Manca poco al triplice fischio della finale di Supercoppa, quando
dalla curva laziale si levano fischi e "buu", ogniqualvolta a toccare il pallone è uno juventino di colore. Stavolta, a dimostrare il proprio razzismo non sono quattro gatti, come a Busto Arsizio, quando i tifosi della Pro Patria si guadagnarono gli "onori" della cronaca facendo perdere le staffe a Boateng e scatenando la giusta indignazione di tutta Italia: a Roma, il baccano anti-nero-juventino è tanto forte da sovrastare i cori di gioia dei tifosi della Signora, in procinto di alzare l'ennesimo trofeo e non può lasciare nessuno indifferente.
Eppure, per qualche minuto
i cronisti Rai sembrano non accorgersene. Poi, uno dei due azzarda: "Pare che il pubblico ce l'abbia con Pogba". Ma la situazione è tanto imbarazzante quanto evidente e così l'altro è costretto a correggerlo: "Ce l'hanno anche con Asamoah", dimenticando di citare Vidal e Ogbonna, che ricevono lo stesso trattamento dal nutrito gruppo di vigliacchi che nasconde la propria frustrazione dietro al razzismo.
I cronisti assicurano che sta per essere diffuso il
consueto messaggio attraverso gli altoparlanti, ma probabilmente gli uomini del Coni (che gestisce l'Olimpico) sono intenti a mangiare l'abbacchio e non hanno tempo per interrompere la cena. Il messaggio verrà poi letto con grande ritardo, giusto in tempo per mettere alla prova i nervi dei giocatori juventini, che si confermeranno grandi uomini, oltre a grandi calciatori, rimanendo calmi fino al triplice fischio.
Purtroppo, l'episodio di Roma non è una novità: l'ignoranza e la stupidità di tanti tifosi sono sempre ben evidenti in tante situazioni. Quel che non torna è invece la
reazione dei mass-media: se può essere parzialmente comprensibile l'imbarazzo di chi commenta in diretta certi episodi, non è tollerabile la censura operata dai giornali in edicola il giorno successivo. Perché quando gli insulti sono riservati a Boateng o Balotelli, si scatena il putiferio, mentre se a ricevere lo stesso trattamento sono Pogba e Ogbonna, non assistiamo alla consueta levata di scudi antirazzisti? Non si era detto che in caso di cori o ululati razzisti l'arbitro avrebbe dovuto sospendere l'incontro? E allora perché nessuno stigmatizza il comportamento di Rocchi, che si è tappato le orecchie e ha tirato dritto fino al 90' (anzi, un po' meno, giusto per non assegnare un rigore alla Juve...)? E perché nessuno chiede spiegazioni al Coni in merito al clamoroso ritardo con cui è stato diffuso il messaggio attraverso gli altoparlanti dello stadio?
Non vorremmo che la giusta causa antirazzista venga enfatizzata non tanto secondo il colore della pelle, come buon senso vorrebbe, ma in base alla maglietta indossata. Fosse così, quale tipo di messaggio starebbe dando il mondo calcistico?
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