che circola è: Berlusconi come Moggi? Il presidente del Milan ha detto nel video citato che dopo aver profuso 20 anni di impegno per la nazione, l’Italia lo ha mal ripagato. Moggi potrebbe dire lo stesso? Fatte le dovute proporzioni, sì. E’ stata la Juventus “in pratica” l’artefice della vittoria e della finale dei mondiali del 2006, con 17 rappresentanti in campo tra coloro che tra le finaliste Italia e Francia avevano giocato o lo avrebbero fatto per la Signora. Grazie alla collaborazione tra la Triade di Moggi, Giraudo e Bettega e, detto in senso lato, gli Agnelli, nel 2006 la Juventus era il calcio nel mondo. Ma Moggi è stato condannato sia dalla giustizia sportiva che dalla giustizia ordinaria, pur non essendo ancora passata in giudicato la condanna.
C’è un particolare che sfugge sempre e fa da cartina al tornasole a queste vicende e alle potenziali considerazioni che ne scaturiscono. Nel 2007, un anno dopo calciopoli, passò nel silenzio il processo sportivo per i
falsi in bilancio, che la procura federale si era guardata bene dal celebrare prima che la giustizia ordinaria avesse espresso il verdetto. Nel frattempo la politica si era premurata di fornire regole nuove per tirare fuori il calcio italiano dal baratro, quello vero, non rappresentato dalla serie B subita per illecito strutturato (cioè inventato), ma da bilanci falsi e conti gonfiati a base di lifting applicati alla finanza cosiddetta creativa.
Il
decreto salvacalcio, del 19 agosto 2003, ha salvato l’Inter per 319 milioni, il Milan per 242 milioni, la Roma per una cifra stimata di 234 milioni, la Lazio per 213 milioni, il Parma per 180 milioni, la Juve per 0 (zero) centesimi. Nel novembre 2009 la Triade di Moggi, Giraudo e Bettega fu assolta “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di doping amministrativo.
Secondo il pm Nocerino l’Inter non sarebbe stata in regola con i parametri finanziari per iscriversi al campionato 2005/2006, quello di cartone per intenderci. Giorno 1 luglio 2007 il CGS fu rivisitato e corretto introducendo un paio di articoli a beneficio di pentiti e soggetti che intendevano collaborare. Nel giugno 2008, Inter, Milan e Sampdoria patteggiarono davanti alla Disciplinare una sanzione con ammenda per la violazione dell’art. 8 comma 1, dove si dice che “costituiscono illecito amministrativo la mancata produzione, l’alterazione o la falsificazione materiale e ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti....”. Genoa, Regina e Udinese ebbero riconosciuta l’aggravante “plusvalenze fittizie finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle reali per ottenere l’iscrizione al campionato” (stagioni 2003-2004, 2004-2005 e 2005-2006), art. 8, comma 4, che comprende la sanzione minima prevista di 1 o più punti di penalizzazione in classifica.
Durante calciopoli
il Milan fu coinvolto non meno della Juventus, ma la doppia carica di vicepresidente vicario e presidente di Lega scagionò Galliani, che ebbe modo di “scaricare” su Meani le responsabilità della scuderia Milan.
Nel corso del processo di calciopoli di Napoli Auricchio mostrò tra le altre tante distrazioni e incongruenze
l’incapacità a ricondurre il Milan a Mediaset. Coerentemente con il ruolo di accentratore che si è scelto, si può forse affermare che il presidente del Milan sia stato non solo moralmente uno dei principali artefici della trasformazione del calcio spettacolo in spettacolo del calcio, grazie ai suoi acquisti senza badare a spese, ai suoi elicotteri e al suo impero mediatico.
Io non ricordo il presidente del Milan né i suoi accoliti, più volte raccolti in manifestazioni a stracciarsi le vesti davanti ai tribunali, aver
speso una parola o alzato un dito per affermare pubblicamente che si stava in qualche modo arrecando danno a Luciano Moggi. Da parte dei media, che hanno proseguito per anni un vile dileggio non supportato da prove, e da parte degli inquirenti e della magistratura, che si sono arrogati il diritto di selezionare (vedi intercettazioni coi baffi) e inquinare (vedi il video scomparso e le immagini taroccate dei sorteggi truccati e il computer di Tavaroli trasferito in via In Selci a Roma dal processo Telecom di Milano) le prove. Ricordiamo anche che tra i nomi dei giudici che hanno avuto parte attiva in calciopoli figurano quelli di Saverio Borrelli (superprocuratore federale della FIGC commissariata da Guido Rossi) e di Ilda Boccassini, collegato al modello 45 che custodisce i segreti di Nucini, Facchetti e Moratti.
L’equazione Berlusconi=Moggi trova forse dei termini di raffronto e paragone, ma a volerla fare è necessario evidenziare i molteplici e significativi distinguo.
Anche perché la vita continua, e il calcio pure. C’è già chi, Moggi radiato, parla di moggismo, mentre all’ombra dell’Etna si stende la longa manus di convergenze di ben altri interessi e interessati.
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