Biscardi dai palinsesti a calciopoliAmarcordA volte ritornano. Anzi non se ne sono mai andati. Anzi si sdoppiano come entità paranormali. Dopo essere entrati a far parte, piaccia o non piaccia, della storia della televisione, del costume e della vita degli italiani.
Erano i tempi del liceo quando le diatribe iniziate la domenica sera sui muretti del Piano di fronte alla Chiesa Madre del mio paese o durante le feste (riunioni nei garage e nelle case dei nonni a base di allestimenti con luci psichedeliche e giradischi) finivano il lunedì mattina a colpi di gesso sulla lavagna, per ricostruire le azioni più significative delle partite di calcio così come le avevamo apprese da 90' Minuto o dalla Domenica Sportiva. Poi arrivò Il processo del Lunedì e avemmo un'appendice succosa per riaprire i giochi e prolungarli all'infinito. Con il senno di poi mi sembra oggi che "Il processo del Lunedì" fosse già dentro di noi e Biscardi non abbia fatto altro che offrirgli una redditizia cornice imbellettata e uno spettro di azione assai più vasto.
"Il processo del lunedì" nacque nel 1980. Per qualcuno forse non significa niente, ma tanto per riannodare il filo che ha intrecciato indissolubilmente il calcio alla mia vita, dirò che per me fu l'anno del primo amore. 33 anni sono tanti. Ci sono dentro eventi storici e personali che si fissano nella memoria, ma pure il tedio di giorni tutti uguali, in modo che sui tanti entusiasmi può prevalere la stanchezza, la decadenza di cose che finisci per dimenticare che una volta furono anche fatte bene. Se mi chiedessero adesso di parlare dell'abusata trasmissione di Biscardi, a parte l'incipit romantico e malinconico che ho già scritto, mi resterebbero da dire solo due cose. Una è che da una quindicina di anni ho smesso di seguire quella caciara informe di idee, mancante delle più elementari norme della buona educazione e consistente in una baraonda di signori attempati capitanati da due eroi faziosi del tifo milanese, Tiziano Crudeli e Elio Corno, al guinzaglio di un alieno dalla lingua incomprensibile e dai capelli rossi. L'altra che i nomi di Biscardi e Baldas riaprono ancora vecchie ferite che il tempo non rimargina. Il calcio non lo puoi separare dalla vita. Nemmeno calciopoli, il cui gorgo ha inghiottito anche Il processo del Lunedì. Tra le accuse mosse a Luciano Moggi vi è stata anche quella di avvantaggiare la Juventus servendosi in modo illecito dei mezzi televisivi e della complicità dei giornalisti. Accusa rivelatasi, come tante, farlocca, ma che ha lasciato un segno indelebile dell'imbecillità diffusa e dei mezzucci dei quali calciopoli si è alimentata.
Telestoria del ProcessoLa trasmissione prese il titolo da un'osservazione di Gianni Rodari, il quale nella prefazione del libro di Biscardi "Il giornalismo sportivo in Italia" ebbe a scrivere che l'autore parlava di sport come si fa in un processo. Per fare un processo ci vogliono un'accusa e una difesa. Checché ne pensino Auricchio e Narducci, smisi di vedere Il processo del Lunedì perché sotto accusa mi pareva sempre la Juve e per di più senza diritto di difesa. Le prime edizioni furono presentate dall'indimenticato Enrico Ameri e da Marino Bartoletti. Biscardi rimase in regia fino al 1983. A far coppia coi conduttori numerose presenze femminili, con un'evoluzione non sempre attenta alla competenza sportiva, quanto "ovviamente"alla bellezza. Da Novella Calligaris a Marina Morgan, Jenny Tamburi, Paola Perissi, Vanna Brosio, Michela Rocco di Torrepadula, Maria Teresa Ruta e addirittura Mariella Scirea nell'ultima edizione targata Mamma Rai, AD 1992/1993. I primi dieci anni annoverarono presenze illustri: Adriano De Zan e numerosi ex calciatori. Menzione d'onore per José Altafini e per Giacinto Facchetti e Enrico Albertosi alla moviola. Persino musiche di Stelvio Cipriani e esibizioni di Gigi Proietti, per un target ancora sotto l'etichetta "tivù di qualità".
Durante l'edizione 1991/1992 la Fininvest si rese conto del successo del Processo del Lunedì e decise di prendersene una fetta, promuovendo (Auricchio, prendi nota) "L'Appello del Martedì" e prolungando di un altro giorno il piacere della disputa in primis con Maurizio Mosca, che sarebbe diventato ancora più divo dello stesso Biscardi e di gag in gag sarebbe arrivato a proporre bombe e pendolini. Nel cast le fidanzate di alcuni calciatori e opinionisti del calibro di Helenio Herrera, Giucas Casella, Franco Zeffirelli e l'inossidabile strenuo difensore dei colori bianconeri Giampiero Mughini.
Nel 1993 Il processo del lunedì cambiò emittente e nome, diventando Il processo di Biscardi e passando per TELE+2 e TMC a La7. Per la prima volta il format si sdoppiò, rimanendo in RAI col suo nome originale.
Nel 2006 Biscardi era su LA7 quando esplose il fenomeno calciopoli, che lo costrinse a dare il momentaneo addio a causa di una serie di intercettazioni che lo coinvolsero insieme con Fabio Baldas, Franco Melli e Lamberto Sposini nelle vicende di Moggi. Sotto accusa la patente a punti di Baldas, che temuta dagli arbitri, sarebbe stata pilotata dall'ex DS della Juventus. Nonostante la loro posizione venisse dichiarata penalmente irrilevante, Biscardi, Melli e Sposini patirono una sospensione temporanea dall'Ordine dei Giornalisti.
Già negli anni '90 Il processo e con esso Biscardi era finito nei guai, in seguito al malcontento dell'AIA (Associazione Italiana Arbitri), che lo aveva trascinato in tribunale e giudicato sportivamente diseducativo. Già allora il giudice aveva dato retta alla tesi difensiva, ritenendo "la credibilità oggettiva della trasmissione assai bassa". Chiacchiere da bar. Come ha sancito anche il processo di Napoli.
Il Processo del Lunedì deve gran parte del suo successo alla Supermoviola, o Moviolone, utilizzata dal 1998 e ulteriormente perfezionata a partire dal 2002. Si tratta di un sistema ricavato da una strumentazione di origine militare in grado di ricostruire gli episodi cruciali di una partita di calcio, basandosi su una simulazione virtuale di azioni reali che possono essere mostrate da punti di osservazione diversi da quelli offerti dalle telecamere presenti in campo.
Tra le primizie offerte dal Processo in un trentennio tante curiosità.
Nel corso della terza edizione Sandro Pertini rimase in collegamento dalla Selva di Val Gardena per tutta la trasmissione, improvvisandosi telecronista e raccontando in diretta le evoluzioni che facevano in suo onore gli alpini sulla neve.
Nel'edizione 1986/'87 Nando Martellini, pensionato come telecronista, curò i collegamenti esterni. Il Napoli vinse il suo primo scudetto e Diego Armando Maradona festeggiò in diretta con Ferlaino dalla città partenopea. Nel 1989 fu esibita in trasmissione la Coppa del Mondo di Calcio. L'edizione 1990/'91 salutò per l'ultima volta Paolo Valenti, in diretta telefonica a pochi giorni dalla scomparsa. L'ultima puntata del 2000 fu aperta da Maurizio Mosca con le parole: "Il campionato è falsato", dopo che la Lazio aveva vinto lo scudetto superando la Juve sconfitta nell'acquitrino di Perugia. L'edizione 2003/2004 si arricchì di un'ulteriore puntata il venerdì, con Maradona opinionista. Il 19 gennaio 2009 Berlusconi, azionista di maggioranza del Milan (Auricchio, ci sei?), diede in diretta la notizia che Kakà sarebbe rimasto in rossonero e non sarebbe passato al Manchester City, anche se non si trattò, come disse Biscardi, di un'esclusiva, poiché contemporaneamente anche SKY e Premium Calcio24 lo rendevano noto.
Per ogni edizione dei mondiali di calcio è stata allestita una parallela edizione denominata "Processo ai mondiali". Di grande successo soprattutto quella del 1990, che registrò 10 milioni di telespettatori e poté contare su opinionisti quali Gianni Brera e Zico.
Biscardi for everDai processi televisivi a quelli veri, come Il processo del Lunedì o Il processo di Biscardi, anche quest'anno avremo una doppia edizione. Il programma sportivo più longevo della televisione italiana (
Link ) sarà fruibile con Biscardi su T9 e visibile anche sul canale 828 di SKY.
Qualche malumore si sarebbe registrato secondo Repubblica in RAI (
Link ), in seguito alle scelte del laziale Mauro Mazza, direttore di Rai Sport fresco di nomina che intenderebbe rimettere a frutto i diritti sulla trasmissione affidandola, Lotito giubilante, al collega di tifo Enrico Varriale, mentre Paola Ferrari vorrebbe trasformare la Domenica Sportiva in una spensierata riedizione di "Quelli della notte". Qualcuno dovrebbe avvisarla che Fabio Fazio e Simona Ventura sono già oltre.
Se può succedere che i ricordi facciano male, si salvi chi può dal ritorno degli zombie.