Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 27/08/2013 13:39:25
Uomini e topi. 500 giorni in testa al campionato

 

Il 7 aprile 2012 due reti di Bonucci e Quagliarella stesero il Palermo e consentirono il sorpasso sul Milan alla Juventus di Conte che si preparava a vincere il primo scudetto post-calciopoli. Da quel giorno la squadra bianconera ha portato a due campionati e a due Supercoppe Italiane il bottino, rimanendo in testa al campionato di calcio di serie A ininterrottamente (Link: Serie A - Juventus: un primato che dura da 500 giorni ). Una condizione che le si addice.
Traiamo da wikipedia alcuni dei record che appartengono ai bianconeri, che sono, ma questo è fin troppo facile dedurlo, i calciatori che hanno conquistato più titoli e realizzato più punti in patria: "Nel 2012 la squadra bianconera stabilì il record di punti nel campionato di massima serie in un anno solare: 94, a cavallo tra le stagioni 2011-12 e 2012-13 (rapporto di 2,35 punti di media a partita). La squadra torinese detiene la più lunga permanenza in vetta al massimo campionato italiano, sia per numero di giorni che per il numero di turni complessivi di Serie A (76 giornate consecutive dal 11 settembre 2004 al 14 maggio 2006). La Juventus è inoltre una delle uniche due squadre ad aver vinto un campionato italiano di Serie A senza subire una sola sconfitta. Nella stagione 2011-12, la prima sotto la conduzione tecnica di Antonio Conte, la squadra bianconera stabilì il record nazionale d'imbattibilità stagionale nel torneo (38 incontri ripartiti in 23 vittorie e 15 pareggi), segnando 68 reti e subendone solamente 20". Per chi voglia prolungare il godimento o il rosicamento, poiché la realtà si lascia sempre osservare da punti di vista differenti e con differeneti emozioni, il link è questo: Click.

Tuttavia c'è in entrambe queste condizioni spazio per un retrogusto che stride rabbiosamente o malinconicamente con il generale senso di benessere o malessere che coglie tanto chi la Terza Stella, come voleva l'Avvocato, l'ha messa prima che gli altri indossassero la seconda, quanto chi rimane a guardare, come disse Conte, senza scrivere la storia o piuttosto autografando la sua parte più vergognosa.
Quando discese negli inferi della serie B la Juventus era in testa al campionato da 76 giornate e veniva da due scudetti vinti consecutivamente. Un parallelismo impressionante con la squadra di oggi, che rispetto a quella di Capello presenta potenzialità uguali eppure diverse. Se la Triade aveva allestito per il friulano che avrebbe in seguito guidato compagini dello stampo del Real Madrid e della nazionale inglese, là dove il calcio trova storicamente la sua ragione di essere, una potente armata che riscopriva impreviste debolezze in Europa, l'agile battaglione assemblato da Conte e Marotta sembra avere dalla sua il pregio di una giovinezza ancora acerba e tutta da inventare in una maturità ancora solo intravista. E' solo la mia impressione, ma mentre lo squadrone di Capello suonava un'opera compiuta, consapevole della sua forza e delle sue virtù, vi sono nella Juventus di adesso una vitalità e una genialità che fanno riassaporare il significato del termine latino voluto dai suoi fondatori su quella panchina di fronte a un liceo torinese.
Tornata in cima, appollaiata di nuovo sul ramo più alto nelle usate vesti di regina del calcio italiano, la Juventus lancia la sfida a un campionato che promette le credenziali per alzare l'asticella della qualità e del ranking.

Il 7 aprile 2012 Buffon e compagni si lasciavano alle spalle il Milan di Thiago Silva e Ibrahimovic, la prima squadra a contrastare il dominio nerazzurro procurato da calciopoli e inaugurato dal cartone. Niente a che vedere con i dati pervenuti alla prima del campionato 2013/2014, che hanno visto ai nastri di partenza le milanesi spogliate dal blasone di tempi più recenti. Se l'Inter ha salutato Stankovich ancora nel nome di quel discusso triplete che rimarrà nella sua storia come il figlio del più grande imbroglio della storia del calcio, invocando a gran voce il ritorno di Eto'o per rinverdire parzialmente i suoi (ne)fasti sotto la guida di Mazzarri, il Milan si è sgonfiato di gloria e pretese, punzecchiato dalla doppietta di Toni, che ha messo in luce qualcosa di più dei soliti affanni di una preparazione presuntuosamente da Champions. Che tuttavia fu il suo premio all'indomani delle pene scampate di calciopoli.

Quella che forse passerà alla storia come l'ultima domenica di Moratti a "pieni poteri" ha decretato la fine di un mito costruito al telefono con intercettazioni illegali prescritte e sancito a tavolino con la firma dell'incompetenza della Federazione. Un fallimento su tutta la linea, ancora una volta rimarcato da ulteriori 500 (uno più uno meno) milioni di euro di debiti accumulati dal principe degli onesti. Proprio come nel 2006, quando Carraro disse che non poteva mandarlo in B per lo scandalo del passaporto falso di Recoba dopo che aveva speso una tal cifra senza vincere niente.

Oggi nuove forze spingono per la vittoria. Lo sfondo è come sempre bianconero. Le altre grandi del campionato hanno colori diversi. L'azzurro di Higuain, al quale vanno gli auguri di una pronta guarigione dallo scivolone di Capri, sfuma nel viola di Gomez, fermatosi "al palo". E' solo l'inizio, ma ottimamente giocato dal piede dell'Apache, sollecitato dai tentacoli del giovane Pogba, ultimo eroe di un mito scritto nel nome Juventus.

Anche il destino di Moratti si è accartocciato nel suo nome. A San Siro Panorama ha sorpreso un "ratto" vero (Link: topi a San Siro), immortalandolo in una serie di foto che hanno fatto il giro del web e calcando la mano sulla pessima organizzazione di una struttura sportiva che nel 2016 pretende di ospitare la finale di CL.
A conti fatti qualcuno dovrebbe domandarsi se calciopoli è valsa la pena.

Facendo derivare il titolo da una poesia dello scrittore scozzese settecentesco Robert Burns, John Steinbeck pubblicò nel 1937 il romanzo "Uomini e topi", sicuramente animato da una forza e un coraggio struggenti nel contemplare le azioni umane e i loro esiti controversi. Scrisse Claudio Gorlier: "I versi di Burns da cui il titolo è ricavato accennano ai piani architettati da uomini e da topi che spesso sortiscono cattivo esito, e invece della gioia promessa recano null'altro che dolore e sofferenza".

Commenta l'articolo sul nostro forum!
 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our