“Dai un pesce ad un uomo che ha fame e lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare e lo sfamerai per la vita intera” . Alzi la mano chi non ha mai sentito questo saggio adagio... tutte le mani giù? Lo immaginavo.
Questa frase mi è venuta in mente ieri sera quando ho sentito la notizia del passaggio del turno del Milan ai Preliminari di CL; nei giorni scorsi, infatti, la mia pagina Facebook straripava di link alle più diverse pagine e testate online nei quali si dipingevano le dirigenze di Juve e Napoli, nonché i rispettivi tifosi, intenti a tifare PSV come l'ultrà più sfegatato non solamente per campanilismo calcistico, ma anche e soprattutto in funzione economica.
L'immenso porcello (no, non Porcellum, quello è un'altra cosa) di terracotta della CL dispensa infatti notevoli elargizioni pecuniarie non soltanto alle singole squadre in funzione delle vittorie e dei passaggi del turno, ma anche un “quid” (un notevole quid) alle diverse nazioni partecipanti, che deve poi essere diviso fra le singole squadre di quella nazione.
A questo punto, come in un film pulp che si rispetti, è facile immaginare Andrea Agnelli, e De Laurentiis in Tuxedo e sigaro che, davanti al malloppo da spartirsi, pensano: “...è meglio dividere in due piuttosto che in tre...” guardando entrambi di sottecchi a Galliani che, distratto, conta una mazzetta di verdoni.
Così non è stato, e la Juve, complice una giornata di grazia di Boateng, ha dovuto dire addio alla prospettiva di guadagnare 10 milioni circa di Euro in più di quanto invece percepirà, e lo stesso per quanto riguarda la squadra del Ciuccio (a meno che la Federazione trovi qualche accordo togliendo i soldi alla Juventus e destinandoli a De Laurentiis per il mancato incasso, Supercoppa docet...)
Dispiaciuto? No, niente affatto.
Visto che abbiamo iniziato coi proverbi, forse i più avrebbero preferito “l'uovo oggi” piuttosto che la famosa “gallina domani”, tradotto incassare i dieci milioni per destinarli a qualche acquisto immediato. Oltre ovviamente al piacere di sfottere amici e conoscenti Milanisti, s'intende.
Personalmente, però, io la vedo in modo diverso.
Ok, abbiamo i 10 milioni. E ci compriamo... Nainggolan? O Marquinho? Per carità, bravi giocatori, tra loro e il sottoscritto la differenza nel trattare la pelota c'è e si vede tutta. Ma non stiamo parlando di Messi e Bale. Francamente mi sembra (ma questa è una vecchia storia) che qualsiasi giocatore che venga accostato anche lontanamente alla Juventus subisca una sopravvalutazione come una leggenda urbana racconta che avvenga ai prodotti ortofrutticoli nei paesini quando arrivano i turisti d'estate. A loro le pesche vanno a 5 Euro al chilo, ai paesani ottanta centesimi.
Si fa peccato a pensar male? Forse, ma come diceva quel tale, qualche volta ci si prende.
Non a caso quest'estate Marotta ha fatto su e giù dalla Spagna con sacchi di soldi per acquistare quel giocatore che, forse fan dei videogiochi di Zelda, ha pensato nei giorni scorsi di essere un Goron con tragicomici risultati, ricevendo risposte negative. Salvo poi vederlo svendere ad altri a prezzo non di saldo, ma di certo inferiore alle precedenti offerte.
Invece non abbiamo dieci milioni, ma abbiamo il Milan in CL; questo significa una terza squadra che fa punti per il famoso Ranking Uefa, e allo stesso tempo una terza squadra che fa felice i suoi ragionieri con incassi di denaro fresco.
Il che significa un piccolo, timido tentativo di risalire la china lungo la quale il calcio italiota è precipitato negli ultimi anni.
Perchè togliamoci la maschera, ragazzi. A tutti noi, almeno una volta, è passato in mente il pensiero “Massì, chisenefotte del Ranking Uefa e di tutto il resto. Siamo i più forti e continuando a vincere lo scudetto saremmo comunque sempre in CL!”.
Ecco, giusto.
Ma sbagliato.
Siamo e resteremmo sempre “i più forti e fighi del giardinetto”, e in quest'ottica limitata, non ci sarebbe nessuna motivazione per la Dirigenza a potenziare ulteriormente una squadra oggettivamente già attualmente forte, ma non fortissima. Continueremmo ad essere facilmente vasi di ferro in Italia, ma resteremmo fragili vasi di coccio appena superate Ventimiglia o il Monginevro, e dovremmo guardare ogni avversario come il babau cattivo che viene a darci un festival di schiaffoni (in senso calcistico).
Solo ed esclusivamente con una ricrescita del valore del Campionato Italiano ci può essere una vera e propria speranza di rivedere la Juventus che andava a testa alta al Bernabeu e al Nou Camp, che non tremava arrivando a Manchester o a Monaco ma che, anzi, provocava tremori agli avversari.
Lo dico sgombrando il campo da possibili equivoci: non c'è un briciolo del famoso “amor patrio” nel mio discorso, quel famoso “dovere di tifare per le italiane” tanto sbandierato da tutti tranne quando gioca la Juventus. Sono ipocrisie che lascio, appunto, a chi di ipocrisie si nutre.
Non c'è nulla di “Italiano” ma solo e solamente di “Darwiniano”. Solo scontrandosi ogni giorno con avversari sempre più forti il leone migliore diventa il “Leone Alfa”. O, nel caso, permettetemi, la Zebra.
E io voglio veder tornare quella Zebra a dominare non una piccola riserva con l'erba secca, percorsa da malnutrite iene e sciacalli. Ma a regnare sul Continente, al posto che le compete.
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